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Pietro o dell’innocenza sconfitta. All’Unical l’Operetta burlesca di Emma Dante

Scritto da on 9 aprile 2016 – 09:14nessun commento

Il Sud, la devianza, la marginalità. La tensione e la follia, conditi da una punta di umorismo. E’ il teatro di Emma Dante, attrice, regista, drammaturga, di casa alla Scala come all’Opera Comique a Parigi, che domenica 10 aprile, ore 20.45, sarà al Teatro Auditorium Unical per presentare la sua Operetta burlesca.

Dopo aver doperetta-burlesca-670x445iretto una magistrale Cenerentola rossiniana, torna alla prosa, in cui afferma di sentirsi più a suo agio e più libera di esprimersi,  la regista palermitana con il ritratto, di un ragazzo di provincia nato ai piedi del Vesuvio, il corpo di un maschio nel quale è ingabbiata l’anima di una donna. Non compreso e umiliato dai genitori, Pietro trascorre la sua vita tra la pompa di benzina in cui lavora, le fughe a Napoli, gli amori non ricambiati verso uomini che cercano solo la trasgressione, le serate in cui nella sua cameretta, sempre la stessa da quando era bambino, nella quale può essere sè stesso, indossare i vestiti e le scarpe che ha scelto accuratamente  e…ballare.

Balla da solo, Pietro, finchè non conosce l’amore, corrisposto. Dura poco. Gli amori vanno e vengono, commenta la genitrice. Non per Pietro, che torna alla sua pompa di benzina.

C’è tutto in Operetta burlesca. La commedia, l’avanspettacolo, il burlesque. Un po’ varietà un po’ spogliarello dell’anima, come lo definisce la regista. “Un gioco dove si intersecano i malesseri del Sud, la diversità, la marginalità”, l’impossibilità di raggiungere la compiutezza dell’uno (il Sud) esattamente speculare a quello dell’altro (Pietro) di far convivere il maschile e il femminile.

E c’è anche l’ascolto ai corpi e alle voci di dentro, vittime spesso dei luoghi comuni e dell’ottusità sociale. La burla si trasforma così in tragedia, facendo ripiombare nel silenzio il desiderio ‘eccessivo’, la passione che non sopporta regole nè padroni. Non uno spettacolo a tema nè un manifesto, ma il ritratto di un essere umano.

Ho scritto questa storia perché spero che sulle unioni omosessuali l’Italia colmi il ritardo con l’Europa. Perché detesto la repressione del vero desiderio, del talento. E non vorrei tutto questo disincanto, Pietro non ci prova neanche a scappare, del resto a 40 anni è difficile, il suo passato sfuoca, il suo futuro si accorcia. Ho scritto questa storia perché ho conosciuto tanti Pietro. Ma non li ho mai visti ballare. Li ho sentiti monchi, stretti dalla morsa delle loro camerette condominiali. Io vorrei vederli ballare, vorrei più spazio per loro.