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“Come un granello di sabbia” si aggiudica il secondo posto al Premio teatrale IN-BOX

Scritto da on 22 giugno 2016 – 08:30nessun commento

13 febbraio 1976. Una caserma a Trapani. In una delle stanze un giovane muratore, Giuseppe Gulotta, sui corpi i segni delle botte e delle notti insonni. Lui cede e firma la  confessione di essere l’autore della strage di Alcamo. Il delitto di due carabinieri dietro il quale in realtà ci sono servizi segreti e uomini dello Stato, gruppi neofascisti, traffici di armi e droga. Per nascondere tutto questo serve un capro espiatorio. Così Giuseppe si fa 22 anni di carcere da innocente, poi la sentenza che lo scagiona definitivamente. A Giuseppe la compagnia Mana Chuma di Reggio Calabria dedica Come un granello di sabbia. Giuseppe Gulotta, storia di un innocente

spettacolo co-prodotto insieme a Fondazione Horcynus Orca e Horcynus Festival ’15, selezionato tra i sei spettacoli finalisti, su 325 partecipanti, del Premio IN-BOX Blu 2016.

Salvatore Arena in Come un granello di sabbia 3 - ph Costanza Maremmi.jpgUn momento d’oro per il teatro calabrese che dopo il successo di Ombretta Calco, firmato da Peppino Mazzotta, di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi , fa di nuovo goal (tanto per usare una metafora beneaugurante in questi giorni) con una produzione tutta calabrese che già al suo debutto, qualche mese fa, aveva riscosso gli applausi del pubblico e degli addetti ai lavori e che oggi compare nella rosa dei migliori spettacoli dell’anno di teatro contemporaneo, aggiudicandosi il secondo posto, ex equo con lo spettacolo “Opera Nazionale Combattenti presenta i Giganti della Montagna ATTO III” di Principio Attivo Teatro, al Premio IN-BOX Dal vivo 2016, progetto di promozione del nuovo teatro ideato da Straligut Teatro col sostegno del Comune di Siena, di Fondazione Toscana Spettacolo Onlus e del MIBACT.

Un riconoscimento per il lavoro scritto e diretto da Massimo Barilla e Salvatore Arena, che ne è anche l’interprete (scene Aldo Zucco, musiche originali Luigi Polimeni, disegno luci Stefano Barbagallo), che non è solo formale visto che consente a Mana Chuma di portare lo spettacolo, insieme ad attività collaterali di formazione del pubblico, in nove teatri tra i più prestigiosi d’Italia.

Un’occasione sicuramente importante per far conoscere al pubblico la storia kafkiana di Giuseppe Gulotta e la sua lotta per ottenere verità e giustizia, dopo oltre 36 anni di calvario giudiziario e 22 di ingiusta detenzione, riconosciute nel 2012 nell’ultimo di una lunga serie di processi che lo ha definitivamente riabilitato, condannando lo Stato a pagare 6 milioni e mezzo di euro di risarcimento. Una storia, raccontata nel libro Alkamar – La mia vita in carcere da innocente (edizioni Chiarelettere), che Gulotta ha scritto a quattro mani con Nicola Biondo, e dallo spettacolo di Mana Chuma.

Barilla e Arena si dicono naturalmente felici e orgogliosi che un riconoscimento Salvatore Arena in Come un granello di sabbia - ph Costanza Maremmiprestigioso sia andato a una compagnia teatrale indipendente che ha fatto del Sud il luogo e l’oggetto di riferimento della propria produzione.

Il Premio…-dicono- ci consente di dar voce alla storia drammatica di Giuseppe in importanti realtà nazionali e di sviluppare progetti paralleli sul nostro percorso drammaturgico, aprendo la strada a ulteriori collaborazioni. Per noi è una grande responsabilità: la responsabilità di non tacere l’incredibile vicenda legale, la lunghissima serie di omissioni, errori, leggerezze, falsificazioni, palesi violazioni della legge che oggi ci fanno definire questa vicenda come una vera e propria frode giudiziaria; di far emergere il contesto e gli interessi in campo che generano il dramma; ma soprattutto la responsabilità di declinare la drammaturgia attraverso la vicenda umana di Giuseppe Gulotta ma anche, di volta in volta, delle vittime della strage, Salvatore e Carmine, e degli altri capri espiatori designati, Giovanni, Vincenzo e Gaetano, rendendo giustizia alla dimensione personale di vite quasi interamente sottratte per ragioni inconfessabili. Abbiamo provato a innescare un processo di identificazione in Giuseppe Gulotta, pur senza aver sofferto quello che ha sofferto lui con incredibile senso di dignità e consapevolezza, tentando di sottrarci da qualsiasi intento retorico.

 

Sono stato la terza vittima di Alkamar. Sono stato un assassino perché così conveniva allo Stato. Ma sono ancora vivo. (G. Gulotta)

(Ph. Costanza Maremmi)