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Teatro: More, more, more e poi more al Morelli di Cosenza

Scritto da on 28 dicembre 2015 – 08:14nessun commento

Una bambina con un elmo vichingo in testa, guarda lontano, corrucciata. E’ per un gioco finito male? E’ figlia di Thor il dio guerriero? O è l’erede di quell’Alarico che portò i  Visigoti dalle lussureggianti terre baltiche, oltre il Danubio, alla conquista dell’Europa, per concludere la sua vita molto più a sud, su un altro fiume, il Busento, che dal Monte Scudiero arriva a  Cosenza? E’ la locandina di More 2105-2016, la rassegna che porta da tre anni nella città bruzia il meglio della produzione teatrale italiana, tra residenza teatrale, spettacoli, laboratori, musica. Che riprende dal 26 dicembre con Scanti di Natale, di e con Dario De Luca e la Omissis Mini Orchestra, per chiudere il 2015 martedì 29 con Cucinar Ramingo. In capo al mondo,

premio Dante Cappelletti 2012, in cui Giancarlo Bloise dipana il filo della narrazione tra i fornelli, cucinando e sfornando pietanze calde, metafora del ruolo dell’attore, ricercatore e trasformatore di storie e parole, sublimatore della propria intimità e del proprio corpo, messi a completa disposizione del pubblico in un rito antico quanto il mondo.

Quattro persone si sfidano fino alla morte per interpretare Amleto. Non sono tutti attori ma anche registi, parrucchieri, assicuratori, sfigati. Gente ‘normale’ che con l’aiuto di un manuale di istruzioni, si sfida in una serie di prove, sotto l’occhio vigile di secondini muti, seguendo una voce senza volto, quella di Francesca Pennini, che per questo spettacolo è entrata in finale nei premi Ubu 2015 (5 dicembre).

hamlet travestie5_9143625101336044301_nTra essere o non essere si muove anche l’Hamlet travestie, che Punta Corsara, sta portando sulle scene da qualche anno.  Riscrittura in chiave parodistica del dramma shakespeariano, passando da John Poole e Antonio Petitto, attraverso  la storia di una famiglia napoletana chiusa nella rete della sopravvivenza quotidiana e un figlio convinto di essere Amleto. Il linguaggio del Bardo è accostato a quello napoletano, strettissimo e non sempre comprensibile, e la storia del principe di Danimarca legata ai personaggi della tradizione teatrale partenopea. Punta Corsara, nata dai laboratori teatrali di Scampia e  Premio della Critica 2014  per “la tenacia, l’entusiasmo, l’allegria, l’energia, l’ostinata passione per il teatro, momento di incontro intellettuale e sociale”, è una fucina di storie, incontri, talenti, brodo di coltura di un gruppo di giovanissimi figli dei suburbia partenopei diventati degli attori apprezzati e applauditi ovunque (19 febbraio).

Un teatro di marionette dismesso, un burattino che credeva di essere un bambino, una storia nota a tutte le latitudini, raccontata questa volta dal punto di vista della Fata-turchina. Narratrice e burattinaia a sua volta, nel dirigere i fili delle storie di cui è protagonista Pinocchio. Una nuova lettura del capolavoro di Collodi, vincitore del premio Migliore attrice (Giulia Viana) e Best stage visualization (Francesco Givone) al 22.International Festival of Children’s Theatre Subotica (Serbia), destinato a bambini ed adulti.

Amore e morte, binomio per eccellenza, e poi malattia, omosessualità, violenza, sono i temi teatro c2ae24ca96_XLconduttori di Io, mai niente con nessuno avevo fatto, storia di Giovanni,  l’innocenza e la passione per la vita allo stato puro, di Rosaria, che ne è la cugina ma anche sorella, fidanzata, madre, figlia, e di Giuseppe, unico e vero amore per Giovanni. Una storia che racconta il come e non il perchè, nella messa in scena di una storia universale, che va oltre clichè e categorie, sullo sfondo dello “scenario bruto, crudo, violento e forte di una Palermo, di un sud senza filtri. La spinta proviene dal basso per ricordare a tutti che siamo figli di una stessa madre, al di là di ogni estrazione sociale, di ogni sovrastruttura culturale” (4 marzo).

Fabrizio Pugliese dà corpo e voce in Per obbedienza  a Giuseppe da Copertino, santo, una vocazione incrollabile, un amore assoluto per la Madre (la Madonna), le estasi, nelle quali questo giovane ai limiti dell’autismo porta con sè l’anima e il corpo dilaniato da digiuni e flagellazioni. Un itds15-per_obbedienza-1-845x684lavoro di ricerca, tra fonti storiche e leggende popolari, che porta all’elaborazione di un testo per attore unico, “un narratore all’interno di una struttura scenografica semplice, fatta di pochi segni e uno sgabello malfermo su cui siede, in bilico anche lui, in procinto di cadere, o di volare, forse” (11 marzo).

Torna in Calabria una delle coppie più acclamate del teatro italiane, il duo Carullo-Minasi, per portare in scena in De revolutionibus  attraverso due Operette morali, Il Copernico e Galantuomo e Mondo, la visione leopardiana di un genere umano inconsapevole della propria piccolezza dinanzi alle Infinite Meraviglie del Creato. Leopardi, “conscio che gli uomini non si contenteranno di tenersi per quello che sono, andando sempre raziocinando a rovescio”, svela le contraddizioni di un progresso che segna il sopravvento -e lo squilibrio- di tecnica e raziocinio sul sentimento e lo spirito (18 marzo).

Rivoluzione e miseria sono parole che riempiamo d’una natura ambigua e paradossale, nell’unica certezza di volerci aggrappare al teatro, fatto di piccole e povere cose, ma capace di grandissime riflessioni sul potere dell’uomo di ribellarsi e dunque ritrovarsi. Passeggiando con il Maestro della più amara e saggia ironia, ci disperdiamo giocando con scenari che danno largo all’immaginazione, sperando di far scivolare il pubblico nella finestra di questo “oltre” che ancora in vita ci rimane e che può, con i suoi scherzi, renderci partecipi rivoluzionari del Sentimento del Sublime.

Saverio La Ruina ItalianesiA chiudere la rassegna due produzioni originali di Scena Verticale, Il principino e la rosa, ispirato a un classico come Il Piccolo Principe, e Masculu e Fimmina, work in progress di Saverio La Ruina, uno dei protagonisti riconosciuti del nostro teatro, che si interroga ancora una volta sul valore sociale del genere sessuale, non più nelle vesti di una donna, bensì di un maschio omosessuale che dipana il filo di un discorso, forse mai portato a compimento, con una madre, dolcissima e consapevole dei limiti e dei pericoli che attendono al varco, costantemente, il figlio, in una società meridionale, specchio in realtà di una comunità più ampia, dove la sessualità diventa destino e tragedia.