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Il jazz incontra il teatro al Peperoncino Jazz Festival 2011. Intervista a Leonardo Gambardella

Scritto da on 9 agosto 2011 – 11:04nessun commento

Non solo jazz ‘suonato’ al PJF edizione 2011 ma anche  la storia del  jazz, di uomini e donne che di questo genere musicale sono stati protagonisti indiscussi, rappresentata da un giovane e talentuoso attore come Leonardo Gambardella

Affiancato  dai sassofonisti Alberto La Neve in A tribute to Duke Ellington (tratto dal libro di G. Dryder, Natura morta con custodia di sax) e Gianfranco de Franco in 90 secondi all’inferno, tratto dall’omonimo romanzo di G. Basile e G. Monastra, dodici bozzetti sulla vita di altrettanti maestri del jazz, Leonardo Gambardella ha saputo proporre uno spazio unico e personalissimo di incontro tra musica e teatro in un percorso, ideato da Sergio Gimigliano, direttore artistico del festival, che si concluderà il prossimo 24 agosto con un tributo a Chet Baker, complice il trombettista Marco Tamburini.

Tra uno spettacolo ed un reading Leonardo accetta di buon grado di rispondere alle nostre domande.

 

Allora, Leonardo, se dovessi raccontarti in poche battute ?

Sono nato a Roma ma sono cresciuto in Calabria, a Scalea per la precisione, con la sensazione di essere lontano da tutto. Ho passato l’adolescenza aspettando di andare finalmente all’università. Ho scoperto il teatro a Roma e nel 1999 mi sono diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Nazionale “Silvio D’Amico”. Lo studio “accademico” è stato intenso e alla fine dei tre anni avevo una grande voglia di andarmene all’estero. Ricordo che lessi tra le memorie di Arnoldo Foà  una frase che mi colpì molto “Abbi fame ma vedi il mondo”. A Londra ho visto gli spettacoli di Shakespeare più belli della mia vita e rimasi colpito dall’attenzione del pubblico per la nuova drammaturgia. New York ha messo completamente in crisi le mie convinzioni sulla tecnica dell’attore, e lì ho iniziato lo studio del metodo vocale Linklater, che si basa sull’idea che non esiste tecnica capace di sostenere la comunicazione senza un reale contenuto emotivo.

Nella mia carriera di attore ho alternato esperienze di teatro classico (Assassinio nella cattedrale di T. S. Elliot regia di M. Ferrero, Ruy Blas di V. Hugo regia di Luca Ronconi al Teatro Argentina, Antigone di Sofocle regia di Irene Papas al teatro Greco di Siracusa) a spettacoli di ricerca nei “teatri Off” romani (Teatro dell’Orologio, Teatro Politecnico, Teatro Belli, Cometa Off), dove ho lavorato con i registi Fortunato Cerlino, Massimiliano Civica, Alessandro Fabrizi.

Da qualche hanno torno regolarmente in Calabria dove collaboro con il Peperoncino Jazz Festival, con l’associazione ACT Agire Col Teatro alla rassegna E come Eventi, e con la FILMAS di Praia a Mare.

Credo che in Calabria ci sia tanto da fare e che la cultura abbia un compito importante, quello di leggere la realtà di questa terra e comunicarla e per questo credo che sia necessario impegnarsi a produrre contenuti per rompere quell’assistenzialismo che anche nella cultura ci impedisce di crescere.

 Da questo bisogno di raccontare la realtà calabrese, mi pare, è nato il progetto di Un italiano a Macondo, che stai portando in tourneè con successo ….

In effetti è così.  Stavo cercando storie che raccontassero la zona dell’Alto Tirreno cosentino, dove l’ingente flusso turistico proveniente dalla Campania ha permesso di conoscere la ricca cultura partenopea  ma ha fatto perdere la memoria della tradizione locale. Su invito di Pasquale Lanzillotti, direttore artistico della FILMAS di Aieta, ho letto il lavoro dello storico dell’emigrazione Vittorio Cappelli, che raccontava la vicenda di Antonio Daconte , nato cent’anni prima di me, nel 1873, a Scalea ed emigrato ad Aracataca, in Colombia, dove avrebbe aperto la prima sala cinematografica agli inizi del ‘900. Al Salon Olympia il futuro premio Nobel Gabriel  Garcìa Màrquez vide le prime pellicole cinematografiche restando talmente impressionato dalla figura di don Antonio al punto da ispirare proprio a lui il personaggio dell’italiano di Cent’anni di solitudine. La storia mi ha subito appassionato per la possibilità di raccontare un’emigrazione diversa, fatta di scambi culturali e non la solita storia di stracci e valigie di cartone. Così mi sono messo a scrivere il mio primo testo a più personaggi.

Ho lavorato con un piccolo gruppo formato da Elena Fazio, Chiara Cimmino Sander e Valerio Vittorio Garaffa allo sviluppo della drammaturgia e alla messa in scena. Abbiamo lavorato in Calabria, dentro il palazzo rinascimentale di Aieta, il piccolo borgo sopra Praia a Mare. E’ stato molto emozionante rendermi conto del potere che ha il teatro per riportare in vita il passato dimenticato.

Lo spettacolo Un italiano a Macondo è stato selezionato al festival Primavera dei Teatri 2011, dove ha avuto un incoraggiante debutto, cui sono seguite diverse repliche.

Un’esperienza bellissima che spero possa produrre altro. Sono in contatto con gli eredi di Daconte in Colombia perchè mi piacerebbe che lo spettacolo fosse un ponte ideale tra Scalea e ad Aracataca, la Macondo di Garcìa Màrquez, per celebrare il rapporto che è intercorso tra la cultura del Sud Italia e lo sviluppo culturale nelle Americhe.

I tuoi ultimi progetti intendono esplorare due mondi apparentemente distanti,  il teatro ed il jazz.

Il mio impegno di “attore jazz” è iniziato nel 2006, quando con Sergio Gimigliano e Francesca Panebianco, organizzatori del Peperoncino Jazz Festival , abbiamo iniziato a pensare al modo in cui teatro e musica potessero collaborare all’interno del cartellone del festival. Mi hanno proposto un reading su Duke Ellington ma mi resi presto conto che la lettura mi imbrigliava in un modo che era assolutamente contrario alla libera improvvisazione che è lo spirito del jazz. Così ho iniziato una riscrittura dei materiali dal punto di vista di un americano di origini calabresi che torna al paese di origine di suo padre in Calabria per raccontare la magia della musica Jazz, ricercando soprattutto la contaminazione tra dialetto calabrese e inglese, creando un divertente slang. Lo spettacolo ha funzionato e da cinque anni continua a replicare con successo, anche fuori dalla Calabria, e mi ha permesso di confrontarmi con importanti jazzisti come Daniele Scannapieco, Stefano Bearzatti, Max Ionata, Rosario Giuliani.

Quest’anno, in occasione del decimo anniversario del festival , abbiamo deciso con il direttore artistico Sergio Gimigliano di continuare la sperimentazione dei linguaggi, coinvolgendo il musicista Gianfranco Di Franco nel progetto 90 secondi all’inferno dove costruiamo insieme un dialogo tra la parola e la musica, un incontro tra immagini ed emozioni ispirato dalle vite di sei grandi jazzisti che hanno conosciuto l’inferno della creatività, attraversandolo fino al sublime. Lo spettacolo-concerto ha debuttato al festival del Borgo di Laino e replicherà il 26 agosto a Scalea come evento conclusivo della rassegna E come Eventi.

L’incontro con il jazz sulla scena mi ha permesso di abituarmi all’ascolto e affidarmi all’avvenimento.

La comunicazione è una magia imprevedibile, nessuno può prevedere quello che sarà la risposta della persona che ci sta davanti, né sapere con certezza cosa provocheranno in noi le parole che ci dicono gli altri. Aprirsi al rischio dell’imprevisto ci rivela quali esseri umani vivi, e non macchine come spesso tendiamo ad essere soprattutto noi attori sulla scena. Il jazz è la libertà di essere se stessi, una libertà pericolosa ma irresistibile.

I tuoi progetti nel futuro (prossimo)?

Dal 2008 collaboro con l’associazione ACT Agire ed il  Teatro di Scalea alla rassegna E come Eventi , che si tiene al teatro de La Bruca, dove in un ambiente protetto si cerca di dare spazio a proposte teatrali che mirino soprattutto al coinvolgimento dello spettatore su tematiche sociali. Il tema di quest’anno è la disabilità sensoriale e sono contento di far parte di un cartellone di grande qualità, in cui spicca il nome di Peppino Mazzotta, composto integralmente da artisti calabresi. In un territorio come quello di Scalea, in cui si è a lungo creduto di poter vivere di turismo senza preoccuparsi di offrire loro contenuti, dove si sono sperperati quattrini tra starlette e sagre, rappresenta una piccola rivoluzione.

Link:

www.officinafilmas.net

www.ecomeventi.blogspot.com

www.peperoncinojazzfestival.com