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Maddalena Crippa versus Giorgio Gaber al Rendano di Cosenza

Scritto da on 16 febbraio 2012 – 07:34nessun commento

 

Sabato 3 marzo e domenica 4 marzo al Teatro Rendano di Cosenza Maddalena Crippa presenta  Gaber: e pensare che c’era il pensiero.

Chiamata a contribuire alla rassegna Milano per Gaber, nel 2009, Maddalena Crippa ripropone sulla scena uno spettacolo culto del grande artista, costruito sapientemente insieme a Sandro Luporini tra il 1994 ed il 1996, riletto dallo sguardo tutto al femminile dell’attrice e della regista Emanuela Giordano.

La Crippa prende a prestito le parole di Gaber, riprendendone la potenza evocatrice e la lucida coscienza del declino inarrestabile del paese, riportando alla memoria di tutti l’incessante lavoro di ricerca e di denuncia della “strana coppia” Gaber – Luporini, un duo che, per l’attrice lombarda, ha << davvero inventato un nuovo modo di abitare il palcoscenico e la canzone, rinnovando l’unione tra parola e musica, riflettendo, interrogandosi, scendendo nel privato o aprendosi al sociale, stando nel presente, riuscendo spesso a decifrarlo e persino ad anticiparlo, mettendosi in gioco in prima persona in una costante ricerca. Proprio nell’onestà di questa “ricerca”, a tratti perfino corrosiva, e nel bisogno di condividerla, sta il punto di contatto con me, con tutti noi, con l’oggi. Vale la pena di riascoltare le sue parole, specie in un momento tanto buio sia per la cultura che per le coscienze. Sono felice e orgogliosa che il destino mi abbia riservato una simile opportunità>>.

E pensare che c’era il pensiero insieme a Il teatro canzone ed a Un’idiozia conquistata a fatica costituiscono lo zoccolo duro di un lavoro costantemente ripreso ed ampliato da Gaber nel corso degli anni ’90 alla ricerca di un senso compiuto, di fronte alla visione amara di una società in rapida trasformazione, finita l’epoca delle utopie, dinanzi al dilagare del mercato ed alla perdita di senso etico e collettivo. E Gaber non finirà mai di denunciare né di esortare a ritrovare la strada smarrita.

Fino a quel primo gennaio 2003, in cui si spegneva l’uomo ma non la sua voce e neppure la forza di un pensiero acuto capace di guardare sempre ‘oltre’.

 << Quello che sembrava fosse un inarrestabile processo rivoluzionario sul piano delle coscienze, prima ancora che su quello storico e politico, comincia a mostrare i suoi limiti, le sue incertezze, i suoi tentativi un po’ patetici di nascondere contraddizioni sempre più evidenti. L’appiattimento dell’individuo preconizzato dai vari Adorno e Marcuse, è qui presentissimo. Si comincia ad avvertire un senso di impotenza, di incapacità a contrapporre istanze diverse al modello americano e alla sua trionfale avanzata. Si percepisce il disagio di una sconfitta collettiva che ci ostiniamo ancora a non voler riconoscere come tale>> ( Gaber – Luporini).