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Dal fumetto criminale a quello sociale, arriva a Cosenza il Festival del Paesaggio

18 settembre 2017 – 10:26 |

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L’Uomo che cammina, l’avventura americana di tre intellettuali irregolari

Scritto da on 25 settembre 2014 – 08:25nessun commento

 

Dal 26 al 28 settembre 2014 al Politeama di Lamezia Terme, Scenari Visibili, Associazione culturale teatrale diretta da Dario Natale, presenta The Walker, primo studio di uno spettacolo, programmato nel cartellone della Residenza teatrale Ligeia, nell’ambito della rassegna Ricrii XI.   Tratto da Fabio Butera da testi di Arturo Giovannitti, Michele Pane ed Emilio Grandinetti, il primo molisano, gli altri  di Decollatura, tutti attivisti politivi e poeti, lo spettacolo ripercorre le orme di uno sparuto drappello di quei 500.000 calabresi che agli inizi del Novecento lasciarono la propria terra per raggiungere le Americhe, spinti non dalla vita grama e dalla sterilità della terra ma dall’insoddisfazione e dall’anelito ad una vita migliore.

Rampolli di famiglie agiate, della media e alta borghesia, partirono anch’essi, alcuni in giovanissima età. Andavano, tornavano, partivano nuovamente, pervasi da una inquietudine e da uno spirito d’avventura che ce li rendono estremamente vicini. C’è chi, come GiovannittFoto gruppo THE WALKERi, coinvolto in un caso che anticipò di qualche anno quello di Sacco e Vanzetti, pagò con il carcere l’impegno sindacale e politico. E in carcere nasce The Walker,  poema che rese celebre il suo autore in ogni angolo della terra, più volte pubblicato e ripreso in teatro. Scrivono nelle Note di regia Dario Natale e Fabio Butera:

“All’interno di questo contesto, nella lingua feroce, con cui si esprimevano, mista dell’inglese dell’italiano e del dialetto antico delle origini, abbiamo voluto ricostruire un frammento della storia di questi sovversivi rivoluzionari – così sono etichettati nei manuali di storia nordamericani –. La drammaturgia si basa su una poesia di Arturo Giovannitti – The Walker – , su tre frammenti poetici, in dialetto calabrese, di Michele Pane – Capitabussa, Forerbandita, Azzarelleide – e su di un frammento di un articolo di Emilio Grandinetti. I tre, amici fraterni, partecipano a diversi livelli alla lotta per l’emancipazione sociale e materiale della comunità italo-americana e dei lavoratori in genere”.

 

Ho ascoltato tutta la notte passi sulla mia testa.
Vengono e vanno. Vengono e vanno ancora per tutta la notte.
Arrivano dall’eternità in quattro passi e ritornano all’eternita’ in
quattro passi, e tra il venire e l’andare c’è
il silenzio e la Notte e l’Infinito.
Poiché infiniti sono i nove piedi di una cella di prigione, incessante e’ la marcia
di colui che cammina tra il giallo muro di mattoni e il rosso
cancello di ferro, pensando cose che non possono essere incatenate e non possono
essere chiuse a chiave, ma che vagano lontano nel luminoso mondo, ognuna
in un selvaggio pellegrinaggio verso una meta stabilita.
Per tutta la notte inquieta ascolto passi sulla mia testa, Caruso_Ettor_Giovannitti_capture
chi cammina? Non lo so. E’ lo spettro del carcere, è il
cervello insonne, un uomo, l’uomo,  l’Uomo che cammina.
Uno-due-tre-quattro: quattro passi ed il muro.
Uno-due-tre-quattro: quattro passi e il cancello di ferro.

(…)

Ho ascoltato i lamenti di lui che piange una cosa che è morta
e i sospiri di lui che cerca di soffocare una cosa che non
morirà;
Ho ascoltato i singhiozzi soffocati di uno che piange con la sua testa
sotto le grezze coperte, e i sussurri di uno
che prega con la sua fronte sulla dura, fredda pietra del
pavimento;
Ho ascoltato lui che ride di una acuta sinistra risata di follia verso
l’orrore sfrenato sul giallo muro, e verso gli occhi rossi
dell’incubo che guarda furioso attraverso le barre di ferro;
Ho ascoltato nell’improvviso silenzio di ghiaccio, lui che tossisce di
una tosse secca ed echeggiante, e ho desiderato pazzamente che la sua gola
non avesse rantolato ancora e che non avrebbe sputato sul pavimento, poiché nessun suono
fu più atroce di quello del suo sputo sul pavimento;
Ho sentito lui fare terribili giuramenti, che ho ascoltato con
riverenza e soggezione, poiché essi sono più sacri delle suppliche di una
vergine;
E ho ascoltato, cosa più terribile di tutte, il silenzio di duecento
cervelli, tutti presi da un unico, inesorabile, implacabile,
terribile pensiero.
Tutto questo ho ascoltato nella vigile notte,
e il mormorio del vento al di là dei muri,
e i rintocchi di una lontana campana,
e il doloroso canto funebre della pioggia,
e le più lontane eco della città addolorata,
e i terribili battiti, selvaggi battiti, pazzi battiti di Un
Cuore che e’ il piu’ vicino al mio cuore.

Tutto questo ho ascoltato nella tranquilla notte,
ma niente e’ più alto, più forte, più desolato, più potente o più terribile
dei passi che ho ascoltato sulla mia testa tutta la notte.
Ma paurosi e terribili sono tutti i passi degli uomini sopra questa
terra, poiché essi o discendono o salgono.

(…)

Straordinaria è la suprema saggezza del carcere che fa fare a tutti
il medesimo pensiero. Meravigliosa è la provvidenza della legge
che rende tutti uguali anche nella mente e nel sentimento. Caduta è
l’ultima barriera del privilegio, l’aristocrazia dell’intelletto.
La democrazia della ragione ha uniformato tutte le duecento menti
alla comune apparenza dello stesso pensiero.
Io che non ho mai ucciso, penso come l’assassino;
Io che non ho mai rubato, ragiono come il ladro;
Io penso, ragiono, desidero, spero, dubito, aspetto come l’assassino pagato,
come l’appropriatore indebito, il falsario, il contraffattore, l’incestuoso,
lo stupratore, l’ubriacone, la prostituta, il ruffiano, io, io che
sono solito pensare all’amore, alla vita, ai fiori, alla poesia
e alla bellezza e all’ideale.
Una piccola chiave, una piccola chiave, piccola come il mio piccolo dito, una piccola chiave di
scintillante ottone.
Tutte le mie idee, i miei pensieri, i miei sogni sono congelati in una piccola
chiave di scintillante ottone.
Tutto il mio ingegno, tutta la mia anima, tutta quella improvvisamente fluttuante e latente forza
della mia vita più profonda sono nella tasca di un uomo dai capelli bianchi
vestito di blu.
(…)

(Arturo Giovannitti, The Walker)

 

E’ prevista la partecipazione del pubblico sul palcoscenico. Poichè  i posti sono limitati  si suggerisce la prenotazione di adesione scrivendo a info@scenarivisibili.it oppure dagostinovaleria@hotmail.it

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