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Mauthausen: l’avanguardia in azione, nella nuova mostra al MARCA di Catanzaro

Scritto da on 29 maggio 2014 – 17:54nessun commento

Antonio De Fabritiis, Antonino Martelli, Franco Ferlaino, Pino Pingitore, Pino Lavecchia, Franco Tolomeo, Paolo Pancari e Corrado Rotundo. Otto giovani temerari decisero di compiere quarant’anni fà a Catanzaro una piccola rivoluzione culturale, facendo dell’arte contemporanea uno strumento sociale e politico, ancor prima che estetico. Sono gli artisti del Gruppo Mauthasen, cui è dedicata Permanenze 1974-2014, la mostra curata da Alberto Fiz che inaugura la stagione 2014  del Museo MARCA, Via A. Turco, a Catanzaro, aperta dal 30 maggio fino al 30 giugno 2014.

 

_marcaLa mostra è un’occasione preziosa per rileggere una pagina dell’avanguardia artistica gli anni settanta rimasta a lungo nell’ombra, focus su un movimento formato, all’epoca, da docenti e allievi dell’Accademia di Belle Arti, uniti dall’esigenza “di trasformare la città in un centro propulsivo di aggregazione intorno all’arte, concepita come elemento di dibattito e di consapevolezza al di là di ogni forma retorica o accademica”.  Un Gruppo, spiega Alberto Fiz “in grado di proporre un messaggio fortemente provocatorio in una città che aveva passato indenne gli anni sessanta.”

 

In quest’occasione il MARCA propone, in un nuovo allestimento, La violenza oggi…un’ipotesi di pace, l’installazione del 1974 che ha fatto conoscere i Mauthausen a un pubblico più vasto, insieme a Permanenze, una nuova opera collettiva, realizzata appositamente per questo appuntamento, che unisce allo sguardo ideologica quello più introspettivo.

 

Le proposte alternative sulle quali si basa l’azione del gruppo, nascono da una analisi etico-politico-artistica, dell’ambiente in cui si opera. (…). La nostra azione è alternativa per un pubblico che non ha mai visto niente di diverso del ‘piccolo formato impressionista’. È alternativa ‘di sistema – di lavoro’ per tutti gli artisti catanzaresi che vorranno, e speriamo siano in molti, prendere coscienza della loro vera funzione in una realtà che ha bisogno di loro.

 

Così scrivevano nel 1974 in A.G., il giornale artistico-politico-d’attualità stampato in ciclostile in una città di provincia sonnacchiosa, poco o nulla aperta ai fermenti dell’epoca, priva di gallerie e spazi espositivi, se si accettano il Palazzo della Provincia di Catanzaro e l’Accademia di Belle Arti.

Manifesto mostra

Mauthausen esordisce nel 1971 (allora si chiamava Gruppo IV Marzo), quando l’arte scende in piazza inserendosi in un contesto totalmente inedito, coinvolgendo il pubblico in un happening quotidiano nella centrale Galleria Mancuso, in cui la pittura tenta di proporsi come punto di partenza di un dibattito allargato e di intervenire direttamente sul territorio, nel solco di esperienze che invadono con successo altre città (vedi le performance torinesi di Michelangelo Pistoletto).

 

Nel 1973 arriva il salto di qualità con una mostra ospitata nel Salone del Palazzo della Provincia di Catanzaro, intitolata semplicemente Pittura, scultura, scenografia e fotografia, nella quale i nostri mettono in fila diverse tecniche senza distinzione di sorta, nell’ intento di creare un piano orizzontale dell’esperienza estetica. Ma il vero scatto in avanti si ha nel 1974 quando il Gruppo, finalmente al completo, si ripresenta con un’opera collettiva, sostenuta da un manifesto teorico e un nuovo nome, che passa dal neutro IV Marzo al ben più connotato e provocatorio Mauthausen, che fa riferimento al famigerato campo di concentramento nazista ed evoca una delle più grandi tragedie dell’umanità.

 

Non male per un progetto che parte da un ossimoro –La violenza oggi…ed una ipotesi di pace – che rimanda alle guerre che hanno funestato il XX secolo e alla violenza innervata in una società basata su ciniche logiche commerciali e sulla mortificazione dell’individuo, dinanzi alle quali l’arte è chiamata a prendere posizione, impegnandosi nella denuncia e nella trasformazione del sistema.

 

Crediamo nell’azione e nel lavoro di gruppo come forza d’urto che sola può costituire il veicolo per mezzo del quale possa avere inizio un cambiamento radicale….

scrivono i Mauthausen nel loro manifesto, avocando all’artista il ruolo  che Germano Celant in suo testo famoso definisce  di guerrigliero, e che, al pari di quest’ultimo, diventa mobile, per sorprendere e colpire. Tema ripreso anche da Harald Szeemann che, nel 1972, descrive così la sua Documenta 5, una delle manifestazioni più influenti dell’epoca: “La mia mostra è come il covo di un terrorista intento a distruggere l’autonomia dell’opera d’arte.”

 

arte poveraI Mauthausen, insomma, riescono a portare al centro del dibattito nell’apatico panorama culturale cittadino i temi che agitano il mondo artistico internazionale. Il Gruppo, inoltre, ha il merito di proporre, nel 1974, un’opera collettiva realizzata da otto artisti che non rivendicano a sé alcun diritto di primogenitura, in controtendenza con le esperienza dei movimenti nati tra gli anni sessanta e settanta, nei quali il noi non si antepone mai all’ io. In questo caso il modello seguito è più vicino a quello teatrale e in particolare alla visione del Living Theatre.

 

Spiccatamente performativa, peraltro, è l’installazione del 1974, al centro dell’allestimento del MARCA, che affronta il tema della violenza e dell’alienazione, rappresentati da una serie di anonimi manichini collocati lungo un percorso articolato, tra gabbie e trincee di filo spinato. Lo spettatore è parte attiva di un processo emozionale che coinvolge in pieno la sfera fisica e sensoriale, anche grazie alla proiezione di documentari originali sulla guerra del Vietnam e l’esplosione atomica di Hiroshima.

 

I filmati sono intervallati da una serie di diapositive che documentano un happening degli artisti, testimoni di pace e solidarietà tra i popoli, rimescolando ulteriormente gli accadimenti in un blob visivo assai complesso dove vanno a braccetto paure e speranze. A quest’opera, che ha compiuto quarant’anni nel 2014, e al lavoro di questi artisti il MARCA tributa il suo omaggio per restituirne la stretta attualità. Non a caso i Mauthausen hanno realizzato una seconda installazione multimediale, anzi una “i-stanza”, come la definiscono, che affida al processo creativo il compito di ri-leggere e dotare di nuovo senso la visione estetica e politica del gruppo. Che non ha perso la carica provocatoria.

 

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Rubbettino.


 Orari: da martedì a domenica 9,30-13; 16-20,30; chiuso lunedì
Ingresso: 3 euro.
Info:
Tel. 0961.746797
info@museomarca.com
www.museomarca.info