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Roccella Jazz meets Africa

Scritto da on 10 agosto 2015 – 15:20nessun commento

All’inizio era Miles (Davis). Poi arrivarono loro e fecero capire a tutti che era arrivato il momento di superare hard bop e free jazz. Salvo riprendere la riflessione ripartendo proprio da Miles, in alcuni casi. Siamo a Chicago alla fine degli anni ’60. Qui Muhal Richard Abrams, Jodie Christian, Malachi Favors, Steve McCall, Phil Cohran, Lester Bowie, Joseph Jarman, Roscoe Mitchell, Anthony Braxton, Wadada Leo Smith, George Lewis firmano uno dei capitoli più significativi della musica del ‘900, intitolato AACM, Association for the Advancement of Creative Musicians. Ma è una sua costola, l’AEC, l’Art Ensemble of Chicago, ad offrire i suoi frutti più maturi grazie ad artisti come Roscoe Mitchell e Wadada Leo Smith, entrambi ospiti dell’edizione 2015 di Roccella Jazz Rumori Mediterranei.

 

Che, dopo la Turchia, Israele e la Spagna, volge lo sguardo verso l’Africa. Un cammino all’interno delle culture musicali del continente nero e delle corpose influenze sul jazz, che ha continuato nel tempo a dialogare con ritmi e suoni anche lontani dal suo background ma sempre energizzanti e vivificanti. Così l’edizione 2015 si chiamerà African noises e si incaricherà di dare conto di una importante stagione del jazz a stelle e strisce e dei suoi immutati legami con mamma Africa.

R. Mitchell (Ph. J. Katz)

R. Mitchell (Ph. J. Katz)

Iniziamo da Roscoe Mitchell, che il 19 luglio sarà a Roccella, accompagnato da una delle migliori sezioni ritmiche contemporanee, composta da Jaribu Shahid (contrabbasso) e Tani Tabbal (batteria). Leggenda della musica del Novecento, venuta fuori da quella straordinaria esperienza che è stata negli anni ’60 a Chicago prima l’AACM e poi l’Art Ensamble of Chicago. Siamo dalle parti della avanguardia pura, dalle spiccate connotazioni politiche, divisa tra il recupero del patrimonio musicale afroamericano e uno sperimentalismo avanzato che indaga sulle forme della musica e sul concetto di composizione, mescolando strumenti diversi e recuperando forme anche desuete. Mitchell è il più bravo di tutti nel confrontarsi con le armonie degli strumenti africani come con un violoncello o con un software, con una orchestra sinfonica o con un ensamble da camera. Insomma, un artista totale. Per festeggiare i cinquant’anni di questo gruppo straordinario di musicisti, Jack DeJohnette ha portato in sala di registrazione alcuni dei suoi esponenti, Mitchell in testa, insieme a Henry Threadgill, al mostro sacro del pianoforte free-jazz Muhal Richard Abrams e al giovane contrabbassista Larry Gray e ne è uscito fuori qualche mese fa un disco Made in Chicago, salutato positivamente dalla migliore critica.

Al festival arriva un’altra punta di diamante della scuola di Chicago, Wadada Leo Smith, Leo_smithpolistrumentista, compositore, animatore della migliore avanguardia jazz a stelle e strisce, magnificamente rappresentata dal suo Golden Quartet, con Anthony Davis alle tastiere, un fenomenale Pheeroan akLaff alla batteria, John Lindberg al basso (21 agosto)

Ancora African noises con Orlando Julius, uno dei maggiori compositori viventi, l’artista, per intenderci, che ha dato il via all’onda lunga della musica africana fondendo i ritmi tradizionali con pop, rock, R&B. Un mito che ha incrociato nel suo lungo percorso artisti come Hugh Masekela e Fela Kuti, modello per una intera generazione di stelle dell’Afrobeat e del funk. Un legame che si materializza nella collaborazione con gli Heliocentrics. Malcolm Catto alla batteria e Jaker Ferguson al basso sono una delle sezione ritmiche più affiatate e geniali che si possano ascoltare oggi e gli incontri in questi anni con Mulatu Astarke, Lloyd Miller e Orlando Julius confermano senza possibilità di smentite che ci troviamo di fronte a una delle backing-band più vitali in circolazione, che sicuramente non sfigura al fianco di altre band più note e blasonate entrate nella storia della musica.

 

Sarà interessante vedere all’opera questi mostri sacri accanto a musicisti di ultima generazione che hanno deciso di percorrere la difficile strada della ricerca all’interno di culture e stili diversi. Come i Gansan Tamount Ifasse, capitanati da Ludovic Jeanmart, al loro debutto in Italia, che si muovono tra ritmi berberi, rock ed echi orientali

Da non perdere assolutamente Gabacho Maroconnection un formidabile ensamble di 8 musicisti provenienti da Francia, Spagna e Marocco, che fonde l’energia del jazz con i ritmi gnawa e il flamenco. Una musica festosa, raffinata e colta, che attinge all’Oriente come all’Occidente, combina strumenti tradizionali e voci, a iniziare da quella di Maalem Hamid Moumen, in un magnifico tappeto sonoro fittamente tessuto. Dal vivo sono entusiasmanti.

 

Dalla Costa d’Avorio arriva Dobet Gnahoré  la nuova grande voce dell’Africa, che usa diverse lingue africane – Betè, Fon, Baoulè, Lingala, Wolof, Malinkè, Mina e Bambara-, oltre che francese e inglese, in una miscela esplosiva di elementi sonori e ritmici, dalle melodie mandingue alla rumba congolese, dal ziglibiti ivoriano al bikoutsi camerunense, dall’hig-life ghanese ai cori zulu, dai canti betè ai canti pigmei centrafricani, per esprimere il suo approccio panafricano. Un canto potente, quello di Dobet, unito a una presenza carismatica sul palco come pochi altri artisti possono vantare.

Fate attenzione all’ultima serata, chiusa dai Marockin’Brass, band che da tempo segue i Marockin brass esentieri della ricerca delle tradizioni musicali nordafricane al fianco di artisti del calibro di Trevor Watts, Adama Dramé Foliba e, ora, di Byron Wallen, uno dei più innovativi, originali, interessanti trombettisti viventi e Rod Youngs, alla batteria, con i quali presenta il progetto Gnawa jazz. Una galassia polifonica capace di innervare magici paesaggi sonori sui ritmi ipnotici nati da un popolo di schiavi arrivati dal corno d’Africa.

A Roccella non mancherà naturalmente la musica italiana Dall’esigenza di un “suono contemporaneo” diretto, essenziale, inseguito attraverso Miles (Bitches Brew), il rock contemporaneo, la musica elettronica, la Techno, R&B, il sound di New Orleans, nasce ZY Project di Angelo Olivieri, che si confronta anche con la letteratura (ZY è un personaggio del libro dal titolo Il cielo capovolto di Antonella Gatti Bardelli, protagonista del reading pomeridiano all’Auditorium il 20 agosto).

Italian Short Stories, è il nuovo progetto di Tommaso Starace, che ospita Attilio Zanchi al Tommaso-Staracecontrabbasso, che dialoga con 14 scatti fotografici di Gianni Berengo Gardin, maestro della fotografia noto in tutto il mondo. Un’operazione tentata già dieci anni or sono dal jazzista milanese di stanza a Londra con le foto di Elliott Erwitt e oggi riproposta con un nuovo album che ha richiamato l’attenzione della critica.

A Roccella ci sono anche i Tete de Bois con L’amore, la rivolta e l’utopia, che si avvale della presenza di Paolo Hendel (voce recitante) e Sergio Staino (animazioni in presa diretta), Francesco Marcocci che in Folklorica, un progetto originale impreziosito dalle presenze di Leo Genovese al piano, Godwin Louis (alto sax), Willy Rodiriguez (batteria) e Gavino Murgia (sax), viaggia tra tradizioni e culture del Mediterraneo, approda in Africa, supera l’Atlantico per perdersi tra le strade della Grande Mela e del Sudamerica e, nella serata finale, Daniele Sepe e il suo Totòsketches N.2, rivisitazione in chiave jazz, tra Ninì Tirabusciò e Miles Davis (ancora lui), Tetes-de-Bois-Centrale-elettricadella maschera fenomenale e a lungo sottovalutata del grande Totò.

Il cartellone, come di consueto, è inaugurato da una serie di set itineranti rivolti alla valorizzazione di nuovi talenti. A inaugurare la rassegna l’11 agosto il concerto dell’Orchestra giovanile di Laureana di Borrello, che ha ormai conquistato una ribalta nazionale, e non solo, ospite speciale Gianfranco De Franco e i suoi fiati, cui seguiranno, alternandosi sui palchi di Monasterace, Siderno e Roccella Jonica, tra gli altri, Raphael Quenehen e Jeremie Piazza in Petite Vengeance, una coproduzione con l’associazione francese Jazzè Croisè\Jazz Migration, il duo Massimo Garritano (chitarra) ed Alberto Laneve (sax), i percussionisti Antonio Errera e Vito Amato, Ettore Fioravanti, batterista che ha scritto diverse importanti pagine del jazz italiano, il trio Rosario Di Rosa, Paolo Dessi (contrabbasso) e Cristiano Calcagnile (batteria e loops), per concludersi con le atmosfere funky black dei Camera Soul guidati dal pianista Pippo Lombardo.

Anche quest’anno si rinnovano le proposte di Jamming Around, vetrina del jazz made in Calabria, anticipata dalla mezzanotte a metà serata.

Cartellone completo e info disponibili sul sito www.roccellajazz.net e sulla pagina Facebook del Festival.

Byron Wallen (Ph. Alexis Maryon)

 

Gabacho Maroconnection

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