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Roberto Bolle Al Teatro Politeama di Catanzaro

Scritto da on 1 novembre 2010 – 03:18nessun commento

 

L’ ètoile Roberto Bolle protagonista di “Giselle”al Teatro Politeama di Catanzaro il 25-26 ottobre 2010

Devo dire di aver provato una leggera quanto costante antipatia nei confronti di Roberto Bolle nei giorni precedenti alla messa in scena del balletto Giselle al Teatro Politeama di Catanzaro. Un fastidio stimolato dallo stesso personaggio, poco propenso verso foto ed interviste e tuttavia capace di suscitare clamore ed applausi su tutti i palcoscenici del mondo.

In ogni caso arrivo in teatro piena di curiosità ed entusiasmo: Giselle è un pezzo di repertorio che ha fatto sognare tutte noi ex ragazzine cresciute eseguendo pliès, e la coreografia di Mats Ek  ancor oggi  ha una forza autentica e sovversiva. Nel foyer Bolle sta concedendo un’intervista video alla Rai…ma fuori fa freddo, qualcuno si lamenta, un hostess si scusa imbarazzata, “eh…lui è fatto così, non è colpa nostra”.

Il momento tanto atteso arriva, prendo posto facendomi spazio tra signore di mezza età in pelliccia, fiori dappertutto e profumi cosparsi in quantità industriali.

Che bello! Ho un posto che affaccia sul palco, avrò i ballerini a meno di un metro, non può sfuggirmi proprio niente. Ci siamo, si apre il sipario rosso e appare lei, Giselle, un’esuberante ragazza che vive  da emarginata in un mondo  contadino. L’interprete, Alessandra Veronetti,  non è esattamente il prototipo di danzatrice che Mats Ek aveva  inserito nella coreografia originale, una bellezza mascolina ed inusuale, ma non importa, la Veronetti  è molto brava, precisa, calata perfettamente nel personaggio, sostenuta dai ballerini del Corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli, che si muovono, soprattutto durante il primo atto, con la precisione di un orologio svizzero.

Roberto Bolle (Albrecht)  investe il palco di un energia indefinibile, di un’ eleganza eterea, un fatto non solo estetico -che è  innegabile- ma piuttosto un perfetto equilibrio tra linee, tecnica ed un innegabile carisma. Bolle non danza, vola, è completamente padrone del palco, ha qualcosa di ultraterreno, ma nel suo essere quasi incapace di provare emozioni umane sembra lontano da tutte le sensazioni terrene tipiche di un amore tormentato.

Il secondo atto regala sensazioni decisamente più forti. Siamo in un manicomio dove Giselle è finita, pazza d’amore, ed è proprio qui che emerge l’originalità di Ek che propone una danza meno codificata, strutturata secondo  dinamiche inedite che lasciano spazio ad un’emozionalità forte. Anche qui Bolle interpreta con grande maestria il personaggio, un Albrecht che non riesce più a penetrare nel mondo di Giselle e si denuda in atto di pentimento, fino a ricongiungersi con la natura come in una attesa rinascita.

Happy end, applausi per un tempo infinito, applaudo pure io felice, le signore lanciano sul palco a Bolle mazzi di fiori ……mi sembra una cosa così antica, così romantica.

Maria Teresa Guzzo