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Armando Punzo in scena a Cosenza con un Laboratorio teatrale ispirato a Shakespeare

Scritto da on 7 febbraio 2012 – 08:07nessun commento

Martedì 7 febbraio alle ore 16.30, presso il Piccolo Teatro dell’UniCal, sarà presentato al pubblico (ingresso gratuito) “La giornata della partenza”, esito di due laboratori che Armando Punzo conduce in questi giorni, parallelamente, con  gli utenti dei Centri di Salute Mentale e con un gruppo di giovani attori.

 L’iniziativa rientra nel progetto “Laboratorio di Teatro, Danza, Musica e Video”, giunto quest’anno alla V edizione, rivolto agli utenti dei Centri di Salute Mentale dell’ASP di Cosenza. Un’esperienza ormai consolidata, finanziata dall’Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Cosenza e coordinata dall’Associazione culturale Zahir, in collaborazione con l’Università della Calabria (Scienze dell’Educazione e D.A.M.S.) e con l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza.

 Mercuzio non vuole morire, questo il titolo del Laboratorio, ha avuto inizio il 30 gennaio e si avvale della conduzione di  Armando Punzo, uno dei più importanti rappresentanti del teatro contemporaneo europeo, fondatore, regista e direttore artistico della Compagnia della Fortezza di Volterra e del Festival Volterra Teatro.

L’esperienza della Compagnia della Fortezza nasce più di 20 anni fa nel Carcere di Volterra da un’idea di Punzo.  Composta da circa 50 detenuti attori, la Compagnia, nel corso degli anni, ha messo in scena circa 19 spettacoli, di cui restano memorabili le edizioni del Marat Sade, de I Negri e de I Pescecani ovvero Cosa resta di Bertolt Brecht, oltre ai prestigiosi riconoscimenti ricevuti, dal Premio UBU al Premio dell’ Associazione Nazionale Critici Teatrali, al Premio Carmelo Bene della Rivista “Lo Straniero”, al Premio Europa Taormina Arte.

Mercuzio non vuole morire è un progetto lungo ed articolato, fatto di numerose tappe in diverse città italiane ed incontri diversificati per  utenze, contesti, modalità di conduzione e durate, percorsi creativi che confluiranno tutti in un unico grande progetto, forte proprio delle sue eterogenee influenze.

 Anche il pubblico potrà essere protagonista di quella che si prefigura, per come il regista l’ha ideata, un’azione teatrale di massa cui sono tutti invitati a partecipare in un viaggio verso una città ideale dove possano ritrovarsi tutti coloro che sostengono Mercuzio, il sognatore, lo spirito libero, l’ultimo poeta.

 

Romeo:
Basta, basta, Mercuzio! Tu parli di niente.

Mercuzio:

Giusto, giusto io parlo dei sogni
che
sono figli di una mente vagabonda
pieni
soltanto di vana fantasia,
che
ha meno sostanza dellaria
ed
è più incostante del vento
che
ora corteggia le gelide gole del nord
e
poi furibondo fugge lontano
tornando
al sud in cerca di calore»
(Tratto da Romeo e Giulietta, W. Shakespeare)

È in questo preciso istante che muore Mercuzio. Tebaldo in seguito affonderà la spada nel corpo di un uomo, ormai svuotato del suo valore più grande: la capacità di sognare. Mentre i Montecchi e i Capuleti si disputano, i loro migliori figli muoiono.


Sono
le parole di Romeo che uccidono il disilluso, lospirito liberodella storia di William Shakespeare. Perché il poeta si è arreso alla realtà? Perché ha smesso di sognare? Perché non è riuscito a staccarsi dalla tragedia della quotidianità? Forse è a causa della morte di Mercuzio, che ora diventa simbolo della fantasia, dellimmaginazione, della voglia di volare, della leggerezza, che si consuma il dramma di Romeo e Giulietta?


È
la pesantezza di Romeo che tarpa le ali alla mente vagabonda di chi, a tutti i costi, vuole parlare dei sogni. Ma cosa resta a un uomo se gli si toglie la speranza?

E se Mercuzio, oggi, potesse prendere parola e andare contro le intenzioni del suo stesso padre-autore, cosa direbbe? Forse vorrebbe lanciare una sfida al suo creatore, forse vorrebbe pronunciare le parole di Romeo:Ma è con le ali dellamore che ho volato fino a raggiungerti/ le mura di pietra non possono fermare gli amanti/ e ciò che Amore vuole Amore lo tenta sempre!.

 

Forse dedicati alla poesia, anziché a Giulietta, fatti dire al poeta, allattore, allartista, questi versi avrebbero assunto un significato immortale. (Armando Punzo)