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Giovanna d’Arco – La Rivolta inaugura Primavera dei Teatri 2016

Scritto da on 30 maggio 2016 – 08:12nessun commento

Alcuni anni fa Maria Luisa Spaziani confessò di avere scritto un poemetto su Giovanna d’Arco “con passione e inesplicabile furia”. Uno stato d’amico probabilmente condiviso da Carolyn Gage, autrice di Giovanna d’Arco-La Rivolta, che ha aperto la 14ma edizione di Primavera dei Teatri a Castrovillari domenica 29 maggio.

Perché qualunque sia l’idea che ci siamo fatta di Giovanna, qualunque sia il ritratto che ne hanno foto Michele Bevilacquafatto in parole o in musica, a teatro o al cinema, di giovane ingenua e disinteressata, devota e caritatevole o forte e volitiva, comunque alla Pulzella più famosa della storia non si può rimanere indifferenti. A 13 anni Giovanna comincia a sentire delle voci che le chiedono di soccorrere Carlo VII di Francia nella guerra contro gli inglesi. A 17 conduce l’esercito francese alla vittoria, anche se le sorti della guerra sembrano apparentemente segnate in favore dei cugini d’oltremare. A 19 cade nelle mani degli inglesi e, con la complicità della Chiesa, viene messa a morte sul rogo. Una vita breve e intensissima, appassionata e drammatica, che lascerà un segno indelebile nella storia e nella cultura francese e non solo, diventando un vero e proprio mito.

Ad esserne colpita è anche Carolyn Gage, drammaturga, performer, regista e attivista, che in questo suo lavoro d’esordio, vincitore del Lambda Literary Award in Drama, tradotto da Edy Quaggio, racconta una Giovanna ribelle, fuori dagli schemi, irriverente, scaltra più dei suoi giudici, impenitente e incrollabilmente fedele alla propria visione. Una donna che si taglia i capelli, si Giovanna d'Arco-la rivolta_guerraveste da uomo, guida eserciti, si lancia in battaglia, più volte viene ferita e più volte riprende le armi. Lei, semplice contadina figlia di povera gente, dialoga, disserta, tiene testa con argomentazioni di alta teologia a regnanti, letterati, alti prelati, li prende in giro, usa le armi dell’ironia e del sarcasmo per smascherare la pesante cappa di misoginia che la avvolge.

E’ una Giovanna forte e libera, consapevole di sé stessa e di dove vuole arrivare, molto più vicina alle donne di oggi che alle sue compagne. La Gage ne fa una ragazza anoressica, in fuga da un padre violento e dal destino che qualcun altro ha cucito su di lei. Giovanna-Jeanne è anche la Carolyn che fugge da famiglia e lavoro e fa il suo coming out, rendendo pubblico il suo essere lesbica.

Cominciavo a capire le fonti della rabbia, della confusione e dei problemi di identità che avevo provato da ragazza, e come le varie cospirazioni impedissero sia alle lesbiche che alle sopravvissute di rivendicare la propria identità. Volevo creare un personaggio che potesse trasformare la vergogna in orgoglio, il dubbio su sé stessa in convinzione militante, e l’odio per sé stessa in un’esplosione di rabbia verso un sistema determinato a mettere le donne l’una contro l’altra, ma soprattutto contro sé stesse.

Sono partiti da qui Ester Tatangelo e Luchino Giordana, registi dello spettacolo, presentato in anteprima nazionale a Castrovillari, nel confrontarsi con Carolyn Gage, e la sua visione della Pulzella, nel costruire insieme all’attrice Valentina Valsania un personaggio a tutto tondo, che rivendica la sua purezza e la sua intransigenza destando ammirazione, complicità, ma soprattutto giovanna d'arco 2457-coloripaura, anche in colui, Carlo VII, per il quale Giovanna combatte e muore.

Jeanne con le sue visioni e la sua testarda determinazione che la rendono inaccessibile e irriducibilmente sola. A capo dell’esercito o in prigione, è sola, sempre, questa “bambina sacra”, chiusa in una torre con le sue voci, con la sua irrimediabile diversità rispetto all’immagine di donna, moglie e madre, con la sua identità forte e potente. La stessa che la porta sul campo di battaglia, sotto le mura da espugnare, che la fa rialzare ogni volta che viene ferita, che la fa gridare di rabbia ogni qualvolta viene negata nella sua essenza.

La mia storia non è solo mia, dice la Giovanna della Gage, non è un tassello come tanti nella Storia con la maiuscola, ma è la storia di tutte le donne, come lo sono la mia sofferenza, le mie crociate, i miei errori.

Le voci che sento io sono anche le vostre. E le voci che sentite voi sono anche le mie.

(Ph. Angelo Maggio)