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Ombretta Calco, diretto da Peppino Mazzotta, in lizza per Le maschere del Teatro Italiano 2016

Scritto da on 16 giugno 2016 – 10:35nessun commento

Una intensa Milvia Marigliano, splendida interprete di Ombretta Calco,  spettacolo scritto da Sergio Pierattini e diretto da Peppino Mazzotta,  produzione Rossosimona, entra, insieme a Fabrizio Gifuni e Luca Barbareschi, tra i finalisti del Premio Le maschere del Teatro Italiano 2016, uno dei riconoscimenti più prestigiosi del teatri creato dall’ ETI, promosso per il secondo anno consecutivo dal Teatro Stabile di Napoli.

Produzione calabrese per uno spettacolo che ha debuttato  un anno fa a Castrovillari per Primavera dei Teatri (scene di Roberto Crea, costumi di Rita Zangari) e sta raccogliendo consensi di pubblico e critica in molti teatri italiani e approderà, nel maggio del 2017, anche al teatro Eliseo di milvia marigliano in Ombretta CalcoRoma.

Cosa ci fa una donna seduta su una panchina sotto un sole cocente? Cosa si cela dietro una vita apparentemente normale di una donna come tante? Dove ci portano le nostre illusioni, fallimenti e amarezze, i sensi di colpa,  il desiderio irrisolto della felicità? Seduta su una panchina, Ombretta ripercorre la sua vita, il marito che l’ha mollato, il suo ritorno dalla madre, mollata a sua volta al fratello non appena si affaccia nella sua vita un nuovo amore. La panchina che ha accolto il corpo senza vita della madre ora accoglie quello di Ombretta e, come un utero materno, la salverà nel viaggio forse più importante della sua vita.

Il testo è firmato da Sergio Pierattini, autore per la radio, per la Tv e il cinema, dove ha lavorato con Mario Monicelli, Ettore Scola, Francesca Archibugi, Carlo Mazzacurati, più volte premiato per le sue opere teatrali.

Applausi per il regista Peppino Mazzotta (Anime nere, Il commissario Montalbano) e per la protagonista Milvia Marigliano ( Zoo di vetro, Chi ha paura di Virginia Woolf?) che si conferma tra le migliori attrici del nostro teatro, offrendo ancora una volta una eccezionale prova attoriale, mettendo a disposizione del personaggio corpo e anima e una grande sensibilità interpretativa, muovendosi con agio tra i vari registri, tra l’ironico e il tragico, restituendo al pubblico tutte le emozioni.

L’estate scorsa passai parte del mese di Luglio a Milano. Un giorno mi trovai a passare per Piazza Maciachini diretto a casa di una amica che abita lì vicino. Erano passate da poco le tredici, e la giornata era torrida. Notai una donna seduta, immobile sopra una panchina. Quando fui a pochi metri da lei rimasi colpito dal colorito pallido del suo viso e dalla posizione del capo, immobile e leggermente reclinato all’indietro. Pensai che stesse dormendo ma avvicinandomi alla panchina notai che aveva gli occhi aperti e che respirava faticosamente. “Si sente bene signora?” le chiesi. Lei voltò lo sguardo verso di me e rispose sorridendo: “Sì, grazie, sto bene, solo un po’ di caldo”. Mi sentii di aggiungere: “Abita qui vicino? Posso accompagnarla se ha bisogno”. “Mi passa… è solo il caldo. Mi è già passato, non si preoccupi”. La salutai e proseguii la mia strada. Un’ora dopo ripassando per la piazza, notai un’ambulanza nei pressi della panchina dove poco prima avevo visto la donna. Mi avvicinai. In quel momento l’ambulanza ripartì a sirene spente. Chiesi a un passante cosa fosse successo. Mi rispose che una donna era stata trovata morta sopra una panchina. Il ricordo di quell’incontro, il senso di colpa di non aver fatto qualcosa che avrebbe potuto salvare la vita a quella donna, resero amari i giorni seguenti. Tornai a Roma ma ci volle molto tempo per dimenticare quell’episodio. Quest’anno, a maggio sono tornato a Milano. Una sera accetto l’invito a cena dell’amica che vicino a Piazza Maciachini. Manca poco alle otto. Ripasso da quella piazza. Seduta su quella stessa panchina vedo una donna. Mi avvicino: è immobile e il capo è leggermente reclinato all’indietro. E’ lei. La saluto, sorpreso. Lei alza la testa, mi sorride, ricambia il saluto. Il giorno dopo ho cominciato a scrivere. (Sergio Pierattin)