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In scena al Morelli di Cosenza arriva Thanks for Vaselina

Scritto da on 5 dicembre 2014 – 11:05nessun commento

Del teatro italiano contesta la lunghezza, il profluvio di parole, la “drammaturgia costituita da momenti sconnessi, senza struttura narrativa precisa ma composta da più immagini e suggestioni drammaturgiche oppure da grandi monologhi. A volte anche una ricerca di poeticità forzata“, a differenza di quello inglese, dove lo “spettatore non fa in tempo a mettere la testa in una situazione che dopo dieci minuti torni alla situazione di prima e pian piano colleghi il tuo cervello e il cuore che pulsano insieme alle emozioni perché non c’è tempo“. A parlare è Gabriele Di Luca, che con Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi, Beatrice Schiros e Francesca Turrini porta in scena venerdì 5 dicembre al Morelli di Cosenza all’interno della rassegna Progetto More Thanks for Vaselina, divenuto in pochi mesi un vero e proprio spettacolo di culto.

vaselina01Sesto spettacolo, questo, una coproduzione della compagnia Carrozzeria Orfeo, vincitrice, tra gli altri, con Idoli  del premio Hystrio 2011, nel 2012 del Premio Nazionale della Critica e nel 2013 del Premio SIAE alla Creatività a Gabriele Di Luca come miglior autore teatrale,  e di Pontedera Teatro,  votato come miglior spettacolo 2013 su Krapp’s Last Post. Nel nome della compagnia c’è la fatica dell’artigiano, la voglia di ripristinare ma anche dare nuova forma alle cose, e nello stesso tempo di vivere qualcosa di onirico e magico. E nei loro spettacoli c’è tutta la curiosità di esplorare nuovi universi di scrittura e interpretazione, mettendo in scena storie del nostro tempo con  irriverente ironia,  soluzioni visionarie e  tensione drammatica.

 

Un testo, ovviamente politicamente scorrettissimo che trova in un grottesco irrispettoso ed esagerato il modo per fotografare deserti dell’anima, solitudini e abbandoni, scrive Nicola Viesti su Hystrio.

In attesa di vederli all’opera sul palco del More, vi  raccontiamo Thanks for Vaselina con le parole di Andrea Pocosgnich che l’ha recensito su Teatroecritica.net  nel giugno scorso dopo l’anteprima calabrese alla rassegna Primavera dei Teatri, a Castrovillari (Cs).

 

La scrittura di Gabriele Di Luca in questo caso guarda non solo al teatro nordeuropeo, ma anche alle architetture drammatiche di certe serie tv americane o inglesi appunto; alcuni puristi vedrebbero in questa assonanza un problema e in parte lo è per come alcuni meccanismi vengono riprodotti sul palco, in questo caso soprattutto a causa di un accumulo di materiale tematico con il quale Carrozzeria potrebbe mettere in scena un’intera season 1 di Thanks. Sul palco del Teatro Sybaris troviamo una coppia di trentenni, Fil (Gabriele di Luca) e Charlie (Massimiliano Setti, autore anche delle musiche) alle prese con una piantagione di marijuana casalinga, una madre ludopatica (eccezionale Beatrice Schiros) che entra ed esce da una casa di cura senza riuscire a estirpare il vizio, una ragazza abbandonata dal padre (Francesca Turrini) perché ha cercato di aiutare il fratello down alle prese con la propria sessualità repressa e costretta a fare i conti con un corpo troppo grasso rispetto ai canoni di bellezza abituali, fino ad arrivare al padre di Fil (Alessandro Tedeschi, altra performance di altissimo livello) fuggito in Messico dove è divenuto un trans e ora tornato in Italia dopo aver subito il lavaggio del cervello da una setta che in nome di Dio lo sta spogliando di tutti i beni. carrozzeria orfeo thanks for vaselina Foto L. Tota A questo aggiungete anche il plot principale, ossia una missione per metà politica e per metà economica secondo la quale i due giovani dovrebbero, in un ipotetico viaggio del narcotraffico al contrario, portare ovuli di droga in Messico come risposta alla dura repressione subita nelle piantagioni locali. Una ricchezza tematica che forse, compressa nell’ora e mezza di spettacolo, rischia di diventare un concentrato bulimico di paradossi, nefandezze e devianze che necessiterebbero però di un tempo diverso. Recitazione e regia calibratissime fanno il resto senza lasciare un momento di respiro al pubblico frastornandolo e divertendolo con una comicità cinica e senza tabù, per poi aprire lentamente il campo a piccole esplosioni di dolore che cambieranno per sempre gli equilibri della famiglia allargata. Insomma al netto delle ingenuità di cui sopra Thanks for Vaselina è un affresco umano duro e godibile, scritto con abilità e interpretato con forza e passione. Il solito (o classico) dibattito è aperto, vedi un recente articolo di Renato Palazzi Nuovo teatro: la fatica di diventare adulti «Il teatro attuale, si sa, preferisce evitare di raccontare storie dal senso compiuto, e in gran parte sono d’accordo: la scena è un luogo di sintesi simboliche, per chi cerca delle forti trame narrative certamente è meglio il cinema».