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La Filumena di Liliana

Scritto da on 8 novembre 2016 – 10:28nessun commento

Ai ritratti Liliana Cavani è affezionata. Da Il portiere di notte a Francesco d’Assisi, da Galileo a Al di là del bene e del male, da I cannibali alla Manon Lescaut televisiva, la regista scruta da cinquant’anni esatti la storia con lo sguardo dei suoi protagonisti, noti e meno noti, fuori da luoghi comuni e tesi precostituite, rivelando possibili inediti punti di vista. Lo fa ancora una volta con questo nuovo ritratto di una delle eroine indiscusse del teatro, italiano e non solo, Filumena Marturano.

filumena-marturanoEduardo De Filippo ne aveva fatto l’icona dell’angoscia, delle ansie, della speranza di un popolo appena uscito dalla guerra, allegoria dell’Italia lacerata e depauperata anche moralmente, salda nella dignità e nella volontà di riscatto.

La storia è centrata sulla figura di Filumena, ex prostituta, e nella lotta (all’ultimo sangue) con Domenico Soriano, don Mimì, play boy un po’ attempato, abituato da sempre a passare tra una donna e un capriccio e l’altro, dal quale riesce prima a farsi sposare con uno stratagemma, poi, quando lui la lascia, a farsi accettare in casa insieme a suoi tre figli, mantenuti a lungo segreti. Un personaggio senza tempo, al centro di un meccanismo teatrale che scorre come un orologio, perfettamente in equilibrio tra dramma e commedia, messo più volte in scena in tutto il mondo.

Forse perchè Filumena è una donna vera, reale, istintiva e irruenta, astuta e testarda con il suo passato e le sue contraddizioni, e la capacità di combattere e sconfiggere le ipocrisie imperanti, di riscattare se stessa e riscattare i suoi figli.

Un testo che trovo stupendo, che si collega con un momento importante del nostro cinema, quello neorealista, che ha un’anima popolare, parla della gente che soffre, che fatica a riscattarsi. Un testo anche molto attuale. Come attualissime sono le interpretazioni che ne fecero Titina De Filippo a teatro e Sofia Loren nel film di Vittorio De Sica, spiega Cavani.
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Interpretato da Mariangela D’Abbraccio -che si confronta con interpretazioni passate alla storia, da Titina e la Loren a Pupella Maggio, Regina Bianchi, Mariangela Melato- e Geppi Gleijeses nei ruoli principali,  il dramma, che segna anche l’esordio di Liliana Cavani nella prosa, ha debuttato all’ultimo Festival dei Due Mondi di Spoleto con grande successo di pubblico e critica, e sta girando nei più grandi teatri italiani. Il 19 e 20 novembre prossimi approda al Teatro Auditorium Unical  dove, è facile prevedere, riscuoterà ancora applausi a scena aperta.

La stagione del TAU, non a caso intitolata Verso l’attore, prosegue fino a dicembre con due numi tutelari del nostro teatro, Emma Dante, e le sue Sorelle Macaluso, e il duo Rezza-Mastrella con Anelante.