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Andrea Cefaly jr alla scuola di Casorati in mostra a Catanzaro

30 ottobre 2017 – 10:59 |

E’ una mattina tersa e luminosa inusuale per l’inverno torinese quella in cui si incontrano per la prima volta il pittore affermato, amico di Casella e Gobetti, e il giovane arrivato dalla Calabria che ha fatto dell’arte il suo unico …

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Tra manualità, creatività, ingegno e tecnologia, artigiano è bello, soprattutto se è donna

Scritto da on 21 dicembre 2016 – 08:47nessun commento

Ha un sorriso largo e aperto, comunicativo. Sorride Annalisa ricordando quella mattina, appena rientrata da Roma, in cui il vecchio faro di Punta Stilo che svetta sulle coste meridionali dello Jonio e quei mosaici e quei frammenti di cinte murarie, resti di un passato millenario di città fortificate e antichi miti, di guerre e di sangue , di opulenza e bellezza, le erano apparsi come se li avesse visto per la prima volta. Così un pensiero si era incuneato nella mente: perché non tornare alla terra, ai gesti che da secoli sempre eguali come una antica nenia vengono ripetuti da mani esperte, tramandati da padre in figlio, perché non condividerla questa bellezza così bistrattata e che invece è un valore inestimabile.

E’ nata così a Lanterna , 67 ettari di terra all’interno del Parco Archeologico di Kaulon tra uliveti, agrumeti e vigne, dove si pratica agricoltura biologica certificata, si coltivano e si trasformano olio, vino e agrumi, ripercorrendo processi seguiti da centinaia di anni, raccontati ad adulti e piccini in incontri e laboratori.

08_azienda-agricola_peperoncini_a-lanternaMa la bellezza non piace a tutti. Così qualcuno ha pensato bene di appiccare il fuoco a quel piccolo dono divino, distruggendo il lavoro di anni. Annalisa Fiorenza però non si è arresa e ancora una volta (sette attentati in sette anni non sono pochi) ha ricostruito cocciutamente tutto daccapo. Anche grazie all’aiuto dei tanti compagni di strada che si è trovata a fianco, inaspettatamente, come le aziende che aderiscono al GOEL che al cancro dello sfruttamento e della illegalità e alle ‘ndrine risponde con produzioni di qualità buone e pulite, portando avanti l’idea che lo sviluppo di questa terra passi anche dalla creatività e dalla solidarietà. Tra gli amici di Annalisa Fiorenza c’è un gruppo di uomini e donne abituati a (con)trattare quotidianamente con le parole più che con la terra, giornalisti e scrittori calabresi che, coordinati da Nicola Fiorita e da ZoomSud hanno regalato alla Lanterna le loro storie e le hanno raccolto in un libretto intitolato semplicemente Scrittori calabresi per ‘a Lanterna, convinti che “la parola (è) un’arma di ribellione”, come è scritto nei ringraziamenti finali.

In copertina c’è un faro che illumina il cielo stellato e una barchetta di carta e di parole che galleggia leggera sul mare turchino. L’ha realizzata Selene, aka Dudala grafica e illustratrice, che come Annalisa crede nel magico potere della parola, capace di curare i nostri malesseri ma anche di costruire idee e dudalarealizzare i sogni. Magari utilizzando penne grafiche e acquarelli, carta di riso e cartoncino, spago e foto d’epoca.  Dietro c’è un lavoro di ricerca, che va dalla carta (rigorosamente riciclata) ai modelli, che rievocano colorati mandala e temi zen, minareti ottomani, cavalli alati e teste di leone riprodotti nelle case di Locri Epizephiri, e tante frasi ‘motivazionali’.

Lavoriamo ogni giorno per portare avanti faticosamente tutta la filosofia che sta dietro ‘a Lanterna, che è legata alla legalità, al biologico ma soprattutto al cambiamento culturale. Abbiamo unito le forze con Annalisa per portare avanti questo progetto. L’ estate scorsa abbiamo coinvolto alcuni scrittori calabresi in una rassegna, “Coltiviamo la cultura”, chiedendo loro di raccontarci le loro storie. Dopo l’ultimo attentato al nostro fianco a sostenerci abbiamo trovato anche loro insieme al Goel e a una rete di associazioni che ci ha aiutato a ripartire –spiega Selene.

Annalisa e Selene in questi giorni sono tra gli espositori del Mercatino di Natale di Soverato, con il quale le giovani fondatrici di ecoplanner, società di eventi e progettazione sostenibile, sotto l’egida dell’Amministrazione comunale intendono proporre artigianato e handmade di qualità del territorio e le storie dei protagonisti. Qui incontro anche Pia Lommer, donne-impresa-artigianatotedesca di Monaco di Baviera ma calabrese d’adozione dopo aver sposato Antonio, che espone le sue bambole, semplici e tenerissime, interamente fatte a mano, che evocano la tradizione del Nord Europa ma soprattutto la capacità di percorrere la vita con leggerezza ed energia, con spontaneità e curiosità, con coraggio e il sorriso sulle labbra.

Al Mercatino c’è pure Flavia Amato, che si muove a suo agio tra canapa, seta e altri tessuti naturali nel suo laboratorio di Guardavalle (Cz). Anche lei è tornata in Calabria dopo aver fatto esperienza fuori, ottenendo riconoscimenti e visibilità per un progetto coniugato al femminile, votato all’artigianato tessile e all’agricoltura locale, che coniuga processi etici ed ecosostenibili, moda e design di qualità. E’ nata così Malìa Lab, che non è solo un marchio giovane e dinamico ma anche un’idea diversa del made in Italy che punta sul recupero delle tradizioni, usando fibre naturali e vegetali lavorate a mano per produrre capi unici.

Puntano sulla secolare tradizione artigiana del territorio calabrese anche Romina Pace (Le farfalle laboriose) che usa il suo cucito creativo per tirare fuori dalla stoffa gnomi, accessori per la casa e l’abbigliamento, decorazioni; Paola Colacitti, soveratese, che crede da sempre fermamente nell’handmade (che è idea e creatività ma anche tanta fatica) e ha scelto il rame, l’ottone e le pietre dure per creare i gioielli che metterebbe lei stessa;  Letizdonne-impresa-giovanna-fustoia e Max (Lucciole e Lanterne) che decorano a mano legno e terracotta e realizzano gioielli in pietre dure; Giovanna Fusto che produce e imbottiglia, dopo un’attenta selezione, l’olio fruttato delle colline di Borgia e lo porta in Trentino. Sulla creatività e la sapienza delle mani punta Tetty Guerrieri che sa trarre gioielli unici e preziosi dalla materia, senza usare macchine e strumenti: l’ha chiamata L’Arte che si indossa e l’ha esportata fuori dai confini regionali con grande successo.

Ci sono anche le sorelle Mirarchi che dopo aver studiato moda e marketing sono tornate al paesello natio, Sant’Andrea dello Ionio, e al forno di famiglia (Panificio Milano), mettendo creatività e spirito imprenditoriale a gogo per sfornare pane, biscotti, torte, tenendo d’occhio la tradizione gastronomica locale e i gusti dei consumatori;  Maria Gualtieri, che con le sue mani tira fuori dalle camere d’aria veri e propri oggetti di design che si ispirano alla natura e Federica Maria Ciacci, che ha attivato un progetto di impresa sociale insieme a una Onlus romana e alle donne di Arte Mae Artesanato, che si occupano di sartoria e artigianato nella periferia di Rio de Janeiro.

Manualità, artigianalità, creatività, miscelati con marketing, comunicazione web, processi innovativi: è la nuova strada del saper fare del nuovo millennio, nato spesso e volentieri dalla crisi e dalla voglia di mettersi in discussione, di inventarsi un nuovo lavoro, donne-impresaandando alla ricerca dei vecchi saperi e delle tradizioni locali, aggiornati e proiettati in un contesto più ampio, con l’aiuto del web. Puntando insomma sulla cifra identificativa del made in Italy, quel singolare impasto tra lavoro artigiano, che a volte diventa arte pura, e competenze imprenditoriali, rappresentato dalle botteghe artigiane, che oggi si confrontano con le nuove tecnologie per dare vita a prodotti unici, dall’alto contenuto qualitativo e simbolico, in contrapposizione alla dilagante massificazione dei consumi.

Anche questo è sapere, sapere delle mani e sapere concettuale, frutto di una storia millenaria che può dare impulso a un nuovo Rinascimento per il nostro Paese. Un sapere sempre più ricercato e sempre più spesso nelle mani delle donne, soprattutto nel Sud. A loro è dedicato il nostro piccolo Canto di Natale e l’augurio di un felice 2017 per tutti.