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Storie di crisi e speranze nell’ultimo film di Gianni Amelio, in lizza alla Mostra del cinema

Scritto da on 26 agosto 2013 – 10:52nessun commento

Dopo 15 anni torna alla Biennale Cinema di Venezia, ultimo italiano ad aggiudicarsi il Leone d’oro con Così ridevano, Gianni Amelio con il suo ultimo lavoro, L’intrepido, in gara nella sezione Venezia 70, a rappresentare l’Italia insieme ad Emma Dante e Franco Rosi.

 

L’intrepido è Antonio Pane, interpretato da Antonio Albanese, un operaio chiamato ogni giorno  a sostituire altri lavoratori cimentandosi con lavori sempre diversi, che, come i personaggi dei fumetti dell’ Intrepido, è allegro e fiducioso  verso la vita quanto incapace di comunicare i suoi sentimenti. Una storia con la quale Amelio, dopo l’omaggio a Camus del Il primo uomo, ritorna all’Italia ed a temi spinosi come il lavoro (che non c’è) e la precarietà di un’esistenza in cui è difficile intravedere un futuro, ma anche alla voglia di tenere duro e sorridere.

 

l-intrepido

<<Il produttore dice che questo film è come una nuvola: mentre lo guardi cambia forma –scrive il regista calabrese nelle note di regia-. Forse ha ragione. All’inizio delle riprese l’ho definito una commedia, ma in tanti saranno pronti a smentirmi, anche se si ride parecchio. Perché c’è pure chi si commuove e versa qualche lacrima. L’ho scritto di getto, sul corpo e l’anima di un attore che amo molto e con il quale da tempo avevo voglia di lavorare: un soggetto “su misura” ma non troppo, che mi facesse competere con il suo talento scoprendone qualche lato nuovo, scommettendo su delle sorprese. …..L’intrepido è ambientato oggi, in Italia. Ma non per respirare “l’aria del tempo”, piuttosto per trattenere il fiato>>.

 

 

Il film costituisce una delle punte di diamante di questa 70^ edizione della Mostra del cinema veneziana, aperta dal 28 agosto al 7 settembre, che conferirà il Leone alla carriera a William Friedkin (noto per L’esorcista e Il braccio violento della legge ), decisa a percorrere i più recenti itinerari del cinema d’autore ed a sostenerli finanziariamente grazie a diversi progetti presentati in seno alla rassegna, senza trascurare il passato, come dimostrano le proiezioni di diversi capolavori sottoposti a restauro e digitalizzazione (ad iniziare dal bellissimo Le mani sulla città di Francesco Rosi, proiettato in pre-inaugurazione per proseguire con Quién sabe? di Damiano Damiani, Paisà di Roberto Rossellini e Pane e cioccolata di Franco Brusati).

Questa edizione registra il ritorno attesissimo di Kim-Duk-KIm (Moebius), Patrice Leconte (Une promesse), Alfonso Cuaròn (Gravity), Stephen Frears (Philomena), Terry Gilliam (The zero theorem), la presenza del giovane Xavier Dolan e di Hayao Miyazaki. Da registrare anche diverse trasposizioni in immagini di testi letterari, nei film di Gia Coppola, James Franco, che attinge a Corman Mc Carthy, Jonathan Glazer con Under the skin, tratto dall’omonimo libro di Michel Faber.

L’anniversario sarà celebrato con il contributo di settanta autori da tutto il mondo che hanno accolto l’ invito a realizzare un micro-film di durata compresa fra i 60 e i 90 secondi, che si potranno vedere anche in streaming sul sito della Biennale, insieme con quaranta frammenti di cinegiornali storici selezionati e restaurati dall’Archivio Storico dell’Istituto Luce.

 

Tra gli innumerevoli eventi  in programma  segnaliamo la presentazione del nuovo numero dei Quaderni della Cineteca Nazionale, intitolato  Eduardo e il suo Monologo tra cinema, teatro e storia, dedicato a Eduardo De Filippo, a cura di Sergio Bruno e pubblicato in coedizione con l’editore Rubbettino  e la Cerimonia di Consegna del Premio della Fondazione Mimmo Rotella, conferito dal 2001 al film in cui viene affrontato il rapporto tra cinema e arti visive.