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Antonio Ligabue, la tragedia, la visione. Una mostra al Museo del Presente a Rende

5 gennaio 2018 – 11:08 |

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Tragedie antiche e moderne a Primavera dei Teatri 2mila11

Scritto da on 3 giugno 2011 – 07:50nessun commento

La monnezza invade Napoli e brucia, brucia.

I miasmi e i roghi si insinuano nel ventre molle della città in cui si nascondono segreti  inenarrabili e terribili verità.

Una famiglia come tante, un padre, una madre, tre figli, che cela dietro l’apparente normalità una violenza senza fondo. Che tra urla e confessioni svela, come in una sinfonia in crescendo un vizio originale, un’azione orribile che sfocia, infine, nella tragedia.

Frateme, la sesta proposta in cartellone a Primavera dei Teatri 2011, testo e regia di Benedetto Sica, collaborazioni eccellenti con Luca Ronconi, Massimo Castri, Mario Martone, è uno spaccato impietoso su vizi è virtù familiari, sullo sfondo di una società segnata da disagio e omertà.

E la tragedia per eccellenza, l’Orestea eschiliana , è  al centro del secondo spettacolo, Radio Argo, di e con Peppino Mazzotta, su testo di Igor Esposito.

La saga degli Atridi rivive  attraverso le voci di Ifigenia, Egisto, Clitemnestra, Agamennone.

Cinque voci, cinque visioni di una realtà oscura in cui impera un potere mortifero e pervasivo che non sopporta limiti,  che ammette che un figlio sia immolato agli dei, nel cui nome si brandiscono le armi per eseguire una vendetta orribile, che lancia nel vuoto abissale della follia i suoi inconsapevoli servi.

Peppino Mazzotta, con la sua recitazione forte e potente imprime  ai personaggi un pathos ed un vigore inattesi, toccando con ricchezza di registri e una straordinario cromatismo cuore e pancia, avviluppando lo spettatore in una rete di sensazioni ed emozioni che non lascia scampo.

Venerdì 3 giugno, dopo il concerto di Luigi Negroni, PdT 2mila11 propone ben tre spettacoli: Fine, di Rosario Mastrota, Crack Machine, di e con Paolo Mazzarelli e Lino Musella, ed infine Il paese delle ombre, di Maria Teresa Berardelli.