Primo Piano »

E’ la creatività, bellezza…Mani Festival, dall’8 aprile a Catanzaro

6 aprile 2017 – 08:36 |

-3 al debutto di Mani Festival, la kermesse che tributa un omaggio all’ingegno e alla creatività made in Italy portando tutti i week end di aprile a Catanzaro in una straordinaria location quale quella del Complesso del San Giovanni, artigiani, …

Leggi tutto »
Home » Teatro, Video

Teatro: Giulio Cesare o del potere della retorica secondo Romeo Castellucci

Scritto da on 14 marzo 2017 – 08:18nessun commento

Torna in scena a vent’anni di distanza dal suo debutto Romeo Castellucci con il suo Giulio Cesare, una delle produzioni più note e applaudite della Societas Raffaello Sanzio, che dal 14 al 16 marzo verrà rappresentata anche al Teatro Auditorium dell’ Università della Calabria. Mercoledì 15 alle h.19.30 lo stesso Castellucci incontra il pubblico insieme a Roberto De Gaetano, Bruno Roberti e Carlo Fanelli.

Uno spettacolo che ha avuto vasta eco anche internazionale, “oggi irripetibile” secondo il regista che lo ripropone in un’edizione ridotta, mettendo in scena, per frammenti, il rapporto tra padri e figli, nella vita castellucci giulio cesarecome nell’arte, nella storie e nella finzione, tra reale e immaginifico. Sul palco si fronteggiano  i discorsi di …vskij e di Marco Antonio, debito evidente a uno dei padri del teatro contemporaneo e alle avanguardie artistiche di inizio ‘900, un endoscopio scende nella cavità laringea mettendo in evidenza il puro corpo del suono di fronte alla fabbrica della parola, che si alimenta dell’armamentario poderoso della retorica. Al centro c’è il linguaggio e la sua compromissione, il suo asservimento alle tecniche della persuasione ,cui sempre più è improntata anche oggi la comunicazione, a partire da quella politica per finire a quella artistica.

Se il monologo di Giulio Cesare è senza suono, surclassato dal frastuono di fondo, allusione alla finzione del teatro, l’orazione funebre di Marco Antonio attorno alla quale si articola tutto il dramma si libera dai possibili significati per diventare puro gesto, pura modulazione vocale, una ferita aperta che rispecchia le ferite inferte al corpo di Cesare, trafitto da ‘bocche mute’.

Si tratta di mettere a nudo il meccanismo e il potere della parola, che diventa in questo caso arma, che viene utilizzata contro qualcuno, contro qualcosa, per ottenere dei risultati. È una parola che ha uno scopo, ha un’intenzione sullo spettatore, ha un’intenzione sul cittadino. Si tratta allora di svelare la tecnica, svelare gli stratagemmi e le strategie della parola. In questo senso si tratta di uno studio sulla retorica. All’epoca era stato fatto anche uno studio su Cicerone, su Quintiliano, sui teorici della retorica….. In questo senso non penso che ci sia differenza rispetto a vent’anni fa o anche rispetto all’epoca dell’antica Roma: siamo perfettamente circondati da un linguaggio retorico, nel momento in cui ci sono messaggi da tutte le parti che sono spesso composti da parole che non sono sincere. Il teatro c’è l’ha come dovere, come compito, il fatto di non essere sincero: perché si occupa di finzione. Il problema sopraggiunge quando la finzione occupa tutti gli spazi della realtà. (R. Castellucci, Intervista a Graziano Graziani, minima&moralia)