Primo Piano »

Arrivederci a presto!

3 aprile 2018 – 09:39 |

Cari amici e amiche, il nostro sito sospende le pubblicazioni.
 
Share

Leggi tutto »
Home » Teatro

Teatro: Pueblo di Ascanio Celestini

Scritto da on 16 febbraio 2018 – 10:22nessun commento

Un bar, un supermercato, un marciapiede, un muretto. Segnano il perimetro entro il quale si muovono poveri cristi, esistenze ai margini delle luci  e dello sfavillio della città. Non serve molto a illuminare queste vite come se ne vedono tante nelle nostre periferie: esodati; licenziati dopo una vita di lavoro e senza poter aspirare a trovarne un altro, perché chi vuoi che lo prenda uno a cinquanta, sessant’anni;

donne che si sottomettono al  giornaliero rituale, quando ancora le ombre della notte non si sono ancora

"Radio Clandestina" di Ascanio Celestini, suono Andrea Pesce

dileguate, dei trasbordi da un autobus all’altro per arrivare negli appartamenti e nei loft tirati a lucido del centro; donne come Domenica che vive in strada non ricorda neanche lei da quanto, aggrappandosi agli scampoli di una vita avara o Valentina, che lavora in un bar per quattro soldi, senza più sogni nè illusioni. Come i ragazzi che trascorrono la giornata tra la piazza e il bar, una puntata al videopoker, poi chissà.

E’ l’universo tratteggiato da Ascanio Celestini, attore, regista, drammaturgo tra i più acclamati dell’ultimo ventennio, in Pueblo, seconda tappa della nuova trilogia inaugurata con Laika, che domenica 18 febbraio farà tappa a Cosenza, al Teatro Cinema Italia, nel cartellone di More, il progetto ideato da Scena Verticale con il Comune di Cosenza, Regione Calabria e MIBACT per l’unica data calabrese.

Celestini racconta da sempre la nostra storia, il fascismo, il secondo conflitto mondiale, la fabbrica, la lotta di classe, i manicomi e poi i giorni nostri, il precariato, il razzismo.  Dietro ci sono le micro-storie quotidiane, della gente qualunque, raccontate in punta di piedi, i gesti spesso ridotti al minimo, la figura PUEBLO1©Piero_Tauro_previewattoriale messa sullo sfondo, di fronte alla necessità del dire, del prestare la voce a chi per definizione voce non ha, a quel ‘mondo offeso’ di cui parlava Elio Vittorini in Conversazioni in Sicilia, alla gente di borgata di Pier Paolo Pasolini, con le loro mutazioni antropologiche.

Celestini si muove sul palcoscenico tra le note della fisarmonica di Gianluca Casadei, cercando di ricucire i fili di una società, quella del nostro Paese, sempre più frammentata, incapace di fare tesoro degli errori del passato. Alla fine quel che resta è la narrazione.

Nella scena finale dell’Amleto, il principe di Danimarca, morente, chiede al fidato Orazio di raccontare a tutti la sua storia.  Giacchè solo il racconto di ciò che è realmente avvenuto continuerà a farlo – e a farci- continuare a vivere, per sempre.

Ed è il fatto che Celestini, in questi ultimi lavori, si ostina a parlare di speranza di quelli che non hanno speranza. Dell’ostinata, umana, faticosa ricerca di una briciola di felicità, di benessere, di gioia in chi proprio non ha più nulla, in chi è ai margini e dovrebbe aver, da tempo, rinunciato a tutto. … I morti, i vivi, i poveri, i sognatori, i disperati, i persi, gli ubriaconi, le feste e i funerali: l’affresco popolare e popolano di Celestini viaggia ben oltre i livelli del melodrammatico o del neorealista, si struttura in un racconto dal ritmo vorticoso, surreale, vibrante, divertente, irriverente. Scarta continuamente, apre e svela, chiude e butta via, mette in fila poesia e turpiloqui, canzoni e parolacce: giullare, si potrebbe dire, o “santo bevitore”, Celestini coglie dettagli della quotidiana tragedia, ne fa brillare la bellezza, ne svela la speranza mai rassegnata, appunto. Così, quando meno te lo aspetti, ti trovi di fronte all’ostinata ricerca della felicità, dei personaggi o degli spettatori, poco importa. E commuove. Allora in quel mare di macerie e di dolori, fa capolino un sorriso, vero e vivo. Ingenuo e speranzoso. Come quello di una bambina fresca, pulita, gli occhi grandi, la vita davanti.(Andrea Porcheddu su glistatigenerali.com)