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Europa chiama Calabria risponde ad Europe Connection. Ne parlano Saverio Tavano, Emilia Brandi e Ernesto Orrico

Scritto da on 20 febbraio 2018 – 10:34nessun commento

Ha vinto il Premio Speciale Ubu 2017 “per il pluriennale contributo di accompagnamento e conoscenza della drammaturgia italiana in Europa e di quella straniera in Italia, attraverso azioni di traduzione, mise-en-espace e confronto critico.” Ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento sono due donne Claudia Di Giacomo e Roberta Scaglione, e la loro organizzazione, Pav. Cinque anni fa hanno ideato un progetto, Fabulamundi. Playwriting Europe, che, per l’appunto, mette in scena la nostra contemporaneità, attraversata dalla drammaturgia europea.

 

saverio-tavano-3E’ nato così un network che tocca dieci nazioni che fanno parte dell’UE e coinvolge altri tredici partner tra compagnie e enti pubblici svolgendo, di fatto, come specifica la menzione dell’Ubu, “un’attività di supplenza” a una progettualità, sempre più carente, tradizionale appannaggio di istituzioni politiche e culturali.

Un circuito che oggi tocca anche la Calabria grazie a Primavera dei Teatri, il festival ideato e diretto da Scena Verticale a Castrovillari, che per tre anni, dal 2018 al 2020, si incaricherà di promuovere e diffondere la nuova drammaturgia europea e di creare fertili reti di dialogo e confronto tra questa e le compagnie teatrali calabresi, spesso tagliate fuori dalle reti nazionali, per non parlare di quelle internazionali. Compagnie alle quali viene aperta una finestra su quanto offre di meglio la scena del Vecchio Continente e interessanti opportunità di lavoro oltre ad una ottima ribalta fuori dai confini regionali. Il progetto si chiama Europe Connection. La drammaturgia europea in Calabria, è firmato da Primavera dei Teatri in partenariato con Fabulamundi. Playwriting Europe e il sostegno della Regione Calabria e del Comune di Cosenza. La Regione, in particolare, ha messo sul tavolo 11 milioni di euro nel triennio, pensando, come afferma il Presidente della Giunta Mario Oliverio, a un’azione di sistema sul settore dell’audiovisivo, sul sistema museale e musicale, insieme ad azioni di valorizzazione dei borghi.

Europe Connection coinvolgerà nove drammaturghi stranieri e nove artisti calabresi, tre ogni anno, che si occuperanno di scegliere i testi, tutti rigorosamente per la prima volta tradotti –e successivamente pubblicati- in Italia, di lavorare insieme in una residenza  della durata di una settimana in Calabria e di curare infine l’allestimento dell’opera. Accanto alla joint venture tra drammaturghi e artisti c’è un’altra novità, data dall’affiancamento delle compagnie di due critici, uno dei quali calabrese.

alexandra badeaTutti gli spettacoli debutteranno a Primavera dei Teatri, alla presenza della stampa e degli addetti ai lavori italiani e stranieri dal 26 maggio al 3 giugno 2018.

Le residenza sono state inaugurate il primo febbraio scorso a Roccelletta di Borgia (CZ) con un testo di Alexandra Badea (Extremophile), che mette in scena la fredda violenza di una società cinica e disincantata, diretto da Saverio Tavano e prodotto da Nastro di Mobius, osservatore critico il giornalista Renzo Francabandera. E’ appena partita una seconda residenza all’ Università della Calabria, Rende (CS) che coinvolge il pluripremiato drammaturgo polacco Tomasz Man e il suo 111, storia di normale violenza e solitudine familiare, insieme alla compagnia Emilia Brandi /Ernesto Orrico (Produzione Zahir) e, come osservatore critico, alla giornalista e scrittrice Katia Ippaso.

A chiudere questa prima fase, negli spazi di Bocs Art a Cosenza, sarà un lavoro del drammaturgo ceco Roman Sikora, Confessione di un masochista, affidato alla regia di Francesco Aiello (Produzione Rossosimona), osservatore critico Leonardo Mello. A tutti i e tre i progetti presterà il suo sguardo critico la giornalista reggina Paola Abenavoli, che si occupa da tempo del rapporto tra teatro, cinema e territorio.

Nella sede di Scena Verticale sono arrivati un centinaio di testi provenienti da diversi Paesi ma che indagano e raccontano le aporie dei nostri tempi, disagio e disinganno, temi comuni al di qua e al di là delle Alpi. Certo, non è semplice trovare una sintesi tra modi diversi di pensare il teatro o di tradurre in italiano termini che sono propri di altre lingue, come afferma Alexandra Badea, ma la sfida, stimolante, è anche questa.

Abbiamo chiesto a Saverio Tavano, a Ernesto Orrico ed Emilia Brandi di parlarci delle rispettive esperienze. Ecco quello che ci hanno detto. Ne è uscito fuori un dialogo a più voci e una serie di riflessioni sul teatro contemporaneo in Europa e più in generale sul modo di fare ed essere teatro oggi.

 

Allora, partiamo dalle opere che avete scelto per il vostro allestimento…

SAVERIO TAVANO. Un extremophile è un microrganismo che sopravvive e prolifera in condizioni ambientali proibitive ed ha straordinarie capacità di adattamento in ambienti ostili per qualsiasi altro essere 21vivente. Per i ricercatori è l’elemento primordiale della vita.

Alexandra Badea nel suo testo racconta tre storie che testimoniano la fredda violenza di una società cinica, che nonostante le condizioni estreme riuscirà comunque a sopravvivere.

Un uomo che tenta di ricucire il rapporto amoroso con il suo amante tenendo moglie e figli all’oscuro dei fatti, si destreggia tra compromessi, bugie, strategie; un pilota di droni militari che bombarda una città del Medio Oriente disseminando morte dalla sua postazione nel deserto del Nevada; una giovane scienziata disillusa che abbandona la ricerca universitaria per rincorrere una ricca carriera al servizio delle multinazionali.

EMILIA BRANDI. 111 di Tomasz Man affronta il tema della disumanizzazione e della violenza insita in una dimensione familiare, in cui è decisiva la mancanza di reale comunicazione e l’incapacità dei genitori di rispondere in maniera coerente alle esigenze fisiche ed emotive dei propri figli. Protagonista è una famiglia tipica: Madre, Padre, Sorella, Figlio.

L’autore non dà alcuna indicazione sullo spazio scenico o sulle azioni. Le uniche didascalie sono delle pause, cesure ritmiche e semantiche al continuo accumularsi di informazioni sulla condizione interiore dei personaggi e sugli eventi della vita del figlio a partire dal suo indesiderato concepimento. Il dialogo è costituito da battute a frasi singole, che dipingono un quadro abbastanza cupo e doloroso dell’organismo famiglia: un padre brutale, una madre amara e poco empatica, un adolescente solitario e smarrito, incapace di legarsi a nessuno essere umano, neanche a quelli più vicini a lui. L’insofferenza e l’odio dell’adolescente hanno una crescita lenta e inesorabile, che neanche l’apporto emotivo e la parziale comprensione della sorella sono sufficienti a frenare.

 

Cosa vi ha spinto a scegliere questi testi?

WROCLAW 09.06.2005 Tomasz Man - rezyser teatralny Fot.Bartek Sadowski/ Forum

SAVERIO TAVANO. Scegliere Extremophile non è stato facile. Tra la lista delle drammaturgie fornita da Primavera dei Teatri per il Progetto Europe Connection sicuramente è il testo più estremo, per ciò che concerne la storia e la composizione drammaturgica. Sapevo fin da subito che il lavoro mi avrebbe portato a un salto nel vuoto, a una nuova visone del mio fare teatro, alla ricerca di un nuovi linguaggi, un po’ estremi, così come le vite dei personaggi che Alexandra Badea costruisce con precisa dovizia, facendoli saltare emotivamente da una situazione vertiginosa all’altra, come un acrobata parkour sui cornicioni dei tetti di una città metropolitana.

Extremophile è quasi una sceneggiatura più che una drammaturgia teatrale, che a ritmo di battuta crea nella mente di chi legge una serie di immagini filmiche, immagini taglienti, mai accomodanti, nonostante i personaggi siano spesso seduti su un sedile di un aereo di linea o una sedia d’ufficio.

EMILIA BRANDI. 111 racconta una storia universale. Il testo è privo di note, e la composizione e la progressione ritmica sono davvero interessanti e aprono diverse possibilità interpretative. Protagonista è una famiglia abbastanza ‘irrazionale’, ma non completamente fuori dall’ordinario. Uno degli aspetti che più hanno catturato la mia attenzione è lo sviluppo della violenza all’interno di questo nucleo familiare, inaspettato eppure evidente.

ERNESTO ORRICO. I testi che Primavera dei Teatri, attraverso PAV/Fabulamundi, ci ha proposto, ci hanno aperto gli occhi sulla realtà della drammaturgia europea, che è ricca di stili e varianti. La nostra scelta alla fine è caduta su un testo affilato e doloroso che crediamo ben si adatti anche alla realtà italiana di questi anni.

 

Il grande Stanislavskij racconta nella sua autobiografia il suo incontro con il drammaturgo V.I. Nemirovic-Dancenko per mettere in piedi una nuova compagnia. Ne scaturirà un vero e proprio contratto scritto con la definizione secca dei reciproci ambiti: “Il diritto di veto per la letteratura appartiene a Nemirovic-Dancenko, quello artistico a Stanislavskij“.  Il rapporto tra chi scrive l’opera e chi la mette in scena non è mai semplice come si penserebbe. Qual è stato il vostro incontro con Alexandra Badea e Thomasz Man?

SAVERIO TAVANO. Il confronto tra me, il cast e l’autrice è stato fondamentale, necessario, soprattutto nel brandi orricofissare numerosi elementi nella scrittura che nel processo di traduzione all’italiano vengono inevitabilmente perduti. Siamo partiti dall’origine delle storie, da ciò che ha stimolato l’autrice nel delineare i personaggi, analizzandone il senso politico e l’urgenza nel trattare tematiche fortemente coerenti al contingente, trovare il kairos coi nostri tempi.

Un lavoro in piena condivisione con gli attori coinvolti: Emanuela Bianchi, Filippo Gessi e Andrea Naso. Nei sei giorni intensivi di residenza ho chiesto all’autrice di lavorare attivamente con gli interpreti. Il processo scaturito è stato notevolmente interessante non solo da un punto di vista pedagogico, ma eziologico, rispetto al processo di creazione drammaturgica.

Questo testo ti porta inevitabilmente a ricercare la densità psicologica che i tre personaggi possiedono, ma che non esternano attraverso un processo di azioni fisiche dirette. Per questo abbiamo fin da subito canalizzato il nostro lavoro sull’analisi introspettiva del personaggio, lavorando su una recitazione quasi cinematografica, accordandoci su un comune codice comunicativo. Un processo molto difficile e delicato, che richiede fortemente un substrato di informazioni ed emozioni organiche da parte dell’attore, quasi brechtianamente, tentando però di tenere sulla scena quella densità emotiva di cui si nutrono i personaggi.

EMILIA BRANDI. Nella nostra formazione abbiamo incontrato alcuni maestri e artisti internazionali (José Sanchis SInisterra, Peter Zazzali, Stephan Wolfert), e, con Ernesto, abbiamo lavorato con la regista israeliana Orly Noa Rabynian. Tuttavia, non avevamo finora collaborato con un autore straniero e … ci stiamo mettendo in gioco con grande entusiasmo. Credo che l’incontro con Tomasz Man ci dia l’opportunità di indagare meglio i personaggi, e verificare e approfondire le idee/immagini collezionate con le prime letture del testo.

ERNESTO ORRICO. La possibilità di incontrare un autore di teatro estraneo al nostro consueto ambiente e l’opportunità di aprire un confronto su una traduzione inedita in Italia ci hanno stimolato subito per la voglia che abbiamo di mettere alla prova il nostro approccio alla materia teatrale. C’è in noi in questo momento l’ebbrezza dalla scoperta, di un piccolo salto nell’ignoto della poesia.