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Stile Novecento. Un viaggio che vi cambierà…

Scritto da on 11 aprile 2012 – 02:09nessun commento

Va in scena al Piccolo Teatro dell’Unical di Cosenza (per la rassegna Last Minute mercoledì 11 aprile alle ore 20.30) il musical, tutto made in Calabria, Stile Novecento proposto dalla Nine Art&Show di Crotone. Abbiamo chiesto a Roberto Riganello autore, regista e attore di parlarci della “scommessa” di produrre uno spettacolo con sette attori, cogliendo gli influssi della rivista,  situazioni comiche e leggere,  e dove bella musica, eleganti quadri coreografici, ritmo, slanci melodici, equivoci e conquiste sono al servizio di una storia affascinante e in musica.   Che cosa è Stile Novecento?

Roberto Riganello

Stile Novecento è un musical tratto da “Novecento” di Alessandro Baricco del quale ho mantenuto nel testo solo le ambientazioni e le tematiche, oltre ai monologhi che caratterizzano il personaggio di Novecento. E’ una storia molto vicina a noi, alla nostra realtà italiana e della Calabria, a quella di tanti giovani che per realizzare i propri sogni lasciano la loro terra per cercare fortuna altrove, proprio come i nostri antenati prima di noi, che agli inizi del XX secolo preparavano la loro valigia di cartone e s’imbarcavano verso la tanto desiderata America, la terra delle grandi opportunità.

Le storie dei personaggi dello spettacolo, ognuno col suo vissuto, ognuno con un sogno da realizzare, sono tutte animate dallo stesso sentimento, la voglia di riscatto nei confronti di una terra che li ha delusi e spinti ad andar via. Alla fine del viaggio i personaggi però si ritroveranno con qualcosa in più:  l’amicizia che li ha legati e li ha resi più forti. Capiranno di non essere più soli ad affrontare la nuova vita a dispetto di una realtà che a volte sponsorizza falsi sentimenti.

E’ un messaggio di speranza che ho voluto scrivere nella piena convinzione che l’umanità si meriti in questo momento un’occasione di riscatto e di rivalsa. Il tema dell’emigrazione diventa allora uno spunto da cui partire per intraprendere un viaggio, come quello dei protagonisti dello spettacolo, all’interno di se stessi, per sradicare quelle paure e quei pregiudizi che stanno nel fondo dell’animo umano, con l’obbiettivo di trasformare l’inverno delle proprie convinzioni in una primavera ricca di aspettative.

Che cosa ti interessa di quel periodo storico? E dal punto di vista dello spettacolo?

Innanzitutto ho voluto omaggiare la storia del musical fin dalle sue origini, un piccolo excursus nella mia formazione artistico-culturale. Il musical è un genere  che nasce agli inizi del ‘900.  L’immagine che ho scelto per la locandina, richiama il playbill (libretto di sala) del Musical “ShowBoat”, quello che viene considerato a tutti gli effetti il primo musical della storia, nell’accezione contemporanea del termine.

Inoltre, due grandi musical hanno influenzato la mia formazione: “Cabaret” e “Chicago” entrambi scritti da Kander&Ebb e ambientati tra gli anni ’20 e ’30. Il secondo atto di “Cabaret” si apre con il capodanno del 1929. Allo scoccare della mezzanotte, i personaggi sono pervasi da una insolita euforia che li spinge a pensare che con l’avvento del 1930 qualcosa sarebbe cambiato per sempre nelle loro vite. Sai cosa succede? Nel locale fanno il loro ingresso gli ufficiali dell SS.  E mentre in Germania il fantasma del nazismo faceva la sua comparsa sulle scene mondiali,  in America il 1929 sarebbe entrato nella storia per il tristemente celebre “martedì nero”.  La grande depressione, detta anche crisi del 1929, che sconvolse l’economia mondiale. Il commercio internazionale diminuì considerevolmente, così come i redditi dei lavoratori, il reddito fiscale, e i profitti.

L’economista John Kenneth Galbraith ha individuato almeno cinque fattori di debolezza nell’economia americana responsabili della crisi: cattiva distribuzione del reddito; cattiva gestione delle aziende industriali e finanziarie; cattiva struttura del sistema bancario; eccesso di prestiti a carattere speculativo; errata scienza economica (perseguimento ossessivo del pareggio di bilancio e quindi assenza di intervento statale  considerato un fattore penalizzante per l’economia). Ti ricorda qualcosa?

Gli anni venti sono stati inoltre il palcoscenico di Coco Chanel, che rivoluzionò completamente il modo di intendere e di vivere il costume. Volevo uno spettacolo elegante, raffinato e divertente. A tal proposito ho cercato di ricreare nel primo atto i colori, le sensazioni e le emozioni dei tipici Cabaret dell’epoca, che rappresentarono un punto di incontro e di rideterminazione per i giovani artisti.

Quale è il tuo percorso artistico?

Nasco come artista all’età di 14 anni grazie ai laboratori promossi dal Teatro Stabile di Calabria e tenuti da Lindo Nudo. In seguito a molteplici esperienze sul territorio, mi sono diplomato all’Accademia di Musical della Compagnia della Rancia. Dopo gli studi, ho collaborato con loro per l’allestimento dei musical “Grease” e “Cabaret”. Fondamentale incontro per il percoso artistico professionale è stato quello con Enzo Ruffo, grande artista dal grande spessore  umano. Un vero maestro che ha saputo insegnarmi con pazienza e dedizione il lavoro dell’attore, permettendomi di fare la famosa “gavetta”,  e per questo gliene sarò sempre grato. Il vero punto di svolta l’ha rappresentato il periodo di 4 anni trascorso nella Compagnia Corrado Abbati, con il quale ho avuto l’occasione di essere in scena in tutta Italia per più di 150 repliche all’anno. Con lui ho conosciuto
l’operetta, un genere che amo e che porto nel cuore, troppo spesso sottovalutato e quasi dimenticato.

Grazie a questa esperienza, ho ricoperto il ruolo di amministratore di compagnia, attività che mi ha consentito di addentrarmi notevolmente nel sistema teatrale italiano. Per approdare poi alla fondazione dell’Associazione artistico-culturale NINE Art&Show, nella quale ricopro il ruolo di Direttore Artstico e Regista. Questo spettacolo è il primo di questa nuova e giovane compagnia con la partecipazione di Floriana Lantieri, Francesco Pupa, Ornella Lorenzano, Francesco Sgro, Floriana Mungari, Marta Ventura. Le scene sono di Angelo Gallo e le coreografie di Floriana Lantieri.