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Tra rose e cedri concerto di Fabrizio Piepoli a Primavera dei Teatri 2011

Scritto da on 4 giugno 2011 – 08:32nessun commento

Non solo teatro a PdT 2011, ma una sfilza di eventi, incontri, concerti a disposizione del pubblico, accorso a Castrovillari numeroso anche quest’anno.

Giovedì 2 giugno PdT ha ospitato Fabrizio Piepoli, musicista pugliese, componente dei Radicanto, Tabulè ed altri gruppi di spicco sulla scena della world music.

Lo incontriamo a margine della sua esibizione,

Se dovessi darci una definizione di Fabrizio Piepoli?

Fabrizio Piepoli è un musicista che lavora nell’ambito della musica da 20 anni a 360 gradi. Un musicista che inizia con il rock e poi, attraverso la fascinazioni della musica celtica e araba, approda alle sonorità cosiddetto etniche.

Nel corso  degli anni ho sviluppato ricerche nell’ambito essenzialmente del Mediterraneo, nell’area araba e mediorientale, del Libano Siria, Egitto, Giordania…. sino al Fado portoghese.

Un artista che fa musica divertendosi, con lo scopo di divertire gli altri ma anche di trasmettere qualcosa, se ci riesce.

Questo passaggio dalla musica sefardita alla musica tradizionale italiana a quella d’autore ha comunque un file rouge, che è la melodia.

Esatto, è il melos, che vuol dire miele, la dolcezze delle linee melodiche che   intrecciandosi tra loro formano la polifonia, che è il completamento della monodia, della singola voce che canta.

Il melos unisce il canto ai quattro angoli del mondo.

Che si combina con la tua predilezione verso la polifonia.

Studio la polifonia  da molti anni, cantando nei cori dopo di che ho incontrato la musica romana antica, quella pre gregoriana, e di matrice bizantina, che si canta ancora nel mondo greco ortodosso. Dopo di che ho approfondito la polifonia rinascimentale fino al rinascimento e poi il barocco,  dopo di che termina la grande stagione della polifonia.

Ho unito alla polifonia intesa come pluralità di linee melodiche la polifonia intesa come pluralità di voci. Infatti uso tutti miei registri, da quelli di testa al falsetto, a quelli da sopranista e controtenore, registri classici e pop.

La voce quindi usata come strumento al servizio della canzone.

Uno strumento “principe” che con tutti i suoi limiti è fondamento di tutta la musica. Io cerco di usare tutti i materiali magmatici, i fiati, anche i movimenti cordali.

Dalla tradizione ho preso modalità poco ortodosse che mescolo all’uso più attuale della vocalità senza preoccuparmi del giudizio degli altri.

Quello che faccio deve piacere soprattutto a me stesso. Sono affascinato dalla vocalita’ a 360 gradi e voglio usarla cosi’. Rispettando una mia poetica senza restare legato a una poetica impostami dai generi. Potrei fare per esempio Monteverdi cantato alla maniera siriana.

…effettivamente una bellissima commistione, Monteverdi ne sarebbe sicuramente felice. Abbiamo parlato della tua poetica. Parliamo ora di PdT 2mila11, che oggi ti ospita. Che ne pensi di questa rassegna?

Non la conosco molto, non l’ho seguita ma Primavera dei Teatri mi sembra una bella occasione per il sud per la diffusione del teatro di sperimentazione e ricerca, che non va decisamente per la maggiore in Italia in questo momento.

Ma la bellezza salverà il mondo, la musica e il teatro lo faranno, e’ inevitabile…..

Anche questa manifestazione, per come viene vissuta ed organizzata, prima che sul piano tecnico ed artistico è un contributo alla salvezza del genere umano.

E’ l’animo umano che chiede con urgenza di specchiarsi in qualcosa che lo faccia elevare. PdT e’ il luogo libero in cui questo puo’ avvenire più e meglio che in situazioni piu’ “convenzionali”.