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Eduardo, l’uomo, il teatro, la vita, in un progetto firmato Unical

Scritto da on 24 gennaio 2014 – 10:16nessun commento

A trent’anni dalla morte il CAMS dell’Università della Calabria, insieme alle Università di Salerno (e la Fondazione Salerno Contemporanea), Messina e Suor Orsola Benincasa di Napoli, al Centro Sperimentale di Cinematografia/Cineteca Nazionale, alla Fondazione Eduardo De Filippo, al’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, con la collaborazione della Ripley’s Film e dell’associazione Fata Morgana rende omaggio ad uno degli artisti che tutto il mondo ci invidia, Eduardo De Filippo, con I giorni e le notti: l’Arte di Eduardo, un progetto diretto e coordinato da Roberto De Gaetano e Bruno Roberti.

I giorni e le notti debutta dal 3 al 7 febbraio 2014 all’Unical per toccare sino al 31 ottobre 2014 tutte le altre città coinvolte con presentazioni di libri, film, incontri, spettacoli teatrali, che consentiranno al pubblico di conoscere l’ ‘universo’ Eduardo in tutte le sue sfaccettature.

 

Fratelli_De_FilippoUn destino segnato, il suo. Figlio naturale del grande attore e drammaturgo Eduardo Scarpetta (protagonista riconosciuto del teatro napoletano tra ‘800 e ‘900) e di Luisa De Filippo, con i fratelli Titina e Peppino inizia a salire sul palcoscenico ancora bambino nella compagnia di Vincenzo Scarpetta (figlio legittimo di Eduardo), nella quale entra stabilmente a 14 anni.

 

Eduardo non impiega molto tempo a rivelarsi per quello che è, un vulcano. Di giorno scrive e di sera sale sul palcoscenico, recita nelle migliori compagnie teatrali dell’epoca, ne fonda una propria con i fratelli, acquista l’antico Teatro S. Ferdinando, lo restaura e ne fa la propria ‘casa’ artistica. Qui vengono rappresentati i suoi capolavori: Natale in casa Cupiello, Napoli milionaria!, Questi fantasmi, Filomena Marturano,  Sabato, domenica, lunedì.

 

eduardo3Il suo straordinario talento e la sua faccia malinconica e spigolosa non passano inosservati anche nel cinema che accoglie Eduardo a braccia aperte come sceneggiatore, attore e regista di film indimenticabili, da Napoli milionaria! (con Totò) a Matrimonio all’italiana a Napoletani a Milano e dalla Televisione, alla quale si dedica per molti anni.

 

 

Se il teatro attinge a piena mani dalla vita, in Edoardo ha trovato la sua fonte aurea alimentandosi della galassia di personaggi malinconici, dolenti, cupi, chiusi in sé stessi, patetici, surreali, emblemi di una commedia umana che da secoli viene rappresentata dai teatri dell’antica Grecia ai vicoli di Forcella. Nessuno sa farlo meglio di Eduardo. Il suo volto scavato, le spalle curve, il passo lento, quasi impercettibile, le pause, l’abilità di creare atmosfere sospese in cui si innerva improvvisamente il guizzo di uno sguardo o di una battuta non sono una pallida imitazione della vita ma la vita.

 

Sul palcoscenico Eduardo non è un personaggio ma sé stesso nella sua essenza più profonda.

Lo dice bene Vittorio Gassman che riconosce ad Eduardo di avere saputo conciliare i due estremi dell’attore, essere sé stesso e diventare il personaggio e così come

Beckett giunse ad annullare lo stesso strumento espressivo di cui si serviva, la parola, così Eduardo recita talmente bene che è arrivato a non recitare più: non è un attore, è un’altra cosa
I giorni e le notti offre al pubblico numerose testimonianze della grandezza di questo genio, anche grazie alla rilettura di attori come Peppe Carullo e Cristiana Miniasi (che reinterpretano in un laboratorio/spettacolo Dolore sotto chiave) e Toni Servillo (in tournée con Le voci di dentro), protagonista di una giornata di studi da non perdere sulla tradizione attoriale, la maschera e la drammaturgia di scena.

T.Servillo. Ph. F. Esposito

T.Servillo. Ph. F. Esposito

A Salerno si ripercorrerà il rapporto tra Edoardo ed i grandi protagonisti del teatro del XX secolo, da Pasolini a Strehler, da Carlo Cecchi a Leo de Bernardinis a Laurence Olivier.

 

La tappa romana fa invece il punto sul legame tra Edoardo ed il mezzo televisivo, amato-odiato, senza dimenticarne la grande “lezione di drammaturgia”, di cui gli sono debitori molti tra registi ed attori anche delle ultime generazioni.

Nelle giornate messinesi verrà esplorato invece il rapporto di Edoardo con la/le scrittura/e, attraverso la produzione poetica, l’amicizia con Totò, l’incontro con Shakespeare, che apre le porte alla contaminazione tra due antiche genealogie artistiche e culturali, alle quali sono stati giustamente restituiti valore e dignità.

 

In occasione del trentennale della morte, il 31 ottobre, la carovana edoardiana approda a Napoli per dialogare intorno ai tòpoi del suo teatro ed alle multiformi relazioni  con miti e luoghi comuni dell’universo napoletano e del Sud più in generale.

 

A I giorni e le notti partecipano, tra gli altri, studiosi come Orio Caldiron, Gabriele Pedullà, Nadia Fusini, Marino Niola, attori e drammaturghi come Spiro Scimone, Fausto Paravidino, Iaia Forte, Saverio La Ruina, Dario De Luca.

 

L’arte di Eduardo” non è una tra le altre. E’ qualcosa di più, è l’arte capace nel suo essere diurna e notturna allo stesso tempo di riprendere la linea scettica del “dramma borghese” per calarla nella tradizione delle maschere popolari italiane; di promuovere la lingua “bassa” del dialetto a lingua “alta” del pensiero; di dare corpo e cove sulla scena e sullo schermo ad un “romanzo teatrale” dove i destini dell’uomo incrociano quelli della storia; di attraversare momenti e movimenti storici (neorealismo) declinandone la drammaticità in forme fantasmatiche e grottesche; di pensare e costruire una commedia, anche cinematografica, dove il colore “rosa” dei giovani e del futuro è schiacciato da quello “nero” dei vecchi; di restituire impietosamente le forme dell’istituzione cardine della famiglia; di perseguire la ricerca impossibile, ma irrinunciabile, dell’umanità dell’umano, che la grande arte non ha smesso e non smetterà mai di compiere, radicando questa ricerca nello spaziotempo di una nazione, l’Italia, e di una città, Napoli; in definitiva, di riconsegnarci l’approdo ultimo, novecentesco, di un sentimento scettico e disincantato del mondo, di una condizione esistenziale segnata dalla solitudine come ritiro dalla vita, anche se “A vita, secondo me, significa tutto. E dicendo tutto, voglio dicere tutto” (Mia famiglia). E’ per questo, perché la sua arte ci riguarda da vicino, e da molto vicino riguarda la storia e l’identità di un secolo e di una intera nazione, che quest’anno, nel trentennale della morte, ne vogliamo parlare, affinché il ricordo sia la forma viva per una comprensione del presente ed una apertura del futuro. (Roberto De Gaetano, Bruno Roberti)