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Teatro: UNO, navigando tra attese e incertezze del presente

Scritto da on 21 dicembre 2017 – 08:32nessun commento

E’ stato presentato in anteprima il 7 dicembre scorso a Londra, in uno spazio d’eccezione, il The Flyng Dutchman, all’interno del progetto di residenze per giovani artisti The Play Space. Verrà proposto in versione integrale il prossimo 22 dicembre al Teatro Comunale di Catanzaro, ore 21.00 e successivamente in diversi teatri italiani ed europei. Stiamo parlando di UNO, la nuova produzione di SPORA.

 

Spora è un “collettivo di arti performative nato artisti diversi con skills completamente differenti, con l’ obiettivo di fondere danza, teatro, musica, arte cercando di dare vita a uncostantino spora linguaggio unico”.

Un collettivo ad alto tasso creativo che dopo il debutto con il progetto Studio Zero, torna in scena con due atti di 30 minuti, protagonisti Claudio Costantino, Renata Malinconico e Kihako Narisawa, accompagnati dalle musiche elettroniche di Attilio Novellino (vincitore del premio PIARS – Sonic Arts Award nel 2013).

Nel primo, End To End, Claudio Costantino e Renata Malinconico, scenografie di Alessandro Badolato, attraverso la danza, la musica e il teatro, indagano il tema dell’ attesa. Quanto si amplificano le nostre paure e i dubbi esistenziali che vagano nella nostra mente nei momenti di attesa?

Nel secondo, Into The Why, Kihako Narisawa avvalendosi della performance, della danza e dell’arte, riflette sui dubbi e le incertezze che stanno dietro alle nostre forme di comunicazione verbale e non verbale.

Claudio Costantino è un giovane danzatore catanzarese, che ha esordito nel corpo di ballo di Basilea, in Svizzera, dove danza per alcuni tra i più importanti coreografi internazionali, per proseguire al Theater Tanz di Regensburg e oggi da freelance. Renata Malinconico è una attrice che ha lavorato per il teatro, cinema e tv, e, da ultimo,  con Antonio Banderas e Jonathan Rhys-Meyers, in un thriller firmato da Bryan Goodman. Kihako Narisawa, danzatrice, coreografa, visual artist giapponese di fama internazionale, ha collaborato con coreografi del calibro di Stephan Thoss, Jiří KyliánJohan Inger, Ohad Naharin.

Gli abbiamo chiesto di dirci qualcosa in più su questa nuova avventura.

UNO è il nostro secondo esperimento. –ci dicono Claudio e Renata-.
Nell’approccio  al lavoro abbiamo avuto due direzioni differenti.
Per “into the way” Kihako Narysawa ha sperimentato una ricerca che ha chiamato Figurative.
spora danzainto the why” s’interroga su come la nostra personalità e il nostro modo di essere sono influenzati dalle persone che incontriamo, dalle più varie circostanze e dall’ambiente. Un processo a vari livelli, in cui convivono ri-scritture, traduzioni, conoscenza in forma di suoni, parole, slang, gesti e costumi sociali. Come possiamo esprimere la disparità tra idea e parole? Tra linguaggio e espressione artistica?

Per “END TO END” l’idea è nata confrontandoci con i nostri problemi quotidiani. Noi, come molti della nostra generazione, ci troviamo ad affrontare l’oggi con la consapevolezza di un futuro molto incerto. Questo ha creato delle aspettative che ci tengono in uno stato di speranza e attesa allo stesso tempo, che ad un certo punto arrivi una svolta, qualcosa che rivoluzioni questa stasi. Il concetto è quello dell’attesa, concepita in senso metaforico come specchio di se stessi.

Il nostro approccio è quello della ricerca. Una volta stabilita l’idea, il punto d’arrivo è trovare una commistione tra i nostri mestieri e arrivare a far comunicare movimento, suono e parola come un linguaggio solo. Il confronto con gli altri, nella fase di ricerca, è il momento di massima creatività. Questo può da un lato inibire il lavoro, dall’altro renderlo molto più ricco di quanto non sia parlando “la stessa lingua”.

 

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