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Eva vs. Fedra: va in scena a Reggio la Fedra di Eva Cantarella

Scritto da on 23 luglio 2014 – 08:34nessun commento

Domenica 27 luglio h.21.30 al Teatro Zanotti Bianco (Via Melacrino 37) di Reggio Calabria va in scena Fedra. Diritto all’amore, un viaggio compiuto da una delle più importanti studiose dell’antichità, Eva Cantarella, su e intorno la figura di Fedra, che ha ispirato da sempre grandi scrittori, da Euripide a Seneca a Racine.

 

Foto-spett.-FEDRAA interpretare Fedra, in questa produzione del Festival delle Eccellenze femminili, è Galatea Ranzi, tra le nostre migliori attrici, vincitrice di premi prestigiosi come l’ Ubu e il Premio Eleonora Duse, protagonista del teatro di Luca Ronconi (Re Lear, di Shakespeare, Il sogno di Strindberg, Lolita di Nabokov, Quel che sapeva Maisie di James, Le baccanti di Euripide,  Prometeo incatenato di Eschilo) e del cinema d’autore italiano, da Sorrentino a Virzì e Piccioni.

 

La storia è nota. Fedra, moglie in seconde nozze di Teseo, re di Atene, conosce il figliastro, Ippolito, e se ne invaghisce. L’amore per Ippolito, bellissimo, giovane e selvaggio nella sua caparbietà e passione per la vita, travolge Fedra fino alla vendetta e al suicidio e porta il giovane alla morte. Fedra “la luminosa” è una donna tormentata ma consapevole, ribelle e determinata nella trasgressione, pronta a sfidare la condanna morale della famiglia e della società, pur di affermare la propria libertà.

 

Eva Cantarella ha lavorato a lungo sui testi di Euripide (Ippolito coronato e Ippolito velato, del quale ci sono pervenuti solo alcuni frammenti) e ne ha fatto una sorta di work in progress che si è sviluppato in una serie letture a più voci in diversi teatri, indagando nelle pieghe della tragedia, a partire, intanto, dal perché Euripide abbia avvertito l’esigenza di tornare più volte sul mito, offrendo ogni volta un volto di Fedra diverso.

 

Nella lettura della Cantarella Fedra è una donna di oggi, a conferma di un mito che supera le barriere del tempo per consegnarci domande e misteri,galatea ranzi che ci interrogano ieri come oggi.

 

Nessuna predestinazione divina né maledizione ma passione e intelligenza, consapevolezza e determinazione di una donna pronta a rivendicare –e pagare- le sue scelte. Fedra o dell’impossibilità dell’amore per un uomo giovanissimo, votato alla dea Artemide e convinto assertore della propria verginità. Teatro e cinema si innestano sulla scena nel dipanarsi della storia che procede per flashback, attraverso i quali Fedra rivive il dramma, dopo la morte di Ippolito, tra spezzoni di filmati, video scenografie, sovrapposizioni visive e sonore.

 

Lo spettacolo è preceduto dal monologo Pasifae, di Filippo Gessi, con Teresa Timpano, in una produzione della compagnia Scena Nuda.