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30 ottobre 2017 – 10:59 |

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La meta più ambita nel 2017? La Calabria del food&wine. Parola di New York Times

Scritto da on 5 gennaio 2017 – 12:46nessun commento

Ci sono decine e decine di luoghi da esplorare nel nostro piccolo pianeta. Anno dopo anno vengono stilate decine di liste delle mète più ambite su magazine e blog più o meno blasonati e siti specializzati. Da alcuni anni si è buttato nella mischia anche il prestigioso New York Times che stila una classifica di 52 posti imperdibili da Nord a Sud, sulla base dei suggerimenti dei suoi corrispondenti. Nel 2017, dopo il Canada, l’India e il Cile, tra mete battutissime come Maldive e

schermata-2017-01-05-alle-12-40-42e l’Andalusia, manco a dirlo, c’è la Calabria a rappresentare l’Italia. Dopo Milano e Torino, selezionate negli ultimi due anni, NYT sceglie dunque il Sud e il Mediterraneo come immagine identificativa del Bel Paese, privilegiandole alle più accreditate Roma e Toscana quanto a cibo e vino.

Danielle Pergament spiega che pur essendo nota per il peperoncino e il bergamotto, la Calabria si sta adeguando ai tempi e ai gusti di un pubblico sempre più internazionale ed esigente, puntando su cibi più leggeri,  sull’ agricoltura biologica e su vitigni autoctoni.

Un terzetto vincente, proposto dall’onda lunga di una nuova generazione di chef che, lo abbiamo scritto più volte, guarda alle tradizioni millenarie di questa terra, alla cucina mediterranea, ai prodotti a km.0 senza dimenticare le nuove tendenze del food. Il risultato: una nutrita pattuglia di chef stellati abituati a varcare le frontiere e a presentare in un menu internazionale prodotti totalmente made in Calabria e una raffica di premi alle nostre produzioni.

L’inviata del NYT cita tre noti ristoranti che operano nel crotonese e a Catanzaro, ricordando, ove ve ne fosse bisogno, che il legame tra buona cucina, turismo e cultura è sempschermata-2017-01-05-alle-12-42-54re vincente, soprattutto nella cornice di un’immagine ‘forte’ in tutto il mondo dell’Italia come Paese del food & wine d’autore e di un patrimonio identitario -soprattutto regionale- da preservare a qualsiasi costo, che attira ogni anno migliaia e migliaia di turisti. Una sempre più solida via di sviluppo per questa terra che passa dal nostro patrimonio d’arte e di saperi. Se ne sono accorti a New York. Aspettiamo che anche la politica locale faccia finalmente la sua parte.