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Il Paradiso di Eumuntas

Scritto da on 2 maggio 2016 – 10:45nessun commento

Credo che la parte più difficile della Divina Commedia sia proprio questa, il Paradiso. Il più irraggiungibile e il più sconosciuto; dono non necessario nel presente, aspirazione. È la parte più difficile del binomio esistenza/non-esistenza. Il Paradiso è la vera fatica, il compito più arduo. È un riflesso della perfezione, e la strada per la perfezione è tutt’altro che dritta e molto difficile….“. Il Paradiso secondo Eumuntas Nekrosius, uno dei più acclamati registi contemporanei e straordinario interprete del nostro tempo. In scena i prossimi 17 e 18 maggio al Piccolo Auditorium Unical a Rende (Cs) in esclusiva regionale.

nekrosius_Dante_Beatrice_2Novantanove terzine della seconda tappa del viaggio dantesco (nella prima aveva rappresentato l’Inferno e il Purgatorio) tradotte in lituano, con sottotitoli in italiano, interpretate dai dieci bravissimi attori della compagnia Meno Fortas, che cantano, danzano, piangono, giocano, dietro la coppia Dante-Beatrice che invita il pubblico a seguirli nella ricerca dell’assoluto.

Volgiti e ascolta; Ché non pur ne’ miei occhi è paradiso” dice Beatrice al suo Dante. Perchè “il Paradiso c’è“,  è sulla terra, se lo sai vedere, intorno a (e dentro di) noi. “Il Paradiso è dono non necessario nel presente, è aspirazione”, scrive il regista nell’Introduzione alla sua lettura al poema dantesco, che è soprattutto un itinerario verso la luce e la pienezza dell’amore. Un itinerario in un luogo della mente e della fede, ma non del trascendente, piuttosto epifania visionaria di una quotidianità sempre in bilico, sotto i fari della luce divina.
Un percorso che procede per frammenti, perchè l’ultima tappa del  viaggio, che è poi anche quella meno conosciuta, si offre allo spettatore nella sua bellezza di insieme, narrata attraverso la voce e il corpo degli attori, puntando sul gesto e l’invenzione, marcati dall’uso delle luci e delle musiche (in cui compaiono inaspettatamente anche i Pink Floyd). Un percorso arduo, che esige leggerezza -dei cuori e della mente-, capacità di sciogliersi dai fardelli, di librarsi in alto e danzare, come fanno gli attori di Nekrosius.

Dante cerca invano di afferrare l’amata. Ma la bellezza e l’amore sono un dono da conquistare, giorno dopo giorno.

Rappresentare il Paradiso è il compito più arduo: all’uomo sono destinati pochi attimi di felicità e bellezza ed è molto difficile catturare quegli attimi, rappresentarli molto di più. (E. Nekrosius)

Il Paradiso è tuttavia e soprattutto un viaggio all’interno delle visioni e delle ossessioni di Nekrosius nekrosius_Paradiso_2che, nel restituire la sua lettura di un capolavoro e di temi universali, li offre in pasto al pubblico, perchè alla fine ci appartengono tutti.

Del nuovo lavoro di Nekrosius colpisce innanzitutto quella particolare impressione che riescono a trasmettere gli adattamenti teatrali o cinematografici ben riusciti; quella sensazione cioè di aver saputo cogliere l’essenza dell’opera trasposta; di essere riuscito a rappresentare, con tecniche e mezzi completamente diversi e rinunciando a seguire passo passo l’opera letteraria, quella stessa immagine del Paradiso che Dante aveva espresso con i versi, facendo coincidere l’amore per la propria donna con l’Amore assoluto percepito a contatto con la divinità. Altro grande merito dello spettacolo è la varietà delle soluzioni stilistiche proposte che permette alle singole scene di differenziarsi nettamente una dall’altra rendendo uniche alcune immagini che rimangono scolpite nella mente dello spettatore per la potenza e la visionarietà. Un risultato che premia il metodo di lavoro scelto da Nekrosius attento a raccogliere e dare spazio all’estro e alle capacità creative di ogni attore. Una forza inventiva che si esplicita in scene grandiose, quasi sempre corali, in grado di catalizzare l’attenzione dello spettatore; sono fatte di perpetui e veloci movimenti, sono strapiene di oggetti, la relazionalità tra gli attori sul palco è strettissima; ma grande attenzione registica viene concentrata sul gesto, capace di essere ancora più incisivo delle parole dantesche. Ma è una modalità di teatro che non rinuncia a nessun mezzo espressivo e che invece ha la sua forza nell’abile interconnessione tra le arti più diverse. (Enrico Silvano su nonsolocinema.com)