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Diario di lavorazione, omaggio a Sam Shepard al Tip Teatro

Scritto da on 16 novembre 2017 – 10:52nessun commento

Il 5 novembre avrebbe compiuto 74 anni Samuel Shepard Rogers III, a tutti meglio noto come Sam Shepard. E’ morto per SLA questo intellettuale  affascinante dallo sguardo intenso e malinconico che il cinema si era accaparrato decine di volte al servizio di registi come Robert Altman, Terence Malick, Alan Pakula, Wim Wenders, Peter Yates, Nick Cassavetes, tanto per citarne qualcuno.

Ma l’attore preferito da Wenders e Nichols, che al suo esordio aveva incrociato sulla sua strada anche il Nobel  Bob Dylan shepardprima di diventare un interprete sensibile, intenso e acclamato sullo schermo come sulle scene teatrali, era anche un apprezzato sceneggiatore, che aveva contribuito alla scrittura di tappe fondamentali della storia del cinema come  Paris, Texas di Wenders e  Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni, e un influente drammaturgo  che nei teatri off di Broadway aveva raccontato il fallimento dell’American dream e le ossessioni e i miti di un popolo.

Da autore teatrale si era aggiudicato un Pulitzer (con Buried child), undici Obie Award, due nomination ai Tony Awards e l’apprezzamento unanime di pubblico e critica per lavori come Oh! Calcutta!, True West, La Turista.

Sam Shepard era tutto questo: il drammaturgo che aveva raccontato la violenza delle periferie, l’implosione della famiglia, la fine del mito della frontiera,  la solitudine annegata nell’alcool, sperimentata in prima persona; l’autore dei racconti de Il grande sogno e delle sterminate desolate highways di Motel Chronicles; il mito hollywoodiano che portava sullo schermo eroi macho e imperfetti, cowboy in disarmo e l’uomo che aveva avuto al suo fianco donne come Patty Smith, Joni Mitchell e Jessica Lange. E ha continuato  a scrivere, recitare, dirigere, per tutta la vita, nonostante l’alcool e la malattia.

Scrivere è forse una risposta a quella solitudine alla quale non puoi rispondere in nessun modo.

 

A ricordarlo domenica 19 dicembre è il Tip Teatro di Lamezia Terme con Diario di lavorazione, Concerto per

NEW YORK CITY, NY - JANUARY 6: Patti Smith and Sam Shepard attend PATTI SMITH and STEVEN SEBRING: OBJECTS OF LIFE Opening Reception at Robert Miller Gallery on January 6, 2010 in New York City. (Photo by CARRIE SHALTZ/Patrick McMullan via Getty Images)

(Photo by CARRIE SHALTZ/Patrick McMullan via Getty Images)

voce, suoni e immagini. L’attore e regista Dario Natale e  Antonio Cerra alla chitarra ripercorrono i testi di Shepard, alternandosi alle immagini di Paris, Texas, di cui egli è stato interprete e sceneggiatore.

Dario chi è per te Sam Shepard?

Ho sempre visto nella figura, negli occhi, nel corpo di Sam Shepard un sicuro riferimento. Penso alla foto della copertina di Fool for love, con lui che tiene in braccio Kim Basinger, che rappresenta il senso di quell’ unità di forza fisica ed intelligenza, duttilità e sagacia… Un’altra delle componenti del mio affetto risiede nel grande coinvolgimento che un film quale Paris Texas ha avuto verso la mia coscienza di uomo e di artista. Ricordo il perdurare di quella visione ancora adesso a distanza di tanti anni, il lungo cammino dell’attore Harry Dean Stanton (tra l’altro anche lui recentemente scomparso), con le musiche di Ry Cooder. Tutto ciò ha insomma contribuito a fare nascere in me una sorta di adorazione… la notizia della sua scomparsa mi ha colto anche per questo assai alla sprovvista, non che lo ritenessi immortale, ma quasi.

Perchè  un ‘Diario di lavorazione’?

L’idea di ” diario di lavorazione ” mi è venuta anche per le suggestioni musicali di cui è capace Antonio Cerra, questo chitarrista blues/artigiano -un p0′ ricorda Sam- che possiede una intera collezione di chitarre elettriche, alcune rare, che ripara e acquista ovunque,  e sopratutto suona da dio, ed ad orecchio, tutto un repertorio blues classico, afro blues ed altro. Una sera entro in un locale dove lui si divertiva a suonare, usava il bottleneck, il cilindro di acciaio che si mette al dito  che serve a tirare le note, ma passo oltre senza fermarmi, arrivo in uno spiazzo isolato, mi siedo su di una panchina, ed in quel momento ho avuto la sensazione che Antonio suonasse solo per me, e che vicino a lui c’erano anche Ry  Cooder, Tom, Herry, deserti da attraversare, motel da abitare ed altro ancora…Da qui è nata l’idea del tributo a lui,  cow boy dell’anima, che adesso cavalca probabilmente nelle celesti praterie di Manitù, come piaceva pensare ai suoi carissimi amici indiani di America. Ed io….ci credo!

 

è un gallo

o una donna che strilla in lontananza

è cielo nero

o sul punto di farsi blu cupo

è una stanza di motel

o la casa di qualcuno

è il corpo di me vivo

o morto

è il Texas

o Berlino Ovest
che ore sono comunque

quali pensieri

posso chiamare alleati

imploro una tregua

da tutti i pensieri

una pausa pulita

in spazio bianco

lasciatemi battere la strada

a testa vuota

almeno una volta

non sto elemosinando

non mi butterò in ginocchio

non sono in condizioni di combattere

(S. Shepard, Motel Chronicles)