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Dal fumetto criminale a quello sociale, arriva a Cosenza il Festival del Paesaggio

18 settembre 2017 – 10:26 |

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Polvere, anatomia di un amore malato. L’intervista a Jo Lattari

Scritto da on 9 febbraio 2015 – 10:28nessun commento

Non so quanto c’entri il femminicidio con questo lavoro. Ma di sicuro c’entrano i rapporti di potere all’interno della coppia, di cui quasi ovunque si trovano tracce”.

Per parlare di Polvere, dialogo tra uomo e donna (produzione Scena Verticale), il nuovo e atteso lavoro di Saverio La Ruina, fresco di esordio (in fortunatissima prima nazionale) al Teatro Elfo Puccini di Milano, attualmente a Roma (Teatro India, fino al 15 c.m.)…

si potrebbe tranquillamente cominciare e forse anche finire dalle parole del suo autore, regista ed interprete, tornato, dopo la strepitosa triade di a soli (Dissonorata, La Borto e Italianesi) che gli è valsa una messe di meritati riconoscimenti, a recitare in compagnia, stavolta della bravissima Jo Lattari. Dal debutto ad oggi, un vasto consenso di pubblico e

(Ph. L. Pozzo)

(Ph. L. Pozzo)

di critica ha accompagnato il cammino della pièce. Salutando ed amando, accanto al dioscuro di Scena Verticale, figura senza dubbio centrale del teatro contemporaneo italiano, l’elegante misurata presenza scenica di Jo Lattari, attrice di incantevole sensibilità (maturata lontano dalle luci della ribalta nazionale), artista polivante e, non ultimo, apprezzata docente di Cosenza.

 

Polvere, intanto, è quello che dice di essere, un dialogo tra uomo e donna, vivisezione antiretorica (e senza effetti granguignoleschi) delle dinamiche di una coppia qualunque, borghese e acculturata, di quelle che insomma si frequentano con piacere o che abitano nell’appartamento di fronte e con le quali viene normale fermarsi a parlare di cinema o di vacanze. Questa coppia, a dirla tutta, noi la conosciamo, l’abbiamo intravista o addirittura incrociata a casa di amici minimizzando il piccolo gesto di rabbia di lui o lo sguardo smarrito di lei.

 

Forse un giorno potrebbe capitarci di ritrovarla sulle pagine di cronaca nera del nostro giornale preferito. Forse ce ne meraviglieremmo, allora, e forse ci indigneremmo non senza rispolverare l’abusato ma tranquillizzante mantra che vuole tutti i nostri conoscenti o vicini di casa “tanto tranquilli e carini”. Poi chiuderemmo la pagina e ci gireremmo a guardare altrove. Invece no, non qui e non ora. Se il teatro ha un ruolo civile, una funzione alta e altra dalla semplice accattivante messinscena di vizi e virtù della psiche umana, allora Polvere ha senso proprio in quanto ci dice – attraverso un linguaggio nudo e crudo, senza sociologismi o psicologismi da talk shaw – che la sua coppia non è un’astratta invenzione drammaturgica ma un’assurda realtà, di cui appunto “quasi ovunque si trovano tracce”.

 

Ne abbiamo parlato con Jo Lattari, che, oltre a stare in scena insieme a Saverio La Ruina, ha collaborato alla drammaturgia dello spettacolo.

 

Cosa rappresenta per te l’esperienza di Polvere?

Polvere La Ruina Foto Angelo Maggio 1281

Ph. A.Maggio

Per me, come donna e come attrice, è un’avventura straordinaria, un’esperienza che vivo quasi in uno stato di incoscienza. Che affronto con tutta la professionalità di cui sono capace, certo, ma anche con la voglia di mettere in discussione le mie piccole o grandi certezze, non solo di attrice. Un enorme aiuto l’ho ricevuto e lo ricevo continuamente, un giorno dietro l’altro, da Saverio La Ruina. Averlo al mio fianco è una fonte di coraggio e di ispirazione, per la sua grande sensibilità umana ed artistica. Con lui il confronto è continuo e mi ha molto aiutato, così come mi ha aiutato il fatto di poter pescare tanto nel mio vissuto individuale che in quello di tante donne, sfortunatamente incappate in un amore malato, in una storia di violenze. Protagoniste, loro malgrado, di esperienze tragiche e ancora sin troppo comuni. Per tutte queste ragioni il processo di immedesimazione nel mio personaggio, per quanto necessariamente doloroso, è stato però piuttosto rapido e mi ha coinvolto sempre di più nel progetto, dopo la sorpresa (bellissima ma carica di responsabilità) della chiamata di Saverio…

 

Le ultime prove prima del debutto a Milano, svolte al Teatro Sybaris di Castrovillari, cos’hanno aggiunto, o eventualmente tolto, alla messa in scena?

Sono state prove intense, in cui abbiamo cercato di perfezionare i tempi delle battute e l’intesa. E’ stato come proseguire, su una scena ancora in costruzione, il lavoro psicologico sul testo. Entrambi eravamo molto emozionati. Io pensavo all’incontro con un pubblico vastissimo, cosa per me inusuale. Ma non ho mai sofferto di ansia da prestazione, grazie al lavoro sulla emotività svolto con Saverio, servito a fissare tutte le affinità elettive fra noi. Non direi che le prove abbiano tolto qualcosa al lavoro, se non nel senso di asciugare la nostra recitazione per renderla ancora più aderente ad un testo che esige una sobrietà assoluta e un’attenzione altrettanto totale sui gesti minuti e ripetitivi, le pause, l’intensità.

 

Poi il debutto milanese al Teatro Elfo Puccini, le tappe successive e l’incontro con pubblico e critica…

In teatro c’era molta attesa e molta emozione. La sala colma di spettatori di ogni età, con una forte presenza maschile, ovviamente molto importante dato il tema. L’accoglienza si è rivelata calorosissima e i giudizi – non solo quelli dei critici – sono stati sempre molto appropriati e stimolanti. Anche quando, in sala, durante lo spettacolo, nei passaggi più carichi di tensione emotiva qualcuno mi ha consigliato di sparare al mio persecutore… Umano, comprensibile. E segno soprattutto di una partecipazione quasi senza rete, addirittura commovente, perché Polvere è un testo nato per far riflettere, per spingere tutti noi, non importa in quale veste o ruolo, a fare e a farci delle domande e a trovare delle risposte adeguate. E così è stato, così è: con le donne che esprimono tutta la loro passione civile e gli uomini, tanti uomini, che ci parlano del loro imbarazzo. Credo che in tutti sia scattato, forte e preciso, un meccanismo di immedesimazione con la storia raccontata e che questo coinvolgimento emotivo sia tanto più profondo e diretto di quanto sarebbe stato se in scena avesse prevalso la violenza fisica su quella psicologica. In Polvere, invece, si racconta una storia di ossessioni e di fragilità, di persecuzione e remissività. Si parla di un persecutore che – senza per questo voler trovare delle giustificazioni alle sue azioni – è forse egli stesso vittima dei propri vuoti e delle proprie incapacità, e di una vittima che come tantissime altre non sa come reagire, come uscirne fuori, una donna che ama un uomo. L’essenza di Polvere risiede nella forza con la quale indaga in determinati meccanismi psicologici. La violenza fisica è un’inevitabile conseguenza di una patologia emotiva.

 

Ingresso Elfo PucciniUna donna che ama un uomo e si ritrova in una gabbia, rinchiusa in un inferno claustrofobico. E un uomo che innalza un altare alla propria impotenza emotiva e alle proprie turbe…

In questa storia, non c’è solo violenza, non c’è solo la mostruosità, la perversione dei sentimenti e delle relazioni. Ci sono anche dei momenti di tenerezza fra i due personaggi. Ci sono bagliori di bellezza. E poi c’è questa polvere, che si insinua dappertutto, incrina e corrode, copre e soffoca. In un crescendo di tensione che non conosce interruzioni e che anzi si consegna ad un finale volutamente, emblematicamente aperto… Negli spettatori, scena dopo scena, quadro dopo quadro, scatta il bisogno di capire. C’è immedesimazione, non rifiuto. È per questo che a molto uomini, corsi a salutarci in camerino dopo lo spettacolo, viene spontaneo confessare di non avere parole, di essere molto presi da quello che avevano visto, di aver tifato per il mio personaggio al punto da sperare in una sua reazione a tutta quella violenza, sottile eppure sconvolgente.

 

Polvere in poche battute…

È un lavoro emblematico, sin dal titolo che evidentemente allude a quelle sostanze soffocanti e velenose che si depositano nei buchi delle nostre vite disturbandole, guastandole e talvolta uccidendole con inesorabile ferocia. Questa polvere letale proviene dai nostri veleni e dalle nostre fragilità, è il frutto di esistenze mancate e di troppe risposte mai avute né date.

 Antonello Fazio

 

 

 

Le prossime date dello spettacolo
10-15 Febbraio – Roma, Teatro India
26-27 Febbraio – Cosenza, Teatro Morelli
4-5 Marzo – Venezia, Teatro Cà Foscari
6 Marzo – Udine, Teatro Palamostre
7 Marzo – Bologna, ITC di San Lazzaro
12 Marzo – Lumezzane (BS), Teatro Odeon
13 Marzo – Genova, Teatro del Ponente
20 Marzo – Castrovillari (CS), Teatro Sybaris
21 Marzo – Cassano allo Ionio (CS), Teatro Comunale
27 Marzo – Castelmaggiore (BO), Teatro Biagi D’Antona
28 Marzo – Calenzano (FI), Teatro Manzoni
29 Marzo – Montescudo (RN), Teatro Rosaspina
16 Aprile – Marghera (VE), Teatro Aurora