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Al Teatro dell’Acquario di Cosenza vanno in scena due testi di Cristina Comencini e Dario De Luca (Scena Verticale)

Scritto da on 1 gennaio 2011 – 03:18nessun commento

Dal 9 gennaio anteprima della stagione 2011 al Teatro dell’Acquario di Cosenza.

La stagione 2011 del Teatro dell’Acquario (la TRENTESIMA) partirà a gennaio con 2 spettacoli che faranno da anteprima al ricco cartellone che andrà avanti fino al mese di maggio  e che spazierà dal Teatro alla Musica  alle Arti Visive.

Domenica 9 gennaio, ore 21,00, il Gruppo Di Nuovo in collaborazione con il Centro R.A.T. propone “Libere”, atto unico di Cristina Comencini.

 

“Ci avete educato alla libertà, al rispetto di noi stesse, siamo andate nel mondo piene delle vostre aspettative. Solo che fuori non ne sapevano niente e tutto andava nel solito vecchio modo.”

Sono le parole che la giovane protagonista rivolge ad una donna matura in un confronto inizialmente distante, quasi d’inimicizia che si trasforma via via in un dialogo, fino a intravedere la possibilità di un orizzonte condiviso.

Libere è stato scritto da Cristina Comencini per Di Nuovo, un’associazione lanciata dalla stessa regista e scrittrice nel luglio scorso che riunisce  donne di diversa provenienza, età, professione.

In un documento condiviso le donne di Di Nuovo spiegano la loro preoccupazione per la crescente quantità di episodi di violenza di genere, per il tasso di occupazione femminile più basso in Europa, la precarietà delle conquiste, le difficoltà del lavoro e della maternità, l’insufficienza del welfare e la rappresentazione dei media che troppo spesso lede la dignità delle donne.

Per ragionare sull’EMERGENZA nell’Italia di oggi, per costruire insieme una convenzione di donne, Di Nuovo ed il Centro R.A.T. invitano a partecipare allo spettacolo e al dibattito che si terranno domenica 9 gennaio alle 21,00 al Teatro dell’Acquario di Cosenza (ingresso euro 5,00)

”Abbiamo un obiettivo molto chiaro e ambizioso, aprire uno spazio nuovo e politicamente il piu’ largo possibile, lanciando un’associazione nazionale che possa raccogliere le forze sparse. Ci sono tantissimi gruppi e collettivi, anche di ragazze giovani. Mettiamoli in Rete, apriamo una discussione generale, in una convention che individui le priorita’ da affrontare. E’ un modo – dice la Comencini– per capire perche’ il femminismo italiano, uno dei piu’ vivaci e interessanti d’Europa, ad un certo punto e’ tornato a casa, non ha lasciato sul campo strumenti di difesa, paletti che la societa’ non potesse ignorare. Oggi le donne piu’ giovani spesso non conoscono neanche le idee piu’ elementari di quel movimento, sono scomparse, cancellate. Dobbiamo ricominciare a parlarne insieme”.

I prossimi 13, 14 E 15 gennaio, ore 21, è la volta di SCENA VERTICALE che presenta U TINGIUTU. Un Aiace di Calabria, testo finalista al Premio Riccione per il Teatro 2009, ideazione, testo e regia di Dario De Luca, con Dario De Luca, Rosario Mastrota, Ernesto Orrico, Fabio Pellicori, Marco Silani, musiche originali Gianfranco De Franco, Gennaro de Rosa.

<Un clan dell’onorata società calabrese, alla morte del boss Achille, giudica Ulisse e non Aiace l’affiliato più valoroso e gli attribuisce il potere del capobastone morto. Aiace, offeso nel suo onore, progetta di sterminare i sui giudici e di torturare il rivale. Durante la tortura Aiace dà sfogo alla propria rabbia e al proprio dolore; sa che da quel momento in poi è diventato nu tingiutu, per gli uomini della cosca uno tinto col carbone, designato a morire, condannato per lo “sgarro” fatto. Per tutti, anche per se stesso, è un cadavere che cammina. In una agenzia di pompe funebri, quartier generale della cosca e funesto scenario di soprusi e gerarchie crudeli, si svolge tutta l’azione.

Ho provato a raccontare la mia mala Calabria usando gli eroi greci. La tragedia antica mi ha offerto la “vista” per spiegare e interpretare facce, affari, ambizioni, destini e pance di questi malacarne che hanno trovato fortuna e identità nell’altra legge. Senza redimerli naturalmente, ma portando anche alla luce come un certo retroterra possa indirizzare delle scelte non lecite. Perché la maledizione in Calabria si chiama “contiguità”. Quella cosa terribile che costringe onesti e disonesti, mafiosi e non mafiosi a vivere fianco a fianco, a respirare la stessa aria, a frequentare gli stessi luoghi. E questa ignara mancanza di libero arbitrio pone drammaticamente l’attenzione sull’importanza di una educazione anti-mafiosa. Vivendo in questa terra dalle mille contraddizioni, questi dubbi, personali, enormi, sconvenienti, tengono viva la riflessione sul nostro operato quotidiano. Naturalmente mi sono interrogato sulla lingua da usare in una tragedia oggi, e sono arrivato ad un linguaggio, una parlata viva, misteriosa e dialettale. Una parlata fatta di allusioni, di espressioni gergali, di detto e non detto, di segni e occhiate che inaspettatamente, i miei attori ed io, ci siamo ritrovati dentro di noi. Forse per quella solita, maledetta “contiguità”> (Dario De Luca).

 

Info

http://dinuovodinuovo.blogspot.com/2010/06/prova-e-riprova-con-rosa-oliva.html

www.scenaverticale.it

http://www.youtube.com/watch?v=6U9FKpcdCcg