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Teatro: Le sorelle Macaluso di Emma Dante

Scritto da on 12 dicembre 2016 – 08:13nessun commento

La programmazione autunnale del Teatro Auditorium dell’Università della Calabria si conclude come meglio non si potrebbe con  Le sorelle Macaluso,  testo e  regia di Emma Dante,  in scena mercoledì 14 dicembre, alle ore 20.30. Ancora uno spettacolo pluripremiato e applaudito da pubblico e critica di mezza Europa, firmato da una delle firme di punta del teatro italiano contemporaneo.

le-sorelle-macaluso_Per Emma Dante la morte non è il culmine, è una presenza quotidiana con cui lei convive”, scrive Rodolfo di Giammarco. Un funerale diventa il pretesto per le sorelle Macaluso per regolare i conti col passato, ma è una resa dei conti speciale, fatta a passi di danza e  con una buona dose di ironia e leggerezza. Loro compaiono in scena stagliandosi nel buio come pupi governati dalla mano di un invisibile puparo,pronte a scendere nel magma incandescente del vulcano che traccia una linea tra ciò che è stato e ciò che sarà.

La famiglia è composta da sette sorelle, Gina, Cetty, Maria, Katia, Lia, Pinuccia e Antonella morta qualche anno fa. Durante la cerimonia le sorelle si fermano a ricordare ad evocare a rinfacciare a sognare a piangere e a ridere della loro storia. È il funerale di una di loro. Nel confine tra qua e là, tra ora e mai più, tra è e fu, i morti sono pronti a portarsi via la defunta. Se ne stanno in bilico su una linea sopra cui combattere ancora, alla maniera dei pupi siciliani, con spade e scudi in mano. Al momento, immagino un controluce, abiti scuri e un cammino. Una famiglia in movimento che entra ed esce dal buio. Vedo un giovane padre apparire alla figlia cinquantenne, una moglie avvinghiata al marito in un eterno amplesso, un uomo fallito anche da morto, vedo i sogni rimasti sospesi tra le ombre e la solitudine e vedo gli estinti stare davanti a noi con disinvoltura. Tutto si ispira al piccolo racconto che mi fece una volta un amico. Sua nonna, nel delirio della malattia, una notte chiamò la figlia urlando. La figlia corse al suo letto e la madre le chiese: “in definitiva io sugnu viva o morta?” La figlia rispose: “viva! Sei viva mamma!” E la madre beffarda rispose: see viva! Avi ca sugnu morta e ‘un mi dicìti niente p’un fàrimi scantàri. (sì, viva! Io sono morta da un pezzo e voi non me lo dite per non spaventarmi.) (Emma Dante)

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Al centro dello spettacolo,  prodotto dal Teatro Stabile di Napoli, Théâtre National Bruxelles, Festival d’Avignon,

Folkteatern Göteborg, in collaborazione con Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale, gli elementi comuni al teatro di Emma Dante: una scenografia spogliaseguendo la lezione di Kantor e Grotowski, l’esperienza del male, dato e ricevuto,  l’incessante lavoro sul corpo dell’attore e sulla sua carne. E il racconto corale di un universo femminile quanto mai magmatico e vivo.