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La tragedia di chiamarsi Glenn Gould: a Soverato Il soccombente di Bernhard

Scritto da on 31 gennaio 2014 – 10:37nessun commento

Approda al Teatro del Grillo di Soverato i prossimi 4 e 5 febbraio 2014 uno degli spettacoli più interessanti dell’ultima stagione, Il soccombente, firmato da Nadia Baldi con un protagonista d’eccezione come Roberto Herlitzka.

bernhard-thomasTratto dal capolavoro omonimo di Thomas Bernhard, la pièce, per la prima volta sui palcoscenici italiani, è una riflessione spietata sull’arte e sul genio; sulle ossessioni, l’ansia e la solitudine del talento; sull’ambizione e la frustrazione di non essere all’altezza; il tormento per l’ oggetto d’amore, la musica, che ti divora senza ricambiare.

 

Due giovani amici, Wertheimer e l’io narrante, dietro il quale si cela lo stesso scrittore, raggiungono il Mozarteum di Salisburgo per frequentare un corso di perfezionamento pianistico tenuto da Horowitz. Qui incontrano e stringono amicizia con un giovane pianista canadese Glenn Gould, che non metterà molto a diventare uno dei più grandi pianisti di tutti i tempi,  in un rapporto che si rivelerà drammatico quanto fatale. Dopo averne compreso il virtuosismo sovrumano, schiacciati da un genio capace di raggiungere vette inarrivabili,  Wertheimer (il soccombente) e l’io narrante lasciano il corso per scegliere l’uno il suicidio, l’altro il ritiro nella solitudine più totale.

 

Il testo di Bernhard è splendido e coinvolgente, costruito come una partitura musicale dai mille toni, su cui Ruggero Cappuccio, che ha curato la riduzione teatrale, ha lavorato pochissimo, limitandosi a ritagliare le parti più ‘teatrali’ ed evocative della storia.

 

L’amore, il genio, la bellezza, la morte –spiega Cappuccio- sono le quattro coordinate lungo le quali si snoda una scrittura dal ritmo ossessivo, non lontana dal carattere del suo autore: un uomo pieno di contraddizioni, dal rapporto violento con la madre e ignaro del padre, scrittore di lingua tedesca ma dal successo planetario.

herlitzka il soccombente_nUn testo su cui Herlitzka gioca con il suo volto scavato e ieratico e una recitazione essenziale, dai colori di volta in volta ironici, dolorosi, nostalgici. Attore di lungo corso, Herlitzka è uno dei protagonisti indiscussi del teatro italiano. Ha lavorato per Lavia, Squarzina, Ronconi e nel cinema per Bellocchio (Buongiorno, notte), Piccioni (Il rosso e il blu) e da ultimo per Sorrentino ne La grande bellezza. Con Bernhard si è incontrato più di una volta in passato, in Semplicemente complicato, Elisabetta seconda, Gelo.

 

Il soccombente si è rivelato, tuttavia, come spiega in un’intervista a Laura Martellini (Corriere della Sera), una vera e propria sfida, per  la straordinaria invenzione linguistica e la “terribile ironia” che investe tutto e tutti, ad iniziare da sé stesso.

I suoi personaggi sembrano al limite dell’impossibile. Poi ti lasci trascinare dalle loro vite all’apparenza assurde, e scopri che sono verissimi.