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Cecilia Faragò, una strega nella Calabria del ‘700, al Fringe Festival

Scritto da on 12 giugno 2014 – 20:44nessun commento

Torna dal 7 giugno al 13 luglio 2014 il Roma Fringe Festival, la grande vetrina italiana del teatro indipendente che ospita decine di proposte artistiche nazionali e internazionali, tra teatro canzone, commedia, dramma, teatro civile, danza e stand up comedy all’insegna della produzione indipendente. Tra le oltre 70 compagnie ospiti c’è anche l’ensemble calabrese Confine Incerto, che porta sulla scena dal 30 giugno al 3 luglio Lamagara, storia di una delle ultime streghe processate sotto i Borboni, Cecilia Faragò.

 

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Una storia come tante che arriva fino a noi da un passato ancora dai diversi lati oscuri con la sua disarmante attualità. E’ la Storia di secoli di demonizzazione del ‘diverso’, le donne, in primo luogo, ma anche quella vasta area di ‘disubbidienti’ a diktat e regole date. Centinaia di migliaia di persone, nella gran parte donne e bambine, sospettate di malefici e fatture o di coltivare rapporti intimi con il demonio, furono nel corso di oltre tre secoli perseguitate, torturate e, dopo un sommario processo o addirittura senza, giustiziate, con lo stigma sociale o l’esilio delle famiglie di origine.

 

I numeri effettivi di questo “Olocausto dimenticato” in effetti non li conosciamo né li conosceremo mai. La maggior parte dei verbali venne distrutta così come qualsiasi prova che recasse traccia di questa infamia. Quel che è certo è che la caccia alle streghe fu in larga parte un pretesto per colpire eretici e ribelli al papato, saldare conti in sospeso con i propri nemici, liberarsi dalla presenza ingombrante di donne ‘sapienti’ che rischiavano di oscurare l’immagine di medici e dotti.

 

Sapiente era anche Cecilia Faragò, profonda conoscitrice delle proprietà delle erbe, di scongiuri e cecilia faragomalocchi. E ricca. Ma anche determinata e fuori dai cliché. Il marito, il massaro Gareri, le aveva lasciato terreni e paricchi di buoi, da offrire al signore locale o alla Chiesa. Cecilia aveva donato alla chiesa locale in perpetuum un lascito, che probabilmente aveva attirato parecchie attenzioni. Accusata di aver ucciso un prelato a Soveria Simeri, nell’entroterra catanzarese, riuscì a farsi assolvere dalla Regia Udienza Provinciale di Catanzaro e a scampare anche alla condanna della Gran Vicaria del Regno di Napoli grazie alla difesa di un avvocato catanzarese, Giuseppe Raffaele, che convinse re Ferdinando IV dell’innocenza di Cecilia.

 

Ma intanto l’Illuminismo era penetrato a Corte, inducendo i Borboni a affermare la supremazia del potere temporale su quello ecclesiastico e a scacciare migliaia di gesuiti. E’ così che Cecilia salva se stessa dal rogo e i suoi beni dalla confisca. E riesce a consegnare la sua storia al mito. Scrive l’antropologo Mauro Francesco Minervino che Cecilia è

una donna sola, vedova senza status, esposta alle dicerie stregonesche e alla riprovazione sociale che sanziona la sua condizione di donna “libera” e irregolare, in un piccolo mondo, che non le perdona la sua indipendenza e ne condanna la sofferta ribellione rispetto al potere, ai canoni sociali e alle mentalità condivise nella comunità, al punto di essere accusata di stregoneria. Così è la legge dell’uomo, quando ha paura, punisce! La sua vicenda di donna ci appare emblematica di colei che per non restare schiacciata nel vuoto inutile e immenso scavato nei secoli dagli affanni che formano la memoria negata del genere femminile, rialza il capo per pochi attimi e poi scompare dopo aver attraversato quasi senza nome né senza volto il fondo opaco della Storia.

 

Per riemergere in questi anni grazie all’impegno di studiosi e scrittori. E oggi approda a teatro grazie a Emanuela Bianchi, direttrice artistica di Confine Incerto, attrice e regista dello spettacolo.

 

Lamagara mette in scena i luoghi eterni della generazione e dell’eros, della diffusività maternale di vita, morte e reificazione in corpore feminae – si legge nelle Note di regia- . Non un semplice monologo, ma un’interazione di voci della storia, sommerse nell’oblio di un presunto peccato, che si elevano, con il personaggio di Cecilia, verso la luce, a smascherare il doppio volto della verità dell’uomo, le pieghe della sua quotidiana magia.

 

cecilia farago2_nConfine Incerto, compagnia teatrale tutta al femminile, nasce a Catanzaro nella primavera del 2004 come associazione culturale con l’intento di proporre un teatro interattivo e itinerante, fuori dagli spazi convenzionali e aperto alla sperimentazione di nuovi linguaggi e performance, studiate su luoghi o opere d’arte. Dal 2007 si muove nell’ambito del landteather, della performance elastica e del teatro – danza ideati da Marta Ruìz, che punta sul movimento imposto al corpo in movimento dagli elastici.

Dal 30 giugno farà tappa al Fringe per partecipare al contest che porterà i primi due classificati a New York e a San Francisco.