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Viaggio nelle feste popolari: ’a Corajisima nel catanzarese

Submitted by on 22 aprile 2011 – 16:43No Comment

Durante il periodo di Quaresima, ciclo dell’anno che va dal mercoledì delle ceneri alla sera del giovedì santo, passeggiando nei vicoli di qualche borgo del Catanzarese non è difficile trovare posta su una finestra o sull’uscio di un vecchio casolare a Corajisima.

Si tratta di una bambola di stoffa nera o bianca, colori del lutto, con alla base un arancia, meglio se selvatica, o una patata nella quale sono conficcate sette penne di gallina corrispondenti alle settimane quaresimali.

La pupazza tiene in mano la rocca e il fuso, secondo la tradizione popolare simboli dell’astinenza, ma anche dello scorrere del tempo.

Ogni domenica che passa, viene  tirata una penna sino ad arrivare al giorno di Pasqua. In passato toccava al più giovane della famiglia strappare l’ultima penna, mentre le campane riprendevano a suonare a festa per annunciare la Resurrezione di Cristo.

A Sambiase (Cz) si usava appendere ad un filo, posto tra una casa e l’altra,  sette pupazze, la conocchia e il fuso, dei rametti, dei cardi secchi e  una sarda salata, per significare il periodo di filatura e di digiuno. 

Le pupazze, che venivano rimosse una domenica dopo l’altra, avevano ciascuna un nome:  Anna, Rebecca, Diana, Lazzara, Susanna, Palma e Santa. 

A Nicastro, sempre nel Lamentino, c’era l’usanza di appendere una sola pupazza vestita da pacchianella in lutto ad un filo steso da un balcone all’altro con una carrucola, in modo che -ogni domenica- la corajisima faceva un passo avanti.

San Floro, Amaroni, Girifalco, Santa Caterina, Badolato, Guardavalle sono solo alcuni dei paesi dove anche quest’anno la Corajisima è sopravvissuta.

Qualche ragazzino che gioca a pallone li vicino non sa cos’è. Non è l’unico. Pochi si incuriosiscono al punto di chiedere di cosa si tratta.

Su un balcone dove puntualmente eravamo abituati a vederla quest’anno non c’è. Un lutto in famiglia ha lasciato riposta la Corajisima nella cassapanca.

Rivedrà la luce il prossimo anno? Ci speriamo.

Alessio Bressi

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