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Ha 40 anni ma non li dimostra, Mistero Buffo , l’opera di Dario Fo, in scena in Calabria

Scritto da on 9 agosto 2011 – 08:48nessun commento

Giovedì 11 agosto a Soveria Mannelli (Cz), nell’ambito di Sveglia Italia, il format di eventi organizzati per l’estate,  Mario Pirovano riporta sul palcoscenico uno dei testi cardine del teatro,  italiano e non, del ‘900, Mistero buffo.

Rappresentato per la prima volta da Dario Fo nel 1969, Mistero Buffo è una straordinaria ed esplosiva miscela in cui la narrazione della vita di Gesù, attraverso una serie di racconti ispirati alla tradizione popolare e ai Vangeli apocrifi, diventa il pretesto per rileggere in chiave satirica la realtà,  utilizzando strumenti tipici della tradizione popolare, il gusto per il grottesco e l’iperbole  ed un linguaggio fortemente onomatopeico, il grammelot.

Mistero buffo. Il manifesto della prima rappresentazione (1969)

Opera antesignana di quel teatro di narrazione sviluppato negli anni successivi in Italia ed all’estero, Mistero buffo si richiama ai Misteri medievali ed alle rappresentazioni di giullari e cantastorie, esaltandone soprattutto la matrice antimoralista e anticlericale, per svelare –con la potenza della satira e della risata- il reale volto di una Storia ‘altra’ rispetto a quella ‘ufficiale’.

Mario Pirovano, amico e sodale della coppia più famosa del teatro italiano, sceglie di rappresentare quattro giullarate del Mistero buffo ( La fame dello Zanni, La resurrezione di Lazzaro, Il primo miracolo di Gesù Bambino, Bonifacio VIII) esaltando la ricchezza semantica del testo ed il suo sapore beffardo e dissacratorio,  reggendo magnificamente il confronto con un grande interprete come Dario Fo .

<< Recitavamo in un capannone di una piccola fabbrica dismessa dalle parti di Porta Romana che noi avevamo trasformato in una sala di teatro con il nostro gruppo. In quell’occasione Franca ed io ci alternavamo sul palcoscenico eseguendo monologhi di tradizione popolare, tratti da giullarate e fabliaux del medioevo, non solo italiane, ma provenienti da tutta Europa.

Lo spettacolo ottenne grande successo e venne replicato centinaia di volte nel nostro teatro di via Colletta, in palazzetti dello sport, chiese sconsacrate, locali cinematografici, in balere e perfino in teatri normali.

 

Mistero Buffo cercava di dimostrare che esiste un teatro popolare di grande valore, nient’affatto succube o derivato da testi della tradizione erudita, espressione della cultura dominante. In quell’occasione ci si sentiva ripetere a tormentone: «Non esiste una forma espressiva popolare autonoma perché l’unica cultura autentica e di pregio è quella espressa dal potere dominante. L’altra, quella cosiddetta popolare, in verità è solo risultato di scopiazzature.»

 

Insomma: gli unici poeti validi sono quelli dalle corti dei principi e dell’alta borghesia. Fu proprio in quel tempo che scoprimmo dei ricercatori di grande valore che ci davano ragione, a cominciare da Pitrè, Toschi e De Bartholomeis, Tullio de Mauro e Gianfranco Folena, il quale nel suo saggio “Il Linguaggio del caos” ci dedicava uno straordinario capitolo (“Le lingue della commedia e la commedia delle lingue”) nel quale, fra l’altro, diceva: «l’interlingua teatrale di Fo non richiede dal pubblico per essere intesa specifiche competenze dialettali perché la mimica, il lazzo, l’onomatopea compensano l’apparente arbitrarietà linguistica e la carenza semantica e perché Fo, grandissimo mimo, padroneggia da maestro le tecniche del discorso e della narrativa popolare. […] Se volete godervi per esteso il significato di giullare, se pur tradotto nel nostro tempo, andate ad assistere a qualche brano di Mistero Buffo messo in scena da Franca Rame e Dario Fo. Lì potrete ottenere un’idea del tutto credibile di cosa fosse il teatro satirico dei giullari medioevali.»

 

Debuttando anche fuori dall’Italia dall’Inghilterra alla Spagna, per poi arrivare in Grecia e in Russia, rintracciavamo brani del tutto sconosciuti raccolti da ricercatori di Paesi e culture diverse. Noi li si metteva in scena quasi a soggetto. Il testo definitivo lo si stendeva solo dopo averlo recitato per mesi interi. Ritrovammo canovacci rappresentati secoli fa dai comici dell’arte, soprattutto in Francia, brani recitati da Arlecchino e da altre maschere, e in seguito a un nostro viaggio in Cina riuscimmo ad arricchire il nostro repertorio anche della “Storia della tigre”.

 

Così, ad un certo punto, ci accorgemmo recitando a Roma nello chapiteau di un circo viaggiante che raccoglieva più di 2000 persone che la mole del testo di Mistero Buffo si era ormai decuplicato. Per riuscire a misurarne la dimensione decidemmo di recitare ogni sera uno spettacolo con testi completamente differenti. Così si giunse a mettere in scena la bellezza di sei “Misteri Buffi”. Ma se dovessimo oggi ripetere lo stesso esperimento, siamo certi che la sequenza delle nostre esibizioni raggiungerebbe il numero di dieci e più testi autonomi>> (Dario Fo).

 

Su http://www.archivio.francarame.it/scheda.asp?descrizione=MIBU  troverete circa un migliaio documenti sulla rappresentazione,  pazientemente raccolti da Franca Rame nel corso degli anni, compresi i visti della censura, un ricco corredo di foto di scena e molto altro.

Il programma completo degli eventi su

http://www.soveria.it/index.php?option=com_content&view=article&id=623:soveria&catid=78&Itemid=19