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70 anni di Living (Theatre). A lezione di teatro con Cathy Marchand

Scritto da on 26 febbraio 2018 – 12:40nessun commento

Il teatro non deve dare risposte ma aprire la porta a domande, dare forma alle visioni, concretezza ai sogni, solide basi alle utopie, con gli strumenti che ci mette a disposizione la vita. A incarnare fino in fondo questa idea sono stati Julian Beck e Judith Malina che al crinale tra arte e vita, all’arte e al teatro come utopia necessaria, come spazio di comunicazione, come laboratorio permanente di presa di coscienza e trasmissione del sapere, hanno dedicato tutta la vita e il loro progetto più importante, il Living Theatre.

Un progetto che ha innervato la seconda parte del Novecento, contribuendo a modificare il modo di a_livingth_1968_001intendere e fare teatro, indicando una strada che negli ultimi 70 anni sarà percorsa da tanti, nel rifiuto dei consueti canoni drammaturgici, dei linguaggi stereotipati, colpevoli di aver sclerotizzato il teatro classico e di aver abdicato alla ricerca (doverosa) di nuovi modelli, a partire dai testi fino al coinvolgimento del pubblico. Julian arriva dall’Action Painting, Judith, origini tedesche, ha studiato con il grande Erwin Piscator. Comprendono subito che il teatro ha perso la sua strada, ha perso la poesia, la sua forza espressiva. E che bisogna ripartire proprio da qui, e dall’incontro con la vita reale. Perché il teatro non è solo messa in forma di uno spettacolo ma atto creativo, definizione di un linguaggio, anzi sperimentazioni di linguaggi, rottura – decostruzione- dei consueti equilibri, atto estetico ed etico allo stesso tempo.

Le scelte del Living cadono allora su testi di Gertrude Stein, Lorca, Jarry, Artaud, Genet ma anche su Pirandello e il poeta William Carlos William, sulla necessità di rompere la linearità della trama, sulla costruzione dello spettacolo dal vivo, insieme al pubblico. “Adesso stavamo veramente improvvisando…Ogni rappresentazione era diversa da quella successiva”, dirà Beck ricordando quegli anni. E sulla centralità del corpo dell’attore, espressione di azione, energia, corpo desiderante, capace di creare un livello più vero e autentico di comunicazione con il pubblico.

Di fronte all’azzeramento dei consueti codici e del testo, la scrittura è affidata all’attore che assume il compito di scrivere, o riscrivere, direttamente in scena il testo.

Visivamente il teatro del Living si caratterizza … come architettura di corpi in movimento che scrivono lo spazio nel mentre scrivono l’azione. (Lorenzo Mango)

Dici Living e hai detto tutto. Perché il teatro diventa davvero il luogo dove poter andare, dove incontrarsi, discutere, una casa per tutti. Al Living approdano così attori, artisti, attivisti, e poi Corso, Ginsberg, i poeti della Beat Generation.

livingMa il teatro oltre il teatro diventa soprattutto la casa degli spettatori, un pubblico spesso non abituato al palcoscenico, che tuttavia incontra gli attori del Living su piani sempre diversi, come la strada, in cui l’happening si sposta, liberandosi da ogni forma di tutela o mediazione.

L’arrivo in Europa segna una nuova tappa per la compagnia che mette in scena testi che diventano dei punti di non ritorno, come i Mysteries and smaller pieces, Frankenstein, Antigone, Paradise Now. Un lavoro come The Brig del 1963 influenzerà il teatro di Carmelo Bene, Leo De Berardinis, la Societas Raffaello Sanzio, Pasolini.

Arrivano qualche anno dopo gli spettacoli che hanno caratterizzato il discorso politico del gruppo, che denuncia la pervasività del potere e della violenza del sistema in Six public act, Seven Meditations on Political Sado-Masochism, Prometheus.

Nel 1983 Beck muore e comincia un nuovo periodo per il Living, retto ora da Judith e da Hanon Reznikov, che trova per quasi un decennio la propria casa in Italia, grazie anche a collaborazioni Living_Theatre_03come quella con i Motus. Nel 2015 anche Judith ci lascia ma l’esperienza del Living continua a vivere attraverso il suo erede naturale, Garrick Beck (figlio di Julian e Judith), attraverso i suoi spettacoli che da 70 anni sono messi in scena in tutto il mondo, attraverso i suoi ‘storici’ attori come Cathy Marchand che nei giorni scorsi ha tenuto a Squillace un laboratorio, ospite de il Nastro di Moebius (ideatore del festival Innesti contemporanei diretto da Saverio Tavano), portando in Calabria quello che è da sempre il metodo Living.

Non si tratta naturalmente di rifare il Living bensì di <<conservare nell’attualità quel grido di rivolta, instillare negli spettatori un dubbio, dare alle giovani generazioni una chiave critica di lettura, svegliare le coscienze. Fare un teatro vivente, che faccia riflettere e sia anche atto poetico>>, come spiega Cathy. Perché ha ancora un senso insegnare l’urgenza del mestiere dell’ attore.

In realtà siamo creature in un labirinto. Per quanto ancora possiamo continuare a vagare. Il teatro somiglia a un labirinto proprio perché somiglia alla vita. (J. Beck)