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The Dark Side of The Moon: Giorgio Lupattelli in mostra al MARCA

Scritto da on 13 gennaio 2016 – 20:09nessun commento

There is no dark side of the moon really. Matter of fact it’s all dark. Chiudono così i Pink Floyd Eclipse, uno dei brani di The Dark Side of the Moon, che Rolling Stone colloca nei primi 43 album di tutti i tempi. Un concept album in cui Roger Waters e i suoi esplorano la natura umana e i mali dei nostri tempi. Un autentico capolavoro che ha influenzato intere generazioni di giovani e ispirato frotte di musicisti. E non solo, a giudicare dal tema della prossima mostra al MARCA di Catanzaro, firmata da Giorgio Lupattelli. Opening il 16 gennaio alle 18.30 con apertura fino al 4 marzo.

 

Curata da Gianluca Marziani, organizzata da Michele Prencipe e Gerardo Terza, The Dark Side of the Moon propone alcune opere inedite dell’artista perugino, create appositamente per gli spazi del MARCA, strettamente collegate con altre meno recenti, 19_dark_anteanch’esse nell’allestimento, da un unico concept, che indaga l’immaginario mediatico e digitale dei nostri tempi.

Lupattelli muove i primi passi nel mondo dell’arte alla fine degli anni ottanta, inizialmente come pittore, anche se successivamente indirizza sempre di più la sua ricerca verso la scultura, la fotografia, il video e l’installazione. Investigando il mondo dei media, vero specchio della nostra società. Da qui un corpus di opere in cui è esplicita la citazione della galassia artistica a 360 gradi, a partire dalla musica, Pink Floyd e non solo, ma anche Eminem ad esempio. Nelle sue opere visione e sonoro si allontanano, si inseguono, si intrecciano, svelando aporie e conflitti.

Navigando tra scienze e tecnologie, pubblicità e design, cinema e musica, Lupattelli si giorgio_lupattelli_06immerge nell’oceano di stimoli che provengono dalla Tv e da Internet alla scoperta dell’uomo e del suo destino, di immagini e concetti in perenne mutamento.

Lui si dichiara allievo di Leonardo e della transavanguardia ma anche di Spielberg e Ridley Scott, di Einstein e Jung,  senza dimenticare i Pink Floyd naturalmente. Artisti, scienziati,  incapaci di chiudersi in uno splendido isolamento ma sempre pronti a immergersi nella realtà, a guardare in faccia melting pot e cortocircuiti del reale e a farne materiale da plasmare e riplasmare continuamente. Pervasi da una magnifica ossessione, in cui oscurità e vita si rincorrono a vicenda. Ma solo per noi poveri umani.