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Al Piccolo di Milano il Calderòn di Pasolini prodotto dall’Università della Calabria

Scritto da on 17 febbraio 2016 – 08:10nessun commento

Approda al Piccolo Teatro Studio di Milano, casa di Luca Ronconi, che lo diresse per primo,  il Calderòn di Pier Paolo Pasolini nell’allestimento di uno degli indiscussi protagonisti del nostro teatro, Francesco Saponaro, prodotto da Teatro Uniti e dall’Università della Calabria. Una laboratorio creativo e uno spettacolo che ha coinvolto un gruppo di studenti dell’Ateneo, che consolida il suo sodalizio con Saponaro, dopo ‘Chiòve’ di Pau Mirò, e la versione filmata diretta da Massimiliano Pacifico di Toni Servillo legge Napoli, recentemente trasmessa da Rai5.

calderon saponaro 78b46ff_default_xxlargeLo spettacolo ( ne ho parlato qui) incrocia la grande letteratura (in questo caso La vita è sogno, di Calderòn de la Barca), l’arte senza tempo (Las meninas, una delle opere più note di Velasquez),  la storia della Spagna franchista, e quella delle lotte studentesche del ’68, lo sfaccettato universo artistico pasoliniana, la visione cinematografica, in una trama complessa nel registro concettuale e linguistico, che sovverte le convenzioni del teatro borghese.

Al centro dell’opera Rosaura, alle prese con identità e contesti sociali diversi – di volta in volta aristocratica, prostituta, piccolo borghese- e con la messa in scena sul teatro simbolico e psicanalitico, del rapporto con il Padre, il Figlio e la proiezione di quest’ultimo. Al vertice di questa piramide di segni c’è il Potere, come scriverà lo stesso Pasolini:

In tutti e tre i suoi risvegli, Rosaura si trova in una dimensione occupata interamente dal senso del Potere. Il nostro primo rapporto, nascendo, è dunque un rapporto col Potere, cioè con l’unico mondo possibile che la nascita ci assegna. […] Il Potere in Calderón si chiama Basilio (Basileus), ed ha connotati cangianti: nella prima parte è Re e Padre (appare nello specchio – con l’Autore!! – come nel quadro de Las meniñas), ed è organizzato classicamente: la propria coscienza di sé – fascista – non ha un’incrinatura, un’incertezza. Nella seconda parte – quando Rosaura si risveglia “povera”, sottoproletaria in un villaggio di baracche – Basilio diviene un’astrazione quasi celeste (sta nello stanzone de Las meniñas vuoto, come sospeso nel cosmo: e da lì invia i suoi sicari sulla terra); infine, nella terza parte, è il marito piccolo-borghese, benpensante, non fascista ma peggio che fascista.

Temi più volte ripercorsi dal regista friulano csaponaro calderon d8b4637_default_xxlargehe in Che cosa sono le nuvole fa dire a Totò «siamo come un sogno dentro un sogno».

La straordinaria riscrittura del capolavoro di Calderòn de la Barca esplicita l’incrocio tra una tela stratificata di segni e immagini e il dinamico susseguirsi dei sogni che rampollano come scatole cinesi l’uno dall’altro, offrendo più di una sfida nell’allestimento. Sfida pienamente risolta dal regista e dallo sceneggiatore Lino Fiorito, che hanno voluto creare un reticolo di prospettive  per riproporre la pluralità dei punti di vista,  compreso il piano linguistico, grazie all’impiego del castigliano e del napoletano, riflessione sull’inevitabile impasto di qualsiasi identità, tema oggi più che mai attuale, e visuale -con l’aiuto di incursioni video e di uno scenografia che ripete la stessa scena de Las meninas nella disposizione di aperture,  porte, finestre, degli stessi specchi-.

La drammaturgia – dice Saponaro in una intervista a Bruno Roberti – investe questa scatola-reticolo, la tela del sogno che si forma, si sprigiona dal quadro di Velazquez, come scriveva Maria Zambrano, laddove Pasolini entra nel corpo del quadro e noi entriamo nel corpo (e nell’anima) di Pasolini. L’autore che guarda fuori dal quadro essendo dentro il quadro.
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Il dentro-fuori, artistico e simbolico,  investe anche  una umanità dolente, incatenata alla propria condizione e a un’eterna coazione a ripetere, dalla quale è impossibità di emanciparsi.

Tutti bravi gli attori, da Andrea Renzi a Maria Laila Fernandez e Anna Bonaiuto. Applausi da pubblico e critica.