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Discorsi alla nazione: Ascanio Celestini in scena all’Unical

Scritto da on 27 aprile 2015 – 11:59nessun commento

E’ uno degli artisti più talentuosi e versatili del nostro teatro, applauditissimo e pluripremiato in Italia e all’estero. I suoi spettacoli sono un viaggio nel ventre molle del nostro Paese, narrazione autobiografica che diventa corale, prove d’attore che si moltiplicano in preziosi testi letterari, canzoni, pellicole cinematografiche, installazioni artistiche. Teatro di denuncia e di impegno civile con il quale i prossimi 4 e 5 maggio Ascanio Celestini farà tappa al Teatro Auditorium dell’Unical a Rende (Cs) per presentare il suo ultimo lavoro, Discorsi alla nazione. Studio per uno spettacolo presidenziale.

ascanio celestiniSpettacolo che racconta la distanza abissale tra il potere e i cittadini, il primo chiuso in una torre d’avorio lontana milioni di anni luce dalla realtà, concentrato a praticare il gioco eterno della seduzione per catturare il consenso e la legittimazione popolare, a distorcere la verità, a manipolare le coscienze nascondendosi dietro il velo della democrazia.

Un fiume di voci, appartenenti a politici e a altri protagonisti della scena mediatica nazionale, distillato della distanza e dell’autoreferenzialità del potere. Poi entra in scena lui, Celestini, per spiegare, raccontare, svelare paradossi e incoerenze e il nocciolo duro di un pensiero unico, che appartiene da sempre a un’Italia geneticamente e irreversibilmente reazionaria e di destra. Nella quale l’avvicendarsi della monarchia sabauda, fascisti, democristiani, berlusconiani, ‘nuova’ sinistra non cambia la sostanza delle cose. Di fronte, lo stato di sopore e rassegnazione in cui è caduta la gente, in attesa del nuovo dittatore di turno, del Messia che porti la buona novella.

Celestini, nei panni dell’uomo di sinistra e poi in quelli degli abitanti di un fantomatico condominio, traccia le coordinate di un Paese in piena crisi di nervi, fa emergere dal chiacchiericcio nel quale siamo immersi tra discorsi televisivi, chiacchiere da stadio o da bar, gli stereotipi, la xenofobia, gli egoismi individuali e sociali che girano attorno ai bisogni più elementari, alle urgenze quotidiane, alla rinuncia a guardare oltre la patina smaltata e luccicante.

Il cecchino che, dalla sua finestra, spara sui passanti; quello che ha trovato “il suo posto al mondo solo grazie al fatto di tenere una pistola in tasca”; il proprietario snob dell’attico; l’uomo di sinistra che si svela sempre più razzista, maschilista, gretto, cattolico ben pensante, borghesuccio, più a destra della destra, come scrive Andrea Porcheddu, sono i personaggi di una commedia umana cinica e senza morale, in cui l’unica salvezza resta quella di accettare di vivere da gregari e parassiti, alle spalle del pesce grande, secondo la sintesi del tiranno alla fine dello spettacolo .

Discorsi alla nazione segna ancora una volta un punto in favore del Celestini narratore, che abbiamo conosciuto negli anni in Fabbrica, Radio Clandestina, La pecora nera, Scemo di guerra, capace di veleggiare tra il grottesco e l’ iperbole, di fare di ogni battuta un dardo che apre ferite che sanguinano.

Quando racconto, non sto scrivendo un articolo di giornale. Né sto raccontando in pizzeria una cosa che mi è successa. E non sto nemmeno facendo un processo! Altrimenti si rischia di finire fra quelle brutte istituzioni che si arrogano il diritto di dire la verità, di dire una volta per tutte come sono andate le cose. L’istituzione che vuole portare l’assoluto fra gli uomini a me fa paura.

 

Info

https://www.facebook.com/events/433535610141424/