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Latini versus Pirandello al Morelli di Cosenza

Scritto da on 10 aprile 2015 – 08:30nessun commento

Venerdì 10 aprile 2015, h 21.00 Progetto More presenta I giganti della montagna di Luigi Pirandello, nell’ adattamento e regia di Roberto Latini, prodotto da Fortebraccio Teatro.

Roberto LatiniPuò un’opera incompiuta risultare un capolavoro? Certamente sì, se pensiamo alla Pietà Rondanini, opera mai ultimata da Michelangelo. Assolutamente sì, pensando, ancora, ai Giganti della montagna, opera in quattro atti che Luigi Pirandello non fece in tempo a completare. Dramma entrato nel mito, anche grazie ai felici allestimenti che ne fecero Leo De Bernardinis o Giorgio Strehler, interpretati da attori del calibro di Lilla Brignone, Valentina Cortese, Andrea Jonasson, Turi Ferro. Nelle note di regia Strehler scrisse:

 

«C’è un tema profondo, ricorrente, nella grande cultura greca-europea: quello dei mitici Giganti che vogliono impadronirsi del potere celeste, universale. Ma vengono sconfitti, proprio quando sembrano aver vinto. Questa radicata, inquietante presenza tocca l’ultimo Pirandello che in quest’opera incompiuta, la rappresenta nel teatro e nella poesia e la innesta dentro il tema più generale della Rappresentazione».

E il teatro è il protagonista dell’opera. In un “tempo e luogo indeterminati: al limite fra la favola e la realtà” il mago Cotrone decide di alimentare i sogni di sei poveri scalognati, offrendo loro “tutte quelle verità che la coscienza rifiuta. Le faccio venire fuori dal segreto dei sensi”. I sei arrivano a Villa La Scalogna dove approda anche un gruppo di teatranti affamati e randagi che vogliono portare sulle scene La favola del figlio cambiato. La villa poco per volta si anima, pascendosi dei sogni e dei pensieri degli ospiti, che si materializzano e prendono corpo nelle azioni di alcuni fantocci. Cotrone propone alla compagnia di allestire lo spettacolo per i Giganti che abitano sulla montagna, tutto muscoli, duri di mente e un po’ bestiali, che, tuttavia, non comprendendolo, inferociti aggrediscono gli attori e sbranano la Contessa, la prima attrice.

Si compie così, per Pirandello, il sacrificio della Poesia in un mondo moderno sempre più brutale, come scriverà in una lettera a Marta Abba.

Ph.Lucia Baldini

Ph.Lucia Baldini

Un capolavoro, che fa tremare i polsi a chi lo mette in scena. Una sfida per Roberto Latini, fresco vincitore dell’ Ubu che ha premiato uno degli interpreti più originali e intensi del nostro teatro, capace di evocare inattesi universi, di dare voce di volta in volta a tutti i personaggi, come fa ne I Giganti, scavandone l’anima, raccontandone il viaggio, con una recitazione scarna ed essenziale, nel tentativo di oltrepassare il limite, come scrive nelle note allo spettacolo:

La compagnia di attori che arriva alla villa della Scalogna sembra avere, in qualche forma, un appuntamento col proprio doppio. Cotrone e Ilse stanno uno all’altra come scienza e coscienza, gli stessi Giganti, mai visti o vedibili, sono così nei pressi di ognuno da poter immaginare come proiezioni di sé. Voglio immaginare tutta l’immaginazione che posso per muovere dalle parole di Pirandello verso un limite che non conosco. Portarle “al di fuori di tempo e spazio”, come indicato nella prima didascalia, toglierle ai personaggi e alle loro sfumature, ai caratteri, ai meccanismi dialogici, sperando possano portarmi ad altro, altro che non so, altro, oltre tutto quello che può sembrare. Se i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo, per andare appena oltre, per provarci almeno, devo muovere proprio da quelli.

Alla fine Roberto Latini non solo ci prova ma riesce a spuntarla perché, come scrive Massimo Marino,

più che uno spettacolo…. Latini -prendendo come testo e pretesto I giganti della montagna, l’ultimo dramma di Pirandello, e scavandolo con rara intensità e acume – ci regala un lavoro sulla vita, sull’apparenza, la paura, la rappresentazione di sé per proteggersi, per ritrarsi dal mondo o per sfidarlo.