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Scena Verticale a Roma al Teatro Valle occupato

Scritto da on 10 gennaio 2012 – 07:18nessun commento

Dal 10 al 12 gennaio 2012 sarà la compagnia Scena Verticale di Castrovillari (Cs) a curare la sesta Permanenza del Teatro Valle Occupato.

Nei tre giorni di Permanenza si alterneranno gli spettacoli della compagnia, letture sceniche di drammaturghi contemporanei, un laboratorio per attori sulla scrittura scenica, un’installazione dedicata al Teatro Valle Occupato, incontri, dibattiti e degustazioni di vini calabresi.

La compagnia Scena Verticale, nata a Castrovillari (Cs)nel 1992, dove organizza il festival Primavera dei Teatri, costituisce una delle realtà più interessanti del teatro italiano,  da sempre impegnata in una ricerca scenica e drammaturgica che parte dal corpo dell’attore, dall’uso vivo e anticonvenzionale del dialetto, dalle specificità del territorio.

In opposizione all’immagine di una Calabria esportatrice di mafia, la permanenza intende proporre un’altra Calabria possibile fatta di drammaturgie, prassi teatrali e arti visive che stimolano analisi poetiche e linguistiche, riflessioni sociali, dibattiti intorno a un diverso parlarsi fra uomini e donne.

Inaugura il programma il 10 gennaio, ore 18.30, IL SIGNOR P: STORIA DELLA DISCESA DI UN UOMO E DELL’ASCESA DI UN ALTRO UOMO,  di Maria Teresa Berardelli, con Gianluigi Fogacci e Maria Teresa Berardelli, vincitrice del Premio Tondelli per la drammaturgia 2009.

Una lettura  introdotta da Nicola Modugno, neurologo, Imogen Kush, regista dello spettacolo, Maria Teresa Berardelli, autrice del testo.

Dopo un break gastronomico con aperitivo con i vini calabresi delle Tenute Ferrocinto,  in collaborazione con www.vinocalabrese.it , alle ore 21 va in scena ITALIANESI, l’ultimo lavoro di Saverio La Ruina,  prodotto da Scena Verticale con il sostegno di MIBAC|Regione Calabria, finalista al Premio Riccione per il Teatro 2011.

La storia. Alla fine della seconda guerra mondiale, migliaia di soldati e civili italiani rimangono intrappolati in Albania con l’avvento del regime dittatoriale, costretti a vivere in un clima di terrore ed oggetto di periodiche e violente persecuzioni.

Con l’accusa di attività sovversiva ai danni del regime  la maggior parte viene condannata e poi rimpatriata in Italia.  Donne e bambini vengono trattenuti e internati in campi di prigionia per la sola colpa di essere mogli e figli di italiani.

Vivono in alloggi circondati da filo spinato, controllati dalla polizia segreta del regime, sottoposti a interrogatori, appelli quotidiani, lavori forzati e torture.

In quei campi di prigionia rimangono quarant’anni, dimenticati. La stessa sorte tocca al protagonista di ITALIANESI, che vi nasce nel 1951 e vive quarant’anni nel mito del padre e dell’Italia,  che raggiunge nel 1991 a seguito della caduta del regime.

Riconosciuti come profughi dallo Stato italiano, arrivano nel Belpaese in 365, convinti di essere accolti come eroi, ma paradossalmente condannati ad essere italiani in Albania e albanesi in Italia.

Sono loro i protagonisti di una tragedia dimenticata,  rimossa dai libri di storia, consumata fino a qualche giorno fa a pochi chilometri dalle nostre case, raccontata da Saverio La Ruina con lo stile personalissimo, poetico e partecipe che costituisce il segno costante della sua drammaturgia.

L’ 11 gennaio la Permanenza prosegue sempre con Saverio La Ruina che terrà un Laboratorio di scrittura drammaturgica (ore 14 / 18) rivolto a professionisti e non, aperto anche ad uditori.

Seguono dalle ore 18, Forme d’uso del dialetto calabrese nell’espressione artistica contemporanea,  un incontro/riflessione a cura di Giuseppe Sommario  e Bestie Rare (Semi-Dramma in lingua Calabra), una lettura scenica di Angelo Colosimo.

Il monologo racconta la storia di un bambino che si trova catapultato in una situazione paradossale. Da una semplice marachella dai risvolti tragi-comici, emerge alla luce il substrato culturale cinico e spietato di un piccolo paesello della Calabria, pronto a giudicare e condannare senza remore anche se l’ imputato del è poco più di un bambino.

Quello che all’inizio può sembrare un semplice gioco “pericoloso” da ragazzini, fatto per ammazzare il tempo, si rivelerà un gesto calcolato di vendetta. Una vendetta dovuta a soprusi, stupri e storie di pedofilia consumate da un prete, uomo apparentemente virtuoso e rispettato dalla comunità, che servendosi di persone con problemi mentali, adesca bambini per i suoi giochi viziosi.

Intervallo  con i vini calabresi, in collaborazione con www.vinocalabrese.it , prima di passare alla presentazione del progetto Un diverso parlarsi tra uomini e donne,  coordinato da Anna Bandettini,  giornalista di la Repubblica,  con  Lidia Ravera,  Stefano Ciccone, autore del libro Essere maschi. Tra potere e libertà, e Saverio La Ruina, autore del dittico al femminile DissonorataLa Borto, che interpreterà alcuni frammenti dei due spettacoli.

La Permanenza si chiude il 12  gennaio, con un ricco carnet di  proposte.

Dopo  l’ ultimo step del Laboratorio a cura di Saverio La Ruina,  alle ore 18 il pubblico potrà partecipare a Discussione intorno alla ‘ndrangheta, un incontro con Danilo Chirico e Alessio Magro, autori del libro DIMENTICATI – Vittime della ‘ndrangheta, Castelvecchi editore, vincitore del Premio Indro Montanelli 2011.

Chiudono la serata, L’ITALIA S’È DESTA, ultima fatica del regista ed attore Rosario Mastrota, e ‘U TINGIUTU – Un Aiace di Calabria,ideazione, testo e regia  di Dario De Luca, finalista al Premio Riccione per il Teatro 2009 ed al Premio Landieri 2011, lettura con le lenti della tragedia greca di una storia di ‘cosa nostra’.

<< Ho provato a raccontare la mia Mala Calabria usando gli eroi greci.  La tragedia antica mi ha offerto la “vista” per spiegare e interpretare facce, affari, ambizioni, destini e pance di questi malacarne che hanno trovato fortuna e identità nell’altra legge.

Senza redimerli naturalmente, ma portando anche alla luce come un certo retroterra possa indirizzare delle scelte non lecite. Perché la maledizione in Calabria si chiama “contiguità”. Quella cosa terribile che costringe onesti e disonesti, mafiosi e non mafiosi a vivere fianco a fianco, a respirare la stessa aria, a frequentare gli stessi luoghi. E questa ignara mancanza di libero arbitrio pone drammaticamente l’attenzione sull’importanza di una educazione anti-mafiosa. Vivendo in questa terra dalle mille contraddizioni, questi dubbi, personali, enormi, sconvenienti, tengono viva la riflessione sul nostro operato quotidiano.

 Naturalmente mi sono interrogato sulla lingua da usare in una tragedia oggi, e sono arrivato ad un linguaggio, una parlata viva, misteriosa e dialettale.

Una parlata fatta di allusioni, di espressioni gergali, di detto e non detto, di segni e occhiate che inaspettatamente, i miei attori ed io, ci siamo ritrovati dentro di noi.

Forse per quella solita, maledetta “contiguità”>> (Dario De Luca)

Nel corso della Permanenza Claudia Zicari proporrà una Installazione dedicata al Teatro Valle Occupato.

Per iscrizioni e informazioni sul Laboratorio di scrittura  navescuola.tvo@gmail.com.