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Giro d’Italia in venti regioni al Teatro Argentina. Con una piéce di Saverio La Ruina

Scritto da on 11 settembre 2017 – 10:45nessun commento

Un palcoscenico immerso nell’oscurità, illuminato da una luce fioca, niente scenografia, solo una sedia, e lui, che sussurra, ricorda, tesse i fili di una, dieci, mille storie, ognuna dissimile eppure uguale a tante altre, seguendo i destini di ciascuno e di tutti. Come le fiumare della terra di Calabria, le parole scorrono sottoterra, si arricchiscono di preziosi elementi e conquistano l’energia necessaria alla risalita, continuano a scorrere in superficie, alla luce del sole per reimmergersi ancora, e così di seguito in un circolo infinito. Il teatro di Saverio La Ruina è fatto di tutto questo, un continuo immergersi –con sensibilità e forza insieme- nei cunicoli profondi della vita, nelle pieghe …

dell’esistenza, nell’incapacità –o forse impossibilità- del dire, del trovare le parole per dire, per risalire alla fine verso l’esterno, verso quel corpo che spesso si trasforma in gabbia, in cui migrano disagio, dolori, LA RUINA 1621 689x283gioie.

La Ruina è uno degli attori più bravi e più amati del teatro italiano, unanimemente riconosciuti dalla critica che lo ha più volte premiato e dal pubblico che lo segue, in Italia e non solo.

Sarà l’attore, regista e drammaturgo di Castrovillari a rappresentare la Calabria nel progetto speciale targato Mibact e firmato dal Teatro di Roma intitolato Ritratto di nazione – L’Italia al lavoro. Venti quadri teatrali dalle regioni del Paeseche raccoglie volti, storie e linguaggi, peculiarità geografiche, naturali, sociali, antropologiche, linguistiche delle regioni italiane.

20 pièce, commissionate ad altrettanti autori, uno per ciascuna regione, che affrontano e indagano la tematica del lavoro nelle sue diverse sfaccettature e punti di vista. Una sinfonia corale che, in questa prima parte, va in scena al Teatro Argentina dall’11 al 16 settembre con 11 movimenti che parlano dell’Italia di oggi, firmati da noti scrittori e drammaturghi, come il premio Nobel Elfriede Jelinek (che ha scritto il prologo), Davide Enia, Alessandro Leogrande, Wu Ming 2, Ulderico Pesce, Michela Murgia, Marta Cuscunà, Marco Martinelli.

Sul palcoscenico del Teatro Argentina tra tubi, piattaforme, scale di ferroritratto7 che evocano un cantiere in continuo mutamento, gli “attori-operai costruiscono e smantellano ponteggi e impalcature di monumenti in restauro, edifici semifiniti del nostro Sud e costruzioni simbolo di un Nord a doppia velocità”, accompagnando l’alternarsi dei brani drammaturgici (30 minuti ciascuno). E intanto sul palco va componendosi “lo spaccato di un’Italia che si racconta “al lavoro” attraverso l’eco delle proprie lingue, tradizioni, memorie”. Saverio La Ruina propone una riflessione sul tempo e una modernità sempre più alienata in 30 minuti, percorso urbano e storico, che parte proprio da Castrovillari mentre attori come Giuseppe Battiston, Roberto Citran, Michele Placido, Maddalena Crippa mettono in scena gli effetti perversi della globalizzazione, lo sfruttamento del lavoro, le lotte sindacali del passato e oggi interi comparti industriali destinati all’estinzione o a metamorfosi sottratte al controllo della politica, le infiltrazioni delle mafie, lo sfruttamento forsennato delle risorse che arricchisce le multinazionali a scapito delle popolazioni.

Un affresco sfaccettato, ben rappresentato dall’opera di Liu Xiaodong, scelta per la locandina, che si ispira alritratto2 Quarto Stato di Pelizza da Volpedo per raccontare chi sono gli ultimi oggi nei diversi angoli del mondo.

Sono quattro i ritratti teatrali che il direttore Antonio Calbi ha messo in cantiere da maggio 2014, sorta di “manifesti programmatici” che vogliono  restituire al teatro la sua funzione sociale, il suo essere strumento di indagine del presente, sperimentando un modello di certo non facile come quello della creazione a più mani, per comporre “polittici” che conducono il pubblico fino a notte fonda per parlare del nostro presente.