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Enrique Vargas ed il Teatro dei Sensi a Catanzaro

Scritto da on 1 ottobre 2010 – 03:18nessun commento

Si è concluso sabato 25 settembre a Catanzaro il Workshop del Teatro de Los Sentidos.

Ogni giorno intrecciamo il nostro filo nella grande ragnatela della vita, intersechiamo altri fili, li abbandoniamo, torniamo indietro, percorriamo altre strade, un circuito eterno fatto di storie, odori, sapori, suoni, parole ……….

L’invisibile, il lato oscuro dell’esistenza, i sensi sono stati al centro del Laboratorio del Teatro de Los Sentidos (Teatro dei Sensi), condotto da Giovanna Pezzullo e Nelson Jara, quattro giorni intensi di lavoro conclusi da una presentazione dell’attività nelle sere del 24 e 25 settembre, che ha riscosso notevoli consensi di pubblico e critica.

L’iniziativa è stata promossa e finanziata dall’associazione culturale Confine Incerto,  in collaborazione con il Caffè delle Arti, con il coordinamento organizzativo di Emanuela Bianchi.

Il workshop si colloca all’interno del progetto Habitantes che il  Teatro de Los Sentidos, creato e diretto dal noto regista ed antropologo colombiano Enrique Vargas, ha realizzato a Barcellona, Copenaghen, Lille,  Napoli e Palermo (e probabilmente proporrà a breve anche a Singapore) nell’intento di esplorare i complessi legami tra la memoria e la poetica dei sensi individuale e le città, tra  labirinti umani e gli spazi in cui viviamo.

<< Le città nascono per gli uomini ma questa dimensione umana mano a mano si è persa – aggiunge Giovanna Pezzullo- . Ormai le città sono non di chi le vive ma di chi le governa.  Habitantes vuole aiutare gli uomini e le donne a riappropriarsi della città, a ricordare che la città è nostra  ed è stata realizzata dai nostri nonni,  che la vivranno i nostri figli, che siamo noi che la viviamo e la facciamo andare avanti. In fondo è questo che vogliamo risvegliare. Questo progetto è nato anche da “Le città invisibili” di Italo Calvino. In una storia Calvino fa uno zoom su un corrimano, facendoti immaginare come sia stato toccato da tante persone che vi hanno impresso le loro energie. La stessa cosa è per le città che sono piene delle energie di tutti coloro che vi hanno vissuto e che vi vivono e vi vivranno. In un certo senso il Teatro dei sensi è anche un atto politico. Lo spettatore quando va a teatro è passivo, guarda. Nei nostri spettacoli lo spettatore è attivo e scopre qualcosa di sé stesso attraverso un domanda, un mito, un racconto, un odore. E’ un teatro che risveglia,  che chiede:  se ci sei, sei vivo. Un atto di risveglio che ricorda che siamo noi i padroni di noi stessi>>.

Poetica dei sensi e miti fondativi occupano un ruolo centrale nei progetti ideati da Enrique Vargas con gli allievi del Teatro de Los Sentidos.

<< Enrique Vargas, il nostro regista -prosegue ancora Giovanna- sostiene che  noi non abbiamo cinque sensi, ne abbiamo uno con tante finestrelle. Noi siamo capaci di toccare con un odore, di gustare qualcosa con un suono, perché  i sensi si mescolano,  non sono divisi, non li usiamo in maniera schematica. Negli spettacoli del  Teatro de Los Sentidos, usiamo il linguaggio dei sensi per risvegliare la memoria degli spettatori, che è fatta di ricordi, di esperienze, di una memoria antica.

Viviamo nella dittatura del visuale che ci impone continuamente di guardare, vedere,  addormentando i sensi dell’olfatto e dell’udito. Noi lavoriamo in una dimensione oscura perché i sensi possano risvegliarsi e ritrovare quell’antica forza che avevano un tempo>>.

Dal linguaggio sensoriale e dalle sue infinite possibilità e declinazioni è partito il laboratorio realizzato a Catanzaro che ha avviato, in questa prima tappa, una riflessione sul complesso reticolo di rapporti tra Catanzaro, la sua storia ed i suoi abitanti.

Nelson precisa che  <è Catanzaro. Ci interessa questa città dove entri in una via e trovi una strada piena di cose, un signore  che conosce la storia di questa via, una signora che sa le abitudini del quartiere. Queste storie che si intrecciano reciprocamente costituiscono  la ricchezza di una città. Per questo siamo qui , per ascoltare i ragazzi che ci raccontano la loro storia e quella dello spazio in cui vivono. Abbiamo girovagato nel centro storico,  siamo andati nei vicoli,  ne abbiamo visto uno pieno di fiori odorosi, carico di storie e segreti,  in cui è stato bello perdersi.  Fuori dalla regione normalmente di Catanzaro non si parla mai. Nessuno sa com’è fatta e quando si arriva non si sa cosa aspettarsi,  invece la città è bella, ha i suoi misteri, i suoi segreti, i suoi scorci, è molto interessante.  L’impressione è che sia una città che vuole rivelarsi al mondo con una gentilezza estrema ma sincera ma anche con la sua durezza>>.