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Dal fumetto criminale a quello sociale, arriva a Cosenza il Festival del Paesaggio

18 settembre 2017 – 10:26 |

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Ricreare il senso del presente: il cartellone 2016 di Scenari Visibili

Scritto da on 5 gennaio 2016 – 08:32nessun commento

Ha aperto i battenti la tredicesima edizione di Ricrii,  la rassegna di teatro e linguaggi performativi organizzata da Scenari Visibili al Teatro Umberto di Lamezia Terme, riprendendo il discorso proprio da una sua produzione,  Patres,  con Dario Natale e Gianluca Vetromilo, scritto e diretto da Saverio Tavano, premiato al  Festival Inventaria 2014 al Teatro dell’Orologio Roma, con il Premio contro le mafie del MEI di Faenza 2014 e al Festival Teatrale di Resistenza Museo Cervi, Reggio Emilia.

La rassegna si intitola ricreareILSENSOpresente e intende segnalare percorsi di riflessione su questo presente sempre più complesso e plurale, dilaniato e contraddittorio, in cui è più facile dire io che noi.

Lo fa attraverso testi come La marcia lunga di Saverio Tavano, Menzione speciale della giuria del Premio Scintille 19-20/06/2015 – Asti, Teatro Alfi, viaggio all’interno delle mille galassie che contribuiscono a formare la nostra identità, sempre più mobile e nomade (5 febbraio).

O attraverso la fotografia di una famiglia siciliana, che è anche uno spaccato su una terra, la Sicilia, e la tindaro granatasua storia antica e plurale, che ha il corpo e la voce di Tindaro Granata, uno dei più talentuosi attori dell’ultima generazione, il quale, in un linguaggio originalissimo evoca memorie familiari che si legano a doppio nodo con quelle del paese (Tindari) e del padrino locale, innescando la ribellione di Tindaro, che lascia la Sicilia per essere la propria storia e ricostruire il proprio altrove nel continenente. Antropolaroid ha ottenuto il Premio ANCT 2011 dell’ Associazione nazionale critici teatrali italiani  e il Premio FERSEN 2012 Attore Creativo (14 febbraio).

Lo spettacolo nasce dalla mia esigenza di sviluppare e rielaborare la tradizione del Cunto, a me trasmessa inconsapevolmente dai miei nonni, entrambi contadini. Allontanandomi dal modello originario di tradizione orale, riscrivo e reinterpreto il passato della mia famiglia intrecciandolo ad episodi di cronaca avvenuti nel mio paese di nascita. L’intento è quello di appropriarmi del Cunto non attraverso lo studio delle tecniche che in questi anni sono state recuperate e utilizzate da diversi artisti, ma in maniera istintiva, proprio come i miei antenati avevano fatto prima di me. Questi Cunti li ho istintivamente memorizzati nel mio letto come si memorizzano le favole della buonanotte, riportati dai miei nonni – non consapevoli di utilizzare una tecnica antica, ma con il solo scopo di farmi addormentare o al fine di dimenticare, per un’ora, la loro solitudine. Lo spettacolo, quindi, non ha l’obiettivo di recuperare una tradizione ma di carpire il segreto del racconto stesso come parte di un codice comune, di un DNA propriamente siciliano che si trasmette di nonno in nipote, comunque, e nonostante che il teatro contemporaneo se ne sia impossessato per trasformarlo in un’arte colta. ANTROPOLAROID, nella sua resa, resta un racconto grezzo di poesia popolare dove personaggi e voci – creati e portati in scena esclusivamente con l’aiuto del mio corpo, senza artifici scenografici – si alternano, si sommano, si rispondono, come legati da un comune cordone ombelicale.

Io muoio e tu mangi”. E’ il rimprovero rivolto da un padre morente al figlio. Da qui partono i quotidiana.com, al secolo Roberto Scappin e Paola Vannoni (2 marzo), per il secondo capitolo della loro trilogia sulla buona morte,  e dal vissuto personale e familiare che si tesse attorno al letto di un padre morente, per invitare il pubblico a una riflessione sulla dolce morte. C’è molta ironia, molta voglia di riflettere insieme senza enfatizzazioni nè atmosfere da proclami, come scrive Tommaso Chimenti, che prosegue:

La loro è una lotta senza quartiere che stavolta prende di mira non tanto la morte ma quanto il fine vita ci renda peggiori, ci faccia sentire tutto il peso dello stare al mondo, della nostra inutilità, del nostro essere spiccioli dimenticabili, passaggi rinunciabili, già cadaveri fin dal primo vagito. E’ proprio nel titolo “Io muoio, tu mangi” (c’è un che da Conte Ugolino che striscia) sta tutta la banalità del motto “la vita comunque continua” che in definitiva è il “the show must go on” teatrale. Il brutto è che poche volte c’è uno “spettacolo” da salvare e nella maggior parte dei casi è bene chiamarlo con il suo nome: tragedia. Normalità raggelante.

Metti un quadro di Francis Bacon che raffigura un ciclista. Metti un padre che di mestiere fa il pittore e ilfrancis-bacon-portrait-of-george-dyer-riding-a-bicycle-19661 suo corpo a corpo irrisolto con il proprio figlio. Metti un antico amore mai dimenticato e la donna madre dei tuoi figli. Metti Fiorenzo Magni, grande figura del ciclismo italiano, che seppe inserirsi senza mai prevaricare nella contesa tra Coppi e Bartoli. Metti tutto questo e avrai Spingi e respira (12 marzo) di e con Lorenzo Praticò, che, utilizzando la potenza evocativa del dialetto reggino, riannoda i fili della storia familiare e del suo rapporto con il padre, per raccontare un pezzo di storia familiare e della storia del Bel Paese e del nostro ciclismo.

Se qualcuno avesse domandato a Magni il perché di tutto questo interesse probabilmente avrebbe risposto che “nel ciclismo c’è la vittoria e la sconfitta, la passione e il dubbio, l’amore e l’amicizia, e la lotta e il sudore e il sangue, le risate e le lacrime, insomma … c’è la vita.”

La resurrezione di Cristo, un mistero che fa da architrave a tutto il pensiero dei patres della cristianità. Qualcuno afferma che quel corpo un giorno venne trafugato dai discepoli per inscenare la resurrezione. ReAct_IN-RELIGIOSO-SILENZIO_RIBALTAE’ il cuore narrativo attorno al quale si muovono Alberto Ierardi e Giorgio Vierda in In religioso silenzio,  storia di due vagabondi pagati per sottrarre il cadavere più importante di sempre, Gesù Cristo. Un lavoro sporco ma ben retribuito, che i nostri protagonisti, con le dovute ansie, speranze e paure, si apprestano a svolgere. Ma nel momento di aprire il sepolcro, lo scoprono essere vuoto. La storia da qui si sposta per illuminare il suo vero protagonista, il denaro, l’ idolo che raccoglie la fede e la fedeltà di tutti. Vincitrice del Festival Strabismi 2015 e finalista a Anteprima di Scenica Frammenti 2015, la piéce va in scena al Teatro Umberto il 15 aprile.